Land Art a Lodi: la Cattedrale Vegetale di Giuliano Mauri

Dopo la passerella di Christo sul lago d’Iseo, nella medievale Lodi, cuore della campagna lombarda bagnata dall’Adda, sta per prendere vita la “Cattedrale vegetale” opera land-art, ultimo progetto dell’artista lodigiano Giuliano Mauri, protagonista indiscusso nel panorama internazionale nel non facile campo dell’arte contemporanea. E’ stato un vero e proprio maestro d’arte che in maniera poetica ed anche utopistica, ha cercato sempre di unire l’arte attraverso l’architettura alla natura e viceversa, usando quanto la natura stessa metteva a disposizione, come alberi, rami, tronchi, corde e materiali deperibili. Facendo vivere le proprie opere nel tempo, portandole a mutare, seguendo il loro ciclo di vita. E’ intervenuto sul paesaggio, in diverse zone del mondo, elaborando i suoi progetti in base alle caratteristiche del luogo e su quanto metteva a disposizione il territorio, cercando con sensibilità, la massima armonia possibile tra l’opera dell’uomo e la natura circostante.

Per la sua cattedrale vegetale, Mauri desiderava un luogo, dove tutti si potessero raccogliere in contemplazione, alla ricerca di loro stessi e di una più profonda armonia con la natura.

Un’opera che è un po’ il testamento spirituale dell’artista che l’ideò dal suo letto d’ospedale e che avrebbe dovuto essere pronta per Expo 2015, ma è slittata a causa di alcuni problemi finanziari e logistici, tra cui il terreno da bonificare, scelto, per volere dello stesso Mauri, nell’alveo dell’Adda, ma in una zona a rischio esondazione. Trova la sua realizzazione solo ora, grazie al patrocinio e all’interessamento della Triennale di Milano con la collaborazione dei figli dello stesso Mauri, cui è affidata la direzione dei lavori, mentre Francesca Regorda, nipote dell’artista, è la curatrice del progetto.

Non è proprio una novità quest’installazione di Mauri, il quale in passato ne aveva già realizzate altre due simili, costruite sempre secondo l’antica arte dell’intreccio, che prevede l’uso di legno flessibile, picchetti, chiodi e corde. Tutti materiali utilizzati secondo le libere e articolate manipolazioni creative del passato, nel rispetto del ciclo naturale delle piante, nascita, rigoglio e marcescenza.

La prima vide la luce nel 2002 in Trentino, presso la Malga Costa a Borgo Valsugana, creata con alberi di carpino. Un’opera che per dimensioni, spazio e forma, ricalca quella di una vera e propria cattedrale gotica con tre navate, formate da ottanta colonne di rami intrecciati, alte dodici metri, uno di diametro, che vanno a modellare una struttura di 82 metri per 15, per un’altezza di 12, che copre un’area di 1.230 metri quadrati. Il tutto per un sito che attira più di 100.000 visitatori l’anno.

L’altra, pensata e iniziata dallo stesso Mauri, ma realizzata postuma dal figlio Roberto nel 2010, si trova nel bergamasco a Oltre il Colle, nel Parco dell’Orobie nei pressi del Pizzo Arera, circondata da una cortina naturale di alberi e boschi. Un’opera articolata, che forma una vera e propria cattedrale, a 5 navate e 42 colonne per altrettante piante di faggio, costruita con 1.800 pali di abete, 600 rami di castagno, 6 mila metri di rami di nocciolo, tenuti insieme solo da legno flessibile, picchetti, chiodi e corde.

Spettacolari entrambe le realizzazioni nei passaggi estivi, cui si aggiunge la magia in quelli invernali, sotto la neve.

L’opera lodigiana verrà realizzata invece con alberi di querce e vedrà la luce lungo le rive dell’Adda, a fianco della ciclabile che scorre sull’argine, proprio appena fuori il centro storico, a un passo da dove fino a pochi mesi fa si trovavano i resti di una fabbrica in disuso.

E’ stato costruito appositamente un enorme terrapieno su cui poggerà l’opera di Mauri, innalzandola al livello dell’argine, in modo da proteggerla da alluvioni anche disastrose, come quella del novembre 2002 che aveva devastato tutta la zona.

