Fausto Coppi, la leggenda dell’Airone

Al via la centesima edizione del Giro d’Italia. Il ricordo vola al più grande campione del ciclismo, l’Airone, Fausto Coppi, Il Campionissimo, sempre in vetta alle classifiche tra gli sportivi più amati di tutti i tempi.

Una storia umana e sportiva quella di Coppi, che si dipana proprio a tappe per tutta l’Insubria, come se fosse un Giro o un Tour, toccando gli angoli più estremi della regione. Dalle colline di Quarna Sotto, 800 metri d’altezza sul Lago d’Orta, a una decina chilometri da Omegna, paese d’origine della famiglia, per arrivare alla natia Castellania sui colli tortonesi. Passando per Milano, Legnano, Busto Arsizio, il Lago Maggiore, Varese, Varano Borghi e Lugano, tracciando quasi una linea retta. Non solo luoghi ma soprattutto persone, che hanno segnato i momenti principali della sua carriera e della vita privata.

Uomo dai modi semplici, educato ed elegante, timido, per non dire schivo, con un qualcosa di malinconico, ma che emanava carisma. Fisico asciutto, nervoso, slanciato col viso segnato dalla fatica e dalle privazioni del tempo ma illuminato da due occhi magnetici, seppe infiammare l’Italia dell’immediato secondo dopoguerra, non solo per i suoi successi, le sue imprese, per la sua leggendaria rivalità sportiva con Gino Bartali, ma anche per la sua complicata vita sentimentale, che lo rese anche uno dei primi personaggi al centro del gossip.

Amatissimo dai suoi compagni di squadra, molti dei quali proprio dei colli tortonesi, pronti a tutto per lui. Rispettato e benvoluto anche dagli avversari.

Un campione, bersagliato dalla sfortuna, una vita che è stata un vero su e giù come in una tappa di montagna, dolomitica. Atleta fuori norma, anche fisicamente con una capacità polmonare superiore alla media con i suoi 7 litri, cui univa anche la bradicardia da 44 battiti al minuto e una tiroide che funzionava leggermente in eccesso. Nato per stare in bicicletta, con quel suo fisico affusolato e particolare che lo portava a saldarsi perfettamente al mezzo, dandogli un’eleganza unica. Il primo a fare l’accoppiata Giro-Tour, il primo a studiare anche un approccio scientifico-dietetico per il ciclismo.

Una carriera senza confronti, pur spezzata per cinque anni dalla guerra, che rimane ineguagliabile, anche per il perfezionismo e per la selezione degli obiettivi del ciclismo moderno.

Un Campionato del mondo su strada, primato mondiale dell’ora senza allenatori, due titoli mondiali dell’inseguimento, cinque Giri d’Italia, due Tour de France, cinque Giri di Lombardia, tre Milano- Sanremo, Parigi-Roubaix, Freccia Vallone, cinque campionati italiani dell’inseguimento, tre titoli della strada, due GP delle Nazioni, tre Giri di Romagna, dell’Emilia, del Veneto, tre volte la Tre Valli Varesine, il Trofeo Baracchi. Tappe al Giro e al Tour. Complessivamente Coppi vinse 122 corse, indossò la maglia rosa per 31 giorni e la maglia gialla del Tour per 19.

Con “Il Grande Torino”, è stato il simbolo della rinascita italiana dalle macerie della guerra.

Il cantore radiofonico fu Mario Ferretti. Il marchio di fabbrica delle imprese coppiane è proprio il suo: “Un uomo solo al comando, la sua maglia è bianco-celeste, il suo nome è Fausto Coppi”. E’ l’apertura del collegamento radiofonico della mitica tappa “Cuneo-Pinerolo” del Giro d’Italia del 1949, dove Coppi, segnò una delle imprese più memorabili della storia del ciclismo.

Quello sulla carta stampata fu invece il milanese Orio Vergani, uno dei più importanti giornalisti italiani, che per lui scrisse l’ode funebre, con l’incipit: “Il grande airone ha chiuso le ali…” E fu uno dei primi a comprenderne la forza e le qualità già all’inizio nel Giro del 1940, quando era praticamente uno sconosciuto.

Di Coppi scrisse anche un infervorato Dino Buzzati: “Se tu capitolassi, non solo un periodo dello sport, un capitolo del costume umano sarà finito.”

Pagine leggendarie, vergate anche da Indro Montanelli, Alfonso Gatto, Bruno Roghi, Giorgio Fattori, Vasco Pratolini e Gianni Brera. Dove magari a seguito dell’impresa sportiva, epica, si calcava un po’ con la retorica, ma a tratti giustificata dall’esaltazione data dal campione in un periodo particolarmente difficile. Per i tifosi era molto più semplicemente “Il Fausto”, che diventava “Fostò” in Francia.

