Pavia sotto il sole d’agosto

Pavia se ne sta lì, tra la Lomellina e il Milanese, carica di storia, dai Celti, ai Romani, ai Longobardi, tutti hanno lasciato un’impronta.

Arrivo da sud, dalla verdissima Lomellina, lasciandomi alle spalle risaie e campi di mais.

Per entrare in città bisogna oltrepassare il Ticino, il fiume azzurro che tanto fascino regala a questa città. Se si passa dal Borgo, la parte della città che sta di qua del fiume, si arriva all’imbocco del Ponte Coperto.

Voglio fermarmi, godermelo un po’ e attraversarlo a piedi anche solo per un tratto.

Alla mia sinistra la statua della lavandaia, rivolgo un sorriso, a una vecchia amica che ricorda come un tempo, le donne venivano a lavare qui, sulla riva del fiume.

E’ un ponte speciale, attraversandolo si ha l’impressione di affacciarsi a enormi finestre che offrono ampie vedute sulla città, a destra il Ponte dell’Impero e a sinistra, in fondo, l’Idroscalo, scheletro vivente di un passato durante il quale Pavia era una tappa fondamentale per gli idrovolanti sulla rotta verso Venezia e Trieste.

Il Ponte Coperto non è quello originale, edificato nel 1351-1354, distrutto dai bombardamenti durante la seconda guerra mondiale, ma la ricostruzione del dopoguerra edificata non molto distante da quello precedente.

Sul lato destro si possono vedere i due monconi del ponte antico, ora balconate panoramiche e quando il fiume è in magra si possono intravvedere alcune rovine delle fondamenta dei piloni.

In questa calda, ma ventilata mattina d’agosto, il fiume è percorso da diverse imbarcazioni, a motore e a remi; sul lato della città l’Imbarcadero, bar/ristorante galleggiante, salvato dalla demolizione, offre un’insolita location per la colazione.

Lascio il ponte alle mie spalle e facilmente, nella città un po’ vuota, trovo parcheggio.

Sul lungo Ticino, si possono ancora vedere resti delle Porte che facevano parte delle mura antiche.

Attraversando Piazza Berengario, un nome che molto dice, arrivo lateralmente alla Basilica di San Michele uno dei più famosi esempi di stile romanico lombardo; venne costruita nel periodo Longobardo, poi distrutta da un incendio nel 1004, la costruzione attuale risale alla fine del XI secolo.

La parte inferiore della facciata è decorata con sculture di arenaria, materiale che nel tempo ha subito seri danni, ora al centro di un lungo e minuzioso restauro, a cura dell’assocazione Il Bel San Michele.

Passando poi per Corso Garibaldi, entro in Strada Nuova, la via che collega il Ponte Coperto al Castello Visconteo. Sulla via, tra le vetrine dei negozi, si aprono cortili e cancelli, piccole viette che raccontano di giardini nascosti, di balconi fioriti, di mura antiche.

A un certo punto, svoltando a destra compare il Duomo della città.

Dalla pianta ottagonale, venne edificato dal 1488 prima sotto la direzione dell’architetto Cristoforo Rocchi, poi sostituito da Giovanni Antonio Amadeo e da Gian Giacomo Dolcebuono.

La costruzione della cattedrale finì solo nel 1898, quando la facciata e la cupola furono completate secondo il progetto originale dell’Amadeo, la cupola è la terza in Italia per grandezza. Nel duomo sono conservate le spoglie di San Siro, primo vescovo di Pavia.

Accanto al Duomo c’era la Torre Civica, citata nei documenti fin dal 1330, poi innalzata nel 1583 da Pellegrino Tibaldi e crollata il 17 marzo 1989.

Ritorno verso il centro e incontro piazza della Vittoria, cuore della città, un tempo chiamata Piazza Grande. Qui sotto lo sguardo del Palazzo del Broletto, sede di mostre o convegni, mi fermo in uno degli innumerevoli caffè che sotto i grandi ombrelloni bianchi offrono un po’ di refrigerio e stuzzicanti aperitivi.

Ritornando su Strada Nuova a sinistra il n. 65, sede Centrale dell’Università di Pavia, la sede storica, dove in realtà sono ospitate solo una parte delle facoltà, le umanistiche, le più antiche.

Sono particolarmente legata a questo posto, lo amo a prescindere.

Entro dal portone principale, sempre aperto.

In questa domenica d’agosto un silenzio quasi irreale, un vuoto inusuale per un posto sempre pieno di ragazzi….eppure me lo gusto lo stesso.

Qui ho passato tante ore, giorni, mesi…..non tutto è stato facile, ma mi è piaciuto sempre.

Quasi nostalgia…..

L’università si apre in una serie di chiostri, in fondo l’apertura che porta all’Aula dei Quattrocento da una parte e all’Aula Magna dall’altra, in fondo le tre torri che sovrastano il cortile Teresiano.

La cultura pavese ha qui il suo cuore.

L’attuale edificio centrale dell’Università venne costruito per ordine di Ludovico il Moro nel 1490.

Nella biblioteca del complesso sono conservate alcune ceneri di Cristoforo Colombo, che studiò a Pavia, mentre Alessandro Volta fece qui i suoi primi esperimenti con l’elettricità.

Moltissimi sono i collegi e le residenze studentesche pavesi, in gran parte di costruzione moderna e gestiti dall’ISU.

In particolare il Collegio Borromeo, fondato da San Carlo Borromeo nel 1563 e il Collegio Ghislieri, fondato da Papa Pio V nel 1569, entrambi gestiti da religiosi, avevano lo scopo di ospitare studenti poveri di mezzi e ricchi d’intelletto.

Esco dal portone principale e in fondo in Strada Nuova mi viene incontro il Castello Visconteo, che venne costruito nel 1360 da Galeazzo II Visconti.

Un tempo il parco del castello arrivava fino alla Certosa di Pavia, ma oggi parte del territorio del parco non è più collegato al castello, ed è diventato il Parco della Vernavola.

Il castello ospita il museo civico, durante l’anno è sempre palcoscenico di mostre importanti, dall’indimenticabile Monet al prossimo Guttuso.

Vicino al Castello, nell’omonima piazza, arrivo a San Pietro in Ciel d’Oro, chiesa che venne edificata per la prima volta verso il VI secolo, anche se quella attuale risale al 1132.

La facciata, la cupola e il pavimento a mosaico somigliano molto a quelle di San Michele Maggiore, mentre l’’esterno è decorato con piastrelle di maiolica.

All’interno si trova la tomba del re longobardo Liutprando, le cui ossa furono scoperte nel 1896, oltre alle reliquie di Sant’Agostino, conservate nella preziosissima arca.

Potrei girellare ancora per ore in questa bellissima Pavia. Manufatti romani, mura spagnole, targhe a non finire che raccontano storie particolari, piccole vie che mi sorprendo a scoprire….

Però è caldissima oggi questa mia città, un bel gelato alla frutta, seduta in uno delle innumerevoli gelatiere della città, uno sguardo alle vie davvero quasi deserte ….

Arrivederci Pavia!

Pubblicato su: http://www.labissa.com 

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