Gignese Il paese degli ombrelli

Gignese è un delizioso borgo situato a 700 metri d’altitudine sul pendio che dal Mottarone conduce verso il Lago Maggiore, posto tra due torrenti, la Fiumetta o Grisana a Nord e lo Scoccia o Erno a sud. Regala splendide viste sul lago Maggiore e sul Golfo Borromeo, alcune proprio da balconi naturali. Un centro situato sullo spartiacque naturale del Mottarone che divide il Verbano dal Cusio, e dai due laghi, percorso dalla “Strada delle due riviere”. Il borgo attuale vide la luce nel 1928 con l’aggregazione dei comuni di Gignese, Vezzo e Nocco. Apprezzato per la sua fortunata posizione, è centro di villeggiatura e relax, punto di partenza di diverse sentieri che conducono alla vetta del Mottarone, a quelli che portano nei boschi apprezzati in ogni stagione, anche per via dei frutti che si trovano, in particolare castagne e funghi.

Dalla prima metà del 900′, la frazione l’Alpino è stato punto di riferimento privilegiato per la villeggiatura e il turismo dell’aristocrazia, della borghesia e di molti artisti che passavano qui lunghi periodi, trovando spesso l’ispirazione per le loro opere. A Gignese e nelle sue frazioni erano habitué il regista Mario Monicelli, Valentina Cortese (stresiana), pittori come Carcano, musicisti come Toscanini e Arturo Benedetti Michelangeli.

La leggenda dice che il paese venne fondato dal genovese Genesio Dotti nel XII secolo, quando arrivò alla foce dell’Erno con la moglie e le tre figlie.

La realtà storica dice invece che il territorio, come per tutto il Lago Maggiore vede la presenza dell’uomo in tempi molto lontani. In località Lagoni presso la frazione di Mercurago sopra ad Arona, è stato rinvenuto un insediamento palafitticolo risalente all’età del bronzo (attivo dal XVIII al XIII secolo a.C.). Che un po’ ovunque su questa parte del Lago Maggiore si trovano presenze della cultura Golasecchiana, a testimoniare l’importanza dell’area per quanto concerne i commerci, che già nel passato più lontano avevano la funzione cruciale per il transito delle merci tra Europa centrale e Mediterraneo. Inoltre anche l’area della vicina Ornavasso-Verbania si sta rivelando sempre più ricca di ritrovamenti che testimoniano insediamenti dei Celti, in particolare Insubri e Leponzi.

A Levo, frazione collinare di Stresa, sulla strada che porta a Gignese nel 1877, durante la costruzione di un albergo, vennero rinvenute alcune tombe con un corredo e cinque lastre tombali in caratteri Leponzio-Liguri e latini. Tre di queste steli, datate al I° secolo a.C., si possono ammirare nell’oratorio dei SS. Giacomo e Filippo (monumento nazionale) dove una lapide racconta la storia di questo tempio.

Un po’ tutte le frazioni del comune della collina sopra Stresa, hanno dato negli anni reperti come quelli rinvenuti a Levo, come il borgo di Brisino, dove nel 1975, in occasione degli scavi per una villa, furono, trovate steli con iscrizioni simili. L’antica Strixia ovvero Stresa, pare sorgesse proprio su un insediamento celtico sparso tra collina che andava da Gignese a bordo lago (nella zona di Corciano) ed è un’ipotesi che sta rapidamente conquistando gli studiosi.

Dopo la caduta dell’Impero Romano, anche il territorio dell’attuale Gignese venne assoggettato al dominio dei Longobardi, essendo assegnato al ducato dell’Alto Novarese, avente un’alta valenza strategica per controllare tutti i traffici da Nord verso Sud con i valichi e i passaggi sul lago.

Un tempo l’’economia del paese era legata all’allevamento del bestiame, e alla coltivazione degli ulivi, della vite e non mancavano i castagni, che sono ancora oggi presenti.

A Gignese verso la seconda metà dell’800 venne aperta una miniera di zinco e piombo, che per settant’anni fu un’importante valvola di sfogo dell’economia, portando lavoro e richiamando lavoratori da fuori.

Il lavoro alla miniera e l’aumento demografico della manodopera hanno portato alla costruzione di un villaggio rurale per l’accoglienza.

Dalla fine dell’800 la miniera diventa proprietà della famiglia Basalini/Toma la quale inizia una costante trasformazione della zona con bonifiche territoriali, trasformazione d’immobili dell’attività mineraria in alpeggio e costruzione stalle per gli animali.

Dalla metà del ‘900 fino ad oggi la miniera si è poi evoluta, fino a diventare quella bellezza naturale ricca di storia, per diventare attualmente un agriturismo.

I numerosi interventi sui fabbricati e le bonifiche delle zone circostanti che la famiglia Basalini nel corso degli anni ha apportato, ha reso la zona della miniera quella gemma nel verde che si può vivere e ammirare.

Presso il bivio dell’antica “strada delle due riviere”, Stresa-Orta, che s’incontrava con la strada per l’attuale frazione di Nocco, nel Cinquecento fu edificato un tempietto dedicato alla Purificazione della Vergine, ora Madonna di Bretta.