Coppi nacque il 15 settembre 1919 a Castellania, poco più che una manciata di case isolate, sospese a mezzacosta sull’appennino ligure – piemontese, tra Tortona e Novi Ligure, quarto figlio, dopo Maria, Livio e Dina, dei contadini Domenico e Angiolina Boveri, trasferitesi pochi anni prima dal Lago d’Orta. Quattro anni dopo la sua nascita, arrivò Serse, molto simile nel fisico, nel viso e nel carattere al fratello maggiore cui sarà legatissimo.

Infanzia vissuta tra la scuola, poco amata, il lavoro nei campi dei genitori a coltivare frutta, uva e grano; la domenica e i giorni di festa a fare il chierichetto. A tredici anni inizia a lavorare come garzone nella salumeria Merlano a Novi Ligure, dove effettua consegne in bicicletta; non può chiedere di meglio, assecondando la sua passione, va su e giù per i colli tortonesi. A quindici anni, con i soldi donati dallo zio marinaio di ritorno dal Golfo Persico, può comprare una bicicletta Maino da 520 lire al negozio Bovone a Novi e cominciare a partecipare alle prime corse non ufficiali. Nel periodo Coppi conobbe Biagio Cavanna, massaggiatore cieco, ex-pugile, che si era già conquistato una buona fama come allenatore e che lo accompagnerà per tutta la carriera come fido consigliere. È lui per primo a intravedere le possibilità del giovane Coppi di diventare un campione. Cavanna, il famoso massaggiatore-allenatore di Costante Girardengo e di Learco Guerra, lo ammette alla sua scuola di giovani corridori da poco aperta a Pozzolo Formiamo.

Fausto Coppi, disputa la sua prima gara ufficiale il 1º luglio del 1937, da non tesserato, sul circuito della Boffalora (Castellania-Sarezzano-Tortona-Villalvernia-Castellania), ma è costretto al ritiro per una foratura.

Lavorando da macellaio, riesce a procurarsi 600 lire, per una nuova bicicletta, una Prina realizzatagli su misura da un ciclista di Asti. Con il nuovo mezzo centra finalmente la sua prima vittoria nel luglio del 1938, da dilettante, sul circuito di Castelletto d’Orba.

Il 9 aprile 1939, debutta nelle gare per professionisti, correndo il Giro della Toscana come indipendente, ma è costretto al ritiro per un incidente meccanico. E’ il primo incontro ravvicinato con Bartali.

Il 28 maggio partecipa alla Coppa Città di Pavia, Cavanna scrive un biglietto a Rossignoli, l’eroe dei primi Giri, che è tra gli organizzatori: “Ti mando due miei allievi. Coppi vincerà il primo premio, Bergaglio farà quello che potrà. Osserva bene Coppi. Assomiglia a Binda”. Quel giorno Fausto arriva solo al traguardo.

Il 4 giugno è la volta della prima gara importante, il Giro del Piemonte con il primo incontro con l’avversario di sempre, Gino Bartali. Biagio Cavanna suggerisce a Pavesi, direttore sportivo della Legnano, una delle squadre più quotate del tempo, di tenere d’occhio l’esordiente Fausto. Coppi durante la gara seguono tutti i consigli di Cavanna e arriva terzo, dietro Bartali, fermato al momento della fuga decisiva solo da un salto della catena. Pavesi rimane comunque entusiasta e lo ingaggia subito nella sua squadra: Fausto Coppi inizia così la sua carriera da professionista nella Legnano, proprio con Bartali, di cui sarà gregario. Ingaggio 700 lire del tempo.

Il 14 agosto 1939, inizierà il suo sempre più stretto rapporto con il varesotto. Quel giorno Coppi partecipa e vince alla Tre Valli Varesine per corridori indipendenti, corsa in sostituzione della gara del Campionato del Mondo, che si doveva svolgere proprio a Varese, poi cancellato per la complicata situazione internazionale. Coppi andò in fuga sulla Grantola e arrivò all’Ippodromo delle Bettole con quasi 7 minuti di vantaggio. Come premio, ricevette i complimenti in persona di Girardengo, un tubolare, promessogli il giorno precedente la gara da Lorenzo Bronzi, titolare di un negozio di bici “Ganna”. Il mazzo di fiori della vittoria, lo portò il giorno dopo nella chiesetta di Castellania, come omaggio alla Madonna.