Lo “scheletro” dell’istallazione sarà formato da 108 colonne di legno alte 18 metri, che ospiteranno e guideranno la crescita di altrettante querce. In 20 anni di crescita si libereranno poi, via via, dalle gabbie lignee del sostegno e formeranno una cattedrale naturale lunga 72 metri e larga oltre 22, per una superficie totale di 1.618 metri quadri, cioè più grande di quelle realizzate in precedenza.

A ottobre il cantiere finirà e non ci sarà che da aspettare di veder crescere le piante, curandole.

Intanto l’opera di Mauri ha già ricevuto elogi e critiche, come quella legata al costo dell’opera, circa 355mila euro, che verrà erogato dalla Regione Lombardia e da sponsor privati “Il Comune non ha speso un euro per quest’opera che diventerà la maggiore attrazione artistica della città”, disse il sindaco di Lodi Simone Uggetti.

Nato a Lodi Vecchia nel 1938, Mauri ha sempre vissuto visceralmente il rapporto tra arte e natura, unito a un forte legame al suo territorio.

Iniziò a lavorare a 10 anni come garzone di un panettiere, approcciandosi all’arte dipingendo cartelloni pubblicitari per il cinema locale, per poi nel 1951 trasferirsi a Milano.

Dopo essersi sposato nel 1959, torna a vivere a Lodi, dove gestisce un laboratorio di pasta fresca. A metà degli anni Sessanta prende a frequentare i circoli artistici di Milano, come quelli legati al movimento italiano della poesia militante, con una grande attenzione verso l’ambiente politico e sociale.

Mauri dal 1974 inizia a proporre i suoi video e le performance fotografiche su interventi ambientali nei campi del lodigiano in molte gallerie italiane, come Galleria Il Gelso a Lodi, Galleria La Chiocciola a Padova, Galleria 72 a Bergamo, Studio Valloto a Bassano del Grappa e Galleria Teselli a Milano.

Nel 1976 prende parte alla Biennale di Venezia, su invito di Enrico Crispolti, commissario della sezione italiana “Giardini del Castello” e nel 1978 lavora all’enorme Gioco dell’oca nella Galleria di Arte Moderna di Bologna, nel contesto della mostra Metafisica del quotidiano.

Con l’inizio degli anni Ottanta, Mauri si definisce uno scultore dell’arte nella natura e presenta il progetto Mulini a vento, una serie di strutture completamente inutili, con pale che girano per l’azione di un vento inesistente e mulini che non producono luce e nemmeno macinano grano.

Nel 1981 il critico d’arte Vittorio Fagone, pubblica una monografia su Giuliano Mauri, edita da Prearo, per la sua esposizione individuale nello Studio Ennesse a Milano, definendolo “Tessitore del bosco”.

Mauri nel 1982 propone la “Scala del Paradiso”, di 140 metri di lunghezza per 10 di altezza sopra il fiume Adda, formata da una serie di rami conficcati nel terreno, che si uniscono agli estremi con semplici legature di spago. Quindi il “Bosco sull’isola” alla sorgente del Tormo, nel Lodigiano.

Nel 1984 l’artista lancia la serie degli “Altari Vegetali” sui bordi del fiume Adda a Lodi che secondo Mauri sono “tessuti con rami vivi” che ha realizzato per la necessità poetica di contribuire a quello che la natura continua a scolpire.

Partecipa per la prima volta a ‘Milanopoesia’ nel 1985, presentando il lavoro “Accampamento padano” e nello stesso anno a Sassello, nelle alture sopra Savona, costruisce “La casa dell’Uomo”. L’anno successivo realizza “La terra del cielo” nell’antica chiesa di San Carpoforo a Milano. Nel catalogo, Vittorio Fagone definisce quest’arte come ‘in natura’ nel senso pieno del termine. Nel 1988 viene inaugurata l’esposizione “Giuliano Mauri: La terra del cielo”, nel Centro Internazionale di Brera.

