Io, a Viganella, ci sono andata

La Lomellina oggi si è svegliata non molto fredda, ma  piovosa, quasi buia, una giornata delle meno adatte a una gita.

Ma, nonostante queste premesse davvero poco incoraggianti,  un po’ la curiosità, un po’ l’innamoramento per un borgo di nome Viganella, io questa mattina ci sono andata…

Un po’ lontano, circa 160 km, sotto una pioggia a tratti lieve a tratti quasi violenta, l’autostrada verso Gravellona Toce quasi deserta.

Intanto lasciandomi alle spalle il paesaggio piatto  e uniforme della pianura pavese e poi vercellese, si sono delineate in lontananza  le colline, le montagne , la cima un po’ nascosta dalle nuvole o forse da una foschia, quasi ovatta grigia, leggera, in movimento.

Anche il lago Maggiore, di solito così azzurro,mi sembrava quasi imbronciato.

Ma quando ho lasciato la superstrada per dirigermi verso Villadossola, il paesaggio è cambiato, mi sono trovata a percorrere piccole stradine che attraversano i borghi attorniate da casette colorate, chiese campagnole con campanili da presepe, edicole votive. Devo dire che quando ho visto il cartello Viganella ho tirato un sospiro, ero arrivata.

Forse non era l’ora giusta, quasi mezzogiorno, o forse si. Il borgo era deserto, certo vedevo  le luci dentro le case, ma forse proprio l’assenza di spettatori me l’ha fatto gustare come un quadro dipinto solo per me.

La chiesa era chiusa, ma davanti all’ingresso era già pronto l’albero per la Pescia del pomeriggio e ho potuto ammirare la Via Crucis affrescata  sulle pareti esterne, ho subito notato due meridiane, di cui una sulla chiesa.

Ma è stato l’insieme  del posto a colpirmi, le casette piccole, vicine vicine, alcune recenti, altre ristrutturate, altre ancora solo in pietra, eppure sembravano tenersi su le une con le altre, quasi a braccetto. Piccole scale di pietra s’intravedevano tra una casa e l’altra, come passaggi privilegiati.

E in alto, su  un lato della montagna,  lo specchio che ha reso Viganella famosa, lo specchio che le regala il sole d’inverno, quel sole che oggi non c’ era, ma che ormai è tornato ad illuminarla.

Devo confessare che non avevo idea che fosse posizionato così alto rispetto al paese.

Se non fosse per lo specchio, le auto e qualche parabola sui tetti, sembrerebbe davvero che qui qualcuno abbia dimenticato di girare le pagine del calendario, che la vita abbia ritmi più dolci, più lenti, forse più sereni, come entrare in una valle a fine Ottocento.

 

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