Il 17 maggio 1940, da Piazzale Velazquez a Milano, prende il via la 28esima edizione del Giro d’Italia. E con essa ufficialmente la leggenda coppiana. Il ventenne Fausto, parte come gregario di Bartali, già campione affermato e gran favorito. Ma durante la corsa i ruoli s’invertono.

Nella tappa dell’Abetone, Coppi compie un capolavoro sotto acqua, grandine e freddo. Alla fine della gara Fausto Coppi arrivò a Milano in Maglia Rosa con 2’40” sul secondo arrivato e 45’09” su Gino Bartali. Coppi è il vincitore più giovane della storia del giro, ma il giorno dopo, il 10 Giugno 1940, per l’Italia iniziò la seconda guerra mondiale. Primo segno delle avversità, a tratti feroci che colpiranno Coppi. Fu richiamato alle armi e assegnato al 38° Reggimento fanteria (divisione Ravenna) di stanza a Tortona. Mentre è sotto le armi, il 30 giugno Coppi diventa campione italiano d’inseguimento al Vigorelli. Il 15 Settembre 1940, Fausto Coppi con la maglia della Legnano, partecipa alla classica legnanese, Coppa Bernocchi. Una data che segnerà per certi versi il futuro del campione. E qui infatti che conosce e stringe amicizia con il velocista Luigi Casola da Busto Arsizio. Sarà poi uno dei suoi più fedeli gregari. Milano ancora città simbolo per Coppi, con la conquista del secondo titolo d’inseguimento al Vigorelli.

Il 31 agosto 1941, Coppi scrisse per la prima volta il proprio nome nel libro d’oro della Tre Valli Varesine, dopo l’edizione sostitutiva di due anni prima. Staccò tutti sulla salita di Viggiù e giunse allo stadio di Masnago con 3 minuti di vantaggio su Bizzi, Bartali, Canavesi e Vicini.

Il 21 giugno 1942, si laurea per la prima volta campione italiano su strada imponendosi allo sprint. Solo pochi giorni dopo, però, è vittima di una caduta in allenamento al velodromo Vigorelli di Milano, dove si procura la frattura della clavicola. Rimessosi dall’infortunio conquista il titolo d’inseguimento, il 7 Novembre del 42, sempre al Vigorelli, Fausto Coppi, nonostante una preparazione non al meglio, stabilisce il nuovo record dell’ora su pista. Un risultato che però non gli diede l’immunità dalla guerra, come per altri atleti del tempo ed è il destino nuovamente a presentagli il conto, perchè il giorno successivo gli Alleati, sbarcano in Nord Africa.

Nel marzo del 1943 il suo reggimento partì per la Tunisia, dove Fausto, con il grado di caporale, venne fatto prigioniero dagli inglesi vicino a Capo Bon e il 17 maggio 1943 fu internato a Megez el Bab, quindi trasferito al campo di concentramento di Blida, nei pressi di Algeri. Il 1 febbraio 1945 Coppi, in qualità di automobilista aggregato alla RAF, rientrò nel sud Italia sotto il controllo degli Alleati e venne assegnato come autista al tenente Towell. Al termine della guerra tornato in Piemonte, Coppi ritrovò la fidanzata Bruna Ciampolini, conosciuta nel 1940, durante i suoi allenamenti sulle strade intorno a Castellania. Bruna al tempo del loro incontro ha diciotto anni, viene da Sestri Ponente, e si era trasferita a Villarvernia per sfuggire ai rischi di bombardamento della sua città. I due si sposano nella basilica dell’Assunta di Sestri Ponente il 22 novembre del 1945. Un rapporto che si deteriorà poi lentamente negli anni. Coppi va a vivere proprio lì, i suoi allenamenti prevedono sparate verso Varazze, poi verso il Turchino o l’imperiese, magari fino alla Costa Azzurra.

La stagione ciclistica del 1946, vede Fausto Coppi, passare alla Bianchi, la squadra della famosa fabbrica di biciclette, caratterizzata dalla maglia biancoceleste con cui rimase fino alla fine, dando vita a un leggendario binomio con la casa ciclistica milanese.

Contemporaneamente apre il suo stretto, intenso ma sempre discreto rapporto con Busto Arsizio, che terminerà solo con la sua scomparsa. Il Campionissimo era stato infatti tesserato per il Velo Club Bustese, perchè per motivi regolamentari ai tempi, non bastava far parte di una squadra sponsorizzata, ma occorreva essere affiliati all’Unione Velocipedistica Italiana. Bustocco era infatti il suo gregario Luigi Casola, e legherà con Ambrogio Celora, corridore negli anni ‘20 e presidente del Velo Club. Il figlio di Celora, Luigi, conserverà gelosamente tutti i ricordi, costruendo un museo privato che apriva ogni anno il 2 gennaio.