Nel biennio 1991-92, Mauri lavora alla serie dei Nidi, partendo da Monteciccardo, in provincia di Pesaro, una sequenza di opere di cui fanno parte anche “Il Campo di Duecento Pertiche” e “L’albero dei Cento Nidi”, realizzate nel lodigiano.

A Tranekaer in Danimarca, costruisce “Arpa Eolica” per il ‘Progetto Tikon’. Un’opera viva di 15 metri d’altezza, formata coni che ricordano i covoni che una volta i contadini lombardi, per far essiccare il grano. I sei coni, sovrapposti secondo un andamento elicoidale, sono realizzati con bastoni di potatura. Il vento del Nord che soffia il parco, riesce a scuotere i bastoni producendo un suono profondo in sintonia con l’ambiente.

Nel giugno 1993 partecipa al “Simposio Art in Nature” di Hannover. A Chicago viene invitato a “Athenaeum”-Museo dell’Architettura e del Design.

Nello stesso periodo a Cottbus, vicino a Dresda, realizza il primo abbozzo di quelle che saranno poi le sue “Cattedrali vegetali”.

L’artista nel 1995 realizza ad Arcidosso, sul monte Amiata, la “Spirale Vegetale”, un’opera in memoria di Davide Lazzaretti, mistico toscano dell’800.

Nel 1997 la galleria di Arte moderna di Bergamo propone l’esposizione di progetti, foto, disegni che esaltano il lavoro di Giuliano Mauri nella natura. L’anno seguente partecipa a “European Art and Nature Triennial” al Castello di Dragsholm, Danimarca. E nel 1999 crea le ‘Impronte’, per il Stour Valley Art Project a King’s Wood, Challock nel Kent in Inghilterra.

Del 2001 è l’opera “Osservatori estimativi” realizzata tra Gorliz in Germania, e Zgorzelec, in Polonia. Due città dirimpettaie, situate lungo la riva del fiume Neysa, che segna il confine naturale tra le due nazioni. Terra di frontiera in passato al centro di guerre e con i due popoli contrapposti.

Nello stesso anno oltre alla “Cattedrale Vegetale” di Borgo Valsugana, realizza nello sferisterio di Macerata, per Claudio Abbado, la scenografia della “Norma”.

Nel 2003, davanti alla Triennale di Milano espone “La sfera Zenobia” costruita per la mostra dedicata al romanzo di Calvino “Le città invisibili”  realizzata con quattromila rami di castagno intrecciati. Nel 2004, realizza a Gallarate la “Passerella di gelsomini sul fiume perduto”. Un’opera di riqualificazione ambientale, in un angolo perso della città, via Rusnati angolo via Seprio, su un ponticello liberty abbandonato dell’Arnetta, ricoperto con legno e piante di gelsomini. Opera ormai andata persa per il crescere delle piante, ma i bozzetti e le immagini sono conservate presso il museo Ma.Ga.

Nel 2005 viene celebrata la Mostra nazionale di Architettura del Paesaggio, che fa parte delle attività del Buga a Monaco di Baviera, dove Mauri prende parte con l’opera “Spirale per coltivare il cielo”, costruzione con una base di 25 metri, 30 di altezza e 350 di percorso in salita.

Nel 2006 costruisce la provocatoria “Voliera per umani”, nella valle dei Sospiri del Parco di Monza. Una grande cupola di 20 metri, costituita da tronchi intrecciati, che terminano al centro con un pilastro cavo chiamato “cuore delle cerimonie”, concepito appositamente per lo spazio monzese ed eseguito esclusivamente con materiali raccolti nel parco come legni di castagno, nocciolo, olmo e faggio.

Del 2008 sono le sue ultime opere come l’Anfiteatro della val di Bisenzio presso Cantagallo, nell’appennino pratese. E il meraviglioso “Ponte vegetale” presso il Castello di Padernello in provincia di Brescia. Un’opera che vede l’unione di due ponti di 30 e 50 metri, che danno un aspetto fantasmagorico all’ambiente circostante con il loro intreccio di rami, fronde e foglie.

Giuliano Mauri, da tempo in dialisi, si spegne nella sua Lodi nel 2009, a 71 anni.

Pubblicato su http://www.labissa.com 

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