Legato all’Erno è il santuario della Madonna del Sasso, che secondo la leggenda nacque quando un viandante, travolto dalle acque del torrente in piena, invocò Maria mentre cercava di salvarsi aggrappandosi a un masso. In seguito come segno di ringraziamento venne dipinta l’immagine della Madonna del Rosario. Successivamente il masso venne portato in una chiesetta inaugurata nel 1939, ancora oggi cara ai gignesini.

Ma il declino del paese sembrava inesorabile fino a quando, nei primi del Novecento, alcuni escursionisti inglesi s’incamminarono verso il Mottarone per goderne lo straordinario panorama.

Da quel momento il turismo d’elite del primo Novecento, che era già esploso anni prima a Stresa, diede vita a una serie di alberghi per offrire conforto e ospitalità a chi arrivava dalle sottostanti località rivierasche.

Simboli della Gignese di oggi sono il Museo dell’Ombrello e del Parasole e il Giardino Botanico Alpinia, nati dall’intuizione dell’agronomo Igino Ambrosini.

Il Museo venne inaugurato nel 1939 e, dopo la seconda guerra mondiale, nel 1949 fu ristrutturato e ampliato.

Nel 1976, Eugenio Pattoni, Giuseppe Al lesina, Silvano e Giuseppe Ambrosini, Zaverio Guidetti e l’Associazione degli Ombrellai trasferirono il Museo nella sede attuale.

Il Museo è oggi una testimonianza dell’operosità e della tenacia degli ombrellai di ieri e di oggi che hanno avuto l’idea di creare e condurre un’impresa.

Gli ombrelli ideati dagli artigiani erano veri capolavori, creati usando bacchette e tessuti necessari per creare esemplari non solo belli ed eleganti, ma anche robusti e resistenti in maniera tale da riuscire ad affrontare anche le tempeste più terribili. Gli ombrellai del Cusio e dell’Ossola erano famosi in tutta Europa per la loro bravura e per la qualità dei manufatti.

Il Giardino Botanico Alpinia, ufficialmente fondato nel 1934 da Igino Ambrosini e Giuseppe Rossi, dal momento dell’inaugurazione, riceve gli apprezzamenti da naturalisti e botanici internazionali.

Collocato nella frazione Alpino del Comune di Stresa, si estende per circa quattro ettari sulla cima di un promontorio che sovrasta il Golfo Borromeo a 800 metri d’altezza, ospitante più di mille specie botaniche provenienti dalla fascia alpina e subalpina, nonché dal Caucaso, dalla Cina e dal Giappone.

Grazie alla posizione privilegiata, regala al visitatore una vista mozzafiato che spazia fino alle Alpi svizzere, permettendo di vedere tutto il ramo svizzero del lago Maggiore e le tre isole del golfo Borromeo: Isola Bella, Isola Madre, Isola dei Pescatori.

Inoltre la zona è caratterizzata da un particolare microclima che mantiene la temperatura più fresca nei mesi estivi con un’umidità inferiore rispetto alle zone circostanti e in inverno si copre facilmente di neve consentendo alle piantine di sopravvivere alla stagione fredda protette dalla coltre bianca.

Sulla strada che da Gignese porta all’Alpino, sono sorte da fine 800′ diverse ville e proprietà, che caratterizzano ancora il panorama locale, alcune sono considerate delle vere e propri monumenti dello stile  liberty. E durante il periodo della “Resistenza”, sono state anche luogo di ricovero. Proprio al termine della strada si trova la stazione intermedia della funivia Stresa-Mottarone. Un luogo molto rinomato ma tranquillo che nel 1934, venne scelto da Vittorio Pozzo, allora commissario tecnico della Nazionale di calcio dell’Italia, come base per svolgere una parte della preparazione (15 giorni) in vista dei Mondiali di calcio 1934. Un gruppo di trenta calciatori arrivò il primo maggio 1934 proprio all’Alpino, con l’obiettivo di disintossicare gli atleti dalle fatiche del campionato, sfruttando un luogo fresco, tranquillo, circondato dal verde e in gran parte ancora non contaminato e lontano da stampa, tifosi e diversivi vari.

Su una terrazza naturale a 700 metri, nella piana di Gignese, si trova lo storico “Golf Club Alpino”, fondato nel 1924, il Club è situato e si colloca in una delle più caratteristiche zone del lago Maggiore fra bellissimi boschi naturali e secolari, progettato nel 1924 dall’architetto Peter Gannon, fu affidato alle mani esperte del maestro golfista Francesco Pasquali, che fu anche vincitore della prima edizione dell’Open d’Italia, nel settembre 1925, tenutosi proprio su questo campo.

Negli anni Sessanta a Gignese furono girati due film, nel 1962 “Dal sabato al lunedì”, la prima e unica opera di fiction del documentarista Guido Guerrasio, con Marianne Hold, Geronimo Meynier e Sandro Panseri. Mentre nel 1969 fu la volta della poco fortunata commedia nera “Toh, è morta la nonna” di Mario Monicelli, con Valentina Cortese, Riccardo Garrone, Carol Andrè, Sergio