L’Albergo Pavone di Busto Arsizio, divenne poi per molti anni la sua base d’appoggio, Malpensa di lì a poco sarà comodissima. Poco lontano c’è Cittiglio casa di Alfredo Binda, Comissario Tecnico della Nazionale, che con lui dividerà anche il record di giri d’Italia vinti, cinque. Con Casola era spesso a Ispra, dove partiva anche per gli allenamenti. Coppi poi partiva per le amatissime battute di caccia nelle colline sul Ticino o nel varesotto.

A ulteriore testimonianza del rapporto stretto con Busto Arsizio, il 4 Luglio 1948, tenne una gara-esibizione gratuita allo stadio comunale, gremito per l’occasione in ordine di posto, con gente arrampicata ovunque, anche sui rami dei platani all’esterno.

La presenza sul territorio lo portò più volte a tornare anche nella vicina Legnano, dove corse diverse volte la Coppa Bernocchi, vicendo l’edizione del 1954, quella a cronometro, conquistando un secondo posto in quella in linea nel 56, correndo spesso e volentieri anche l’amata Tre Valli Varesine.

Milano sempre nel destino di Coppi. La prima corsa del 1946 è la classica di Primavera che porta a Sanremo, che si corre il 19 marzo. La rivalità con Gino Bartali era tornata ad accendersi con l’Italia, divisa in due: coppiani o bartaliani. Una spaccatura netta, dovuta anche al carattere diverso dei protagonisti. Il piemontese Coppi più giovane ma taciturno, schivo. Il toscano Bartali, più anziano di cinque anni, capopopolo per natura, istrionico, esuberante dalla battuta pronta e cattolico fervente.

Alla Milano – Sanremo del 1946, Coppi consegna un capolavoro ciclistico. Vince con una fuga praticamente partita a Binasco, rinvigorita nei pressi della sua Castellania. Prima del passo del Turchino, lui e il francese Teisseire, staccano gli altri. Sulle prime rampe l’Airone spicca il volo, imprimendo un ritmo forsennato. All’ingresso della Liguria, Coppi è solo già con un buon vantaggio ma è a 151 km dal traguardo. Qui si inventa una sorta di crono, tutta sua. Coppi vola e sembra non percepire la fatica. Con il passare dei chilometri il vantaggio sul gruppo aumenta, metro dopo metro.

Dopo ben otto ore e nove minuti di corsa, 293 km di strada, oltre un centinaio in fuga solitaria, Coppi taglia il traguardo di Sanremo. Il secondo è il francese Teisseire, che arriva dopo 14 minuti…. Niccolò Carosio commenta così: “Primo Fausto Coppi, in attesa di altri concorrenti trasmettiamo musica da ballo“. I primi uomini del gruppo, tra cui Bartali, arriveranno 18 minuti e 30 secondi dopo Coppi, quando oramai il vincitore sarebbe potuto già essere comodo in albergo. Sempre nel 1946, si aggiudica il Circuito di Lugano e il 27 ottobre, il suo primo Giro di Lombardia. Corsa decisa a cinque chilometri dall’arrivo, sul cavalcavia della Ghisolfa, a Milano, quando Coppi stacca i due compagni di fuga tra cui Luigi Casola, involandosi solo verso il traguardo del Vigorelli.

Nel 1947 a Milano, si aggiudica il suo secondo Giro d’Italia, precedendo Bartali. Passa poi un periodo a rigenerarsi a Ghiffa sul Lago Maggiore, presso il rinomato, ai tempi, centro di cura del Ronco, nel parco dei conti Marocco, voluto dal Dr. Luigi Rovetta, paladino del naturismo scientifico.

Il 26 ottobre trionfa infine per la seconda volta al Giro di Lombardia. In quella gara, dopo aver raggiunto in solitaria e staccato il fuggitivo Fiorenzo Magni, s’invola per 59 km e all’arrivo posto all’Arena Civica di Milano, precede di 5’24” il secondo, Gino Bartali.

Il 19 marzo 1948 si aggiudica la sua seconda Milano – Sanremo: nell’occasione scatta “solo” sul Capo Mele, stacca i tre compagni di fuga e arriva a Sanremo con un vantaggio di 5’17” sui primi inseguitori. Al Giro d’Italia scoppiano forti polemiche con la squadra di Fiorenzo Magni, rea di spinte in salita. Il toscano si aggiudica la gara per 11 secondi, tra i fischi inferociti del Vigorelli di Milano, tutto coppiano. La Bianchi non accettando il verdetto si ritira in blocco, e in risposta la Federazione infligge un mese di squalifica ai ciclisti della squadra, tra cui Coppi. La Bianchi per protesta rinuncia al Tour de France, nonostante l’opera di convincimento tentata da Binda.

Al Tour non rinuncia invece l’ormai 34enne Bartali, che lo vince sotto la guida di Binda. Al suo ritorno in patria l’8 agosto 1948, si presenta da fresco vincitore della “Grand Boucle” alla Tre Valli Varesine. Dove arriva il momento più teso e infuocato della rivalità con Coppi.

Folla in delirio da giorni, per l’attesa, sono stimate 500mila persone sul circuito. Scaramuccie varie tra le due opposte tifoserie sin dal mattino presto, qua e là sul percorso. Coppi cadde al primo giro e perde sul gruppo quattro minuti e mezzo, al terzo giro riuscì a rientrare. Con Bartali, raggiunse i fuggitivi tra cui Martini a 23 chilometri dall’arrivo. Da quel momento i due cominciarono a litigare anche vistosamente. In volata, in Viale Ippodromo, Fausto ebbe la meglio su Gino, per soli pochi centimetri. Volarono parole grosse e non solo nel dopocorsa. Proprio sotto gli occhi sconsolati del CT Alfredo Binda. Qualche giorno dopo, al Mondiale di Valkenburg, in Belgio, la battaglia continuò: Coppi e Bartali si fecero continuamente la guerra rimediando una figuraccia, tanto che la Federazione italiana dopo qualche giorno decise di squalificarli per un mese.

Nel 1948, Fausto partecipa al Film “Totò al Giro d’Italia”, nel ruolo di se stesso, così come altri corridori come Gino Bartali, Giancarlo Astrua, Louison Bobet, Ferdy Kubler, Fiorenzo Magni, oltre all’allora Campione del Mondo, Alberic Schotte. Le scene vengono girate a Stresa, al “Grand Hotel Regina Palace”, mentre i corridori si preparavano per l’imminente Giro di Lombardia. Altre sono girate invece in centro a Lecco, con i corridori che simulano partenza ed arrivo. Coppi e Bartali, nella parte di se stessi, fanno inoltre una fugace apparizione, nella scena girata al bar Vittorio Emanuele nel centro di Milano.

Le prime scene del film furono girate nell’ottobre del 1948 a Stresa, durante la finale di Miss Italia, in cui Antonio de Curtis faceva parte realmente della giuria. Oltre al titolo di Miss la vincitrice avrebbe ottenuto anche una piccola parte in un film di Totò, ed infatti la prima classificata, Fulvia Franco, compare nel breve ruolo della sorella di Doriana.

Il 1949 fu l’anno della definitiva consacrazione di Coppi a Campionissimo, con le vittorie della Milano-Sanremo (la terza), il Giro d’Italia e il Tour de France; il primo nella storia a fare doppietta nelle due corse a tappe. Arrivò terzo al campionato del mondo di Copenhagen, campione del mondo d’inseguimento (sempre al Vigorelli), campione d’Italia su strada e vinse il suo quarto Giro di Lombardia, tanto per cambiare per distacco. Quel Lombardia si corre il 23 ottobre 1949, con partenza da Varese alle 10.13, in una tipica giornata autunnale insubre, uggiosa e nebbiosa. Sul capoluogo inizia a piovere anche leggermente. Sul Brinzio prime scaramucce, poi verso Binago, il San Fermo, dove parte una fuga. La bagarre esplode sul lungolago quando Coppi fora e perde almeno 40″, rimonta in sella e riparte velocissimo e riesce a ricongiungersi dopo una dura rincorsa ai piedi del Ghisallo. Fausto risale molte posizioni fino ad arrivare a ridosso di due fuggitivi, ma ha un problema tecnico. E’ costretto a spingere un rapporto troppo duro. In cima Coppi, è nuovamente sui primi, in discesa si porta in testa. A 56 km dalla conclusione Coppi è uomo solo al comando e si scatena. Il suo vantaggio aumenta nonostante dietro il gruppo spinga al suo inseguimento. Il Campionissimo sta correndo l’ennesima personale cronometro a Desio (20 km all’arrivo) il suo vantaggio è di 2’50”. La folla saluta con entusiasmo il suo passaggio. Coppi entra solitario e dominatore incontrastato al Vigorelli dopo una fuga solitaria con la nuova media record.

Il 1949 è l’anno della tappa Cuneo – Pinerolo del Giro d’Italia, in cui lui sui pedali scrive la storia del ciclismo, in quella che è considerata la tappa delle tappe. Il capolavoro su due ruote a pedali. Altri firmano pezzi storici per radio, cinegiornali, carta stampata di tutto il mondo, che sono ancora esempi di scrittura e giornalismo.

La Cuneo-Pinerolo, è la penultima tappa del Giro: 254 km di percorso con cinque passi di montagna durissimi: Maddalena, Vars, Izoard, Monginevro e Sestriere. Scalate che già prese singolarmente fanno paura. Al via la maglia rosa Leoni ha 43” su Coppi e 10’11” su Bartali. Fa freddo e piove a sprazzi. Si profila un giorno terribile.

Dopo un’ora di corsa, Bartali tentò l’allungo, l’Airone si portò alle sue spalle. E poi partì. Solo, in compagnia della bici e della fatica. 192 km di fuga solitaria e silenziosa in montagna, a scavallare passi a 2000 metri di quota, tra freddo e fango. Arrivò a Pinerolo con 11 minuti e 52 secondi di vantaggio sullo storico rivale Gino Bartali, fresco vincitore del Tour de France. Ne inflisse più di 20 dal terzo, Alfredo Martini. Un’impresa sportiva straordinaria che Coppi, dedicò al suo sincero amico, personale e di famiglia, Ezio Loik, mezzala del Grande Torino perito da poco a Superga.

All 1950 per Coppi non fu un anno felice, mancò la Milano – Sanremo lo scoppio di un tubolare lo fermò, ma vinse alla Parigi-Roubaix e alla Freccia Vallone, due classicissime del Nord.

La sfortuna colpì nuovamente l’Airone il 1 giugno durante la nona tappa del Giro d’Italia, la Vicenza-Bolzano, sui tornanti di Primolano, subì frattura tripla del bacino, stagione compressa. Nel frattempo inziarono a farsi avanti i problemi con la moglie Bruna.

La prima gara del 1951 fu la Milano – Torino, che si tenne l’11 marzo, ma all’arrivo, durante il giro di pista del velodromo di Torino, Fausto cadde a causa della pioggia e si fratturò la clavicola. Il Campionissimo si riprese in tempo per il Giro d’Italia che partiva il 19 maggio, ma i postumi della frattura e il poco allenamento si fecero sentire, tanto che arrivò quarto. Il 29 giugno al Giro del Piemonte e a poche centinaia di metri dall’arrivo al Velodromo di Corso Casale, Fausto e il fratello Serse stavano preparando la volata quando la ruota anteriore del secondo s’infilò in una rotaia del tram facendolo cadere. Serse picchiò la testa contro il marciapiede ma pochi secondi dopo si rialzò, apparentemente senza aver subito conseguenze, ma due ore dopo, in albergo, iniziò a lamentarsi di forti dolori alla testa e venne condotto in una clinica, ma ormai era troppo tardi, Serse morì in seguito a un’emorragia cerebrale a soli 28 anni. Fausto fu sconvolto dalla morte del fratello e pensò di rinunciare al Tour e di ritirarsi definitivamente dal ciclismo, ma poi si presentò alla partenza della classica francese, ma era a pezzi moralmente e fisicamente.

L’ultimo traguardo dell’anno era l’attesissimo Campionato mondiale a Varese, che sentiva molto, come se fosse una corsa di casa in tutti i sensi, conoscendo benissimo il circuito per averlo provato più volte negli anni in allenamento. Ma Coppi rimase vittima di un attacco febbrile, non poté partecipare alla competizione.

Nel 1952 Coppi arrivò secondo alla Parigi-Roubaix, si aggiudicò il Giro per la quarta volta e poche settimane dopo vinse anche il Tour de France, dominando sul Galibier e sui Pireni. Il distacco finale dal secondo in classifica sarà di 28’27, centrando una doppietta storica, Giro-Tour per la seconda volta. A pochi giorni dal successo di Parigi, fu nuovamente vittima di una caduta in pista a Perpignano: si frattura la scapola e la clavicola sinistre ed è costretto a interrompere temporaneamente l’attività.

Nel Giugno 1953, conquistò il suo quinto Giro d’Italia, dopo un duello con lo svizzero Koblet, al termine di due tappe epiche prima sulle Dolomiti e poi sullo Stelvio, dove si stacca e poi recupera in maniera imperiosa.

Il 30 Agosto si corre il Campionato del Mondo a Lugano, sul circuito della Crespera, dal nome della salita che dovrà essere percorsa 18 volte. Una gara dura, il circuito misura 15 chilometri per complessivi 270.

E’ l’unica corsa e titolo che manca nel carnet di Fausto Coppi, per cui si è preparato con particolare scrupolo. Attesa spasmodica da settimane, i tifosi italiani invadono Lugano, gli svizzeri, i tedeschi e i francesi buttano sassi e altro sulla strada per impedire la corsa di Fausto, favoritissimo. I sassi e tutto il resto vengono puliti via dai tifosi italiani con le giacche, che stendono anche a terra per fare passare Coppi. Sull’ammiraglia Alfredo Binda, ultimo italiano a vincere il titolo, ventuno anni prima.

L’Airone, al dodicesimo giro del circuito, proprio sulla salita della Crespera, decide di attaccare e stacca tutti: solo il belga Derycke riesce a seguire Fausto che se lo porta dietro per quattro giri. Poi al penultimo passaggio sulla Crespera lo liquida con tre scatti. Mancano 27 chilometri al traguardo. Il distacco si dilatata subito e diventa una voragine. All’ultimo passaggio Coppi ha già 3 minuti di vantaggio. Al traguardo finale, dopo Coppi, arriverà il belga a 6’16” seguito da Stan Ockers a 7’29”. Nelle foto della premiazione sul podio a fianco di Coppi compare per la prima volta ufficialmente Giulia Occhini, che diventerà poi la Dama Bianca.

La parabola di Coppi, ha raggiunto l’apice, ma contemporaneamente incomincia a scendere. Trascinata più che dall’età del Campionissimo, ormai 34enne, da un turbine di bigottismo, invidie e gossip.

Giulia Occhini, nata il 23 luglio 1922, sposata con Enrico Locatelli, medico condotto a Varano Borghi, sul lago di Comabbio, a due passi da Varese. Originaria di Torchiaro una frazione di Montoro in Irpinia, figlia di un’ostetrica, ha dalla sua studi classici, oltre che un carattere forte e volitivo. Ha già due figli, Maurizio e Loretta, lei e Coppi si conobbero nel 1948, all’arrivo della Tre Valli Varesine, presentati dal marito di lei, tifosissimo di Coppi. Il Campionissimo e i Locatelli cominciarono a frequentarsi poi Fausto e Giulia iniziarono un fitto scambio epistolare con alcuni rari incontri.

L’esplosione del caso Coppi-Dama Bianca, parte proprio da Varese, dalle colonne del quotidiano La Prealpina, dove da diverso tempo il chiacchiericcio sui due va avanti. Coppi viene visto più volte a bordo della sua Lancia Aurelia, in compagnia dell’Occhini. Il pomeriggio della pubblicazione dell’articolo la Dama Bianca, irruppe nella redazione del giornale e ne ebbe per tutti, in maniera colorita, anche per lo storico direttore Mario Lodi. La notte del 9 settembre 1954 venne sorpresa in flagrante adulterio nella casa di Fausto Coppi a Novi Ligure e quindi arrestata. Si fece tre giorni di galera ad Alessandria e poi finì al domicilio coatto a casa di una zia, ad Ancona. Uno scandalo per l’Italia del tempo, ma non solo. Tutto questo portò a un processo al termine del quale entrambi vennero condannati, Coppi dovette consegnare il passaporto e la Occhini andò in carcere per bigamia. In seguito i due si sposarono in Messico, e poi si spostarono in Argentina dove nacque Faustino Coppi.

Tra ottobre e novembre, Coppi centra un prestigioso tris, facendo suoi la Coppa Bernocchi a Legnano, il Giro di Lombardia e il Trofeo Baracchi a Bergamo.

Al Giro d’Italia del 1955, si piazza secondo per soli 13 secondi di distacco da Lorenzo Magni. Il 2 ottobre, Coppi si aggiudicò un’indimenticabile edizione “a cronometro”, delle Tre Valli Varesine, con il traguardo posto all’Ippodromo. Coppi, fra il delirio generale della folla che minacciava di travolgere tutto, indossò la maglia tricolore di campione d’Italia.

Nel 1956, ormai 37enne il Campionissimo lasciò la Bianchi per fondare una nuova squadra la Carpano-Coppi, con maglia bianca e biciclette grigie. Portando con sé il fido Stefano Gaggero, alcuni giovani promesse e Ferdy Kubler. Si piazza secondo alla Coppa Bernocchi, vince il Gran Premio Campari a cronometro a Lugano ed è infine secondo al Trofeo Baracchi.

Ma ormai Coppi era stanco e oltre agli sterminati infortuni, la scomparsa mai assorbita del fratello cui era legatissimo, c’erano anche le vicende giudiziarie e umane legate alla contrastata storia d’amore con Giulia Occhini.

In particolare è quello che succede al Giro di Lombardia del 21 ottobre 1956 che mette Coppi in difficoltà. Sul Ghisallo parte il giovane Diego Ronchini della Bianchi, Coppi lo raggiunge e insieme vanno verso l’arrivo del Vigorelli, sembra quasi un passaggio di consegne tra il vecchio campione e il giovane. Sembrano diretti a Milano senza problemi anche perchè il gruppo non ha molta voglia di pigiare i pedali. Al seguito della corsa, su un’auto c’è anche Giulia Occhini che fa un tifo sfrenato. Quando la vettura riesce a rimontare il gruppetto degli inseguitori per avvicinarsi a Fausto Coppi, la Dama-Bianca fa il “gesto dell’ombrello” a Fiorenzo Magni. Un gesto che fa imbufalire letteralmente il toscano che reagisce rabbiosamente, prima con un insulto pesante, poi organizzando l’inseguimento a Fausto Coppi, andando anche contro l’amicizia con l’Airone. I due fuggitivi vengono raggiunti alle porte di Milano.

All’entrata del Vigorelli Coppi entra in pista in quinta posizione per poi partire in una lunga volata. Sembra avere successo quando Darrigade lo affianca e lo batte di un soffio sul traguardo. Sul Vigorelli, palcoscenico di tanti successi di Coppi, cala il gelo. Il pubblico non vuol credere a quel risultato e dopo pochi istanti di silenzio invoca a gran voce il nome del Campionissimo e chiede un giro d’onore che Fausto non riesce a fare: è scoppiato in un pianto dirotto, immortalato dai fotografi. Coppi a Milano si era presentato nel 1940, come uno sconosciuto, qui chiude di fatto la sua carriera.

Tuttavia Fausto Coppi non abbandonò il ciclismo ad alto livello e appena ristabilitosi da un’ennesima frattura, questa volta al femore, il 4 novembre 1957 si presentò alla partenza del Trofeo Baracchi con Ercole Baldini, astro nascente del ciclismo italiano. La corsa terminò con la vittoria della coppia a una media di quasi 47 Km/h.

Alla fine di dicembre del 1959 Fausto Coppi, su invito di Raphaël Géminiani, con cui divideva la passione per la caccia, Jacques Anquetil e altri corridori fu invitato a una gara a Ouagadougou, oggi la capitale del Burkina-Faso, per le celebrazioni dell’anniversario dell’indipendenza della giovane nazione africana.

Tornato a casa Coppi iniziò a sentirsi molto debole e il 27 dicembre le sue condizioni si aggravano, ma i medici diagnosticarono solo una forte forma influenzale. Il 1 gennaio la situazione era cosi grave che i medici ricoverarono Coppi all’ospedale di Tortona. Nel frattempo, in Francia, anche Geminiani fu colpito dalla stessa malattia, ma i medici francesi riuscirono a diagnosticare in tempo la malaria e curarono con successo il campione francese. Ma non poterono comunicare con lo staff che curava Coppi.

Il 2 gennaio 1960, alle 8.45 del mattino, Fausto Coppi morì, stroncato dalla malaria che i medici non avevano diagnosticato. Probabilmente anche per gelosie, ripicche e incomprensioni dello stesso staff medico.

Due giorni dopo, l’atleta più ammirato del suo tempo ebbe l’ultimo addio dai tifosi, dagli amici e dagli ex nemici, cinquantamila persone parteciparono al funerale salendo con ogni mezzo a Castellania. L’Airone aveva chiuso le ali terrene, entrando definitivamente nella leggenda.

Ma non ci fu perdono per Giulia, che rimase prima sola con Faustino, poi perse la figlia Giulia nell’81, per leucemia. Morirà nel gennaio 1993, per le conseguenze di un grave incidente stradale di cui era rimasta vittima 17 mesi prima proprio davanti a Villa Coppi, a Novi Ligure.

A Castellania è possibile visitare la casa natale di Fausto e Serse Coppi, grazie al cavaliere Massimo Merlano del Consorzio turistico “Terre di Fausto Coppi” che, con il patrocinio della Regione Piemonte e con la collaborazione delle due importanti testate giornalistiche sportive La Gazzetta dello Sport e Tuttosport, ha dato il via ai lavori di ristrutturazione e restauro conservativo.

Dal 2015 il materiale di Luigi Celora, giornalista sportivo ed ex patron della storica società ciclistica bustocca GS Tre Farioli, comprendente labari, coppe, trofei, targhe, quadri, locandine, libri, opuscoli d’epoca, ritagli di giornale, fotografie e maglie, una delle più grandi e particolari raccolte private su Fausto Coppi e il ciclismo, è stata donata al Comune di Busto Arsizio. La collezione è stata messa a disposizione del pubblico presso il Museo del Tessile in via Galvani.

Pubblicato su: www.labissa.com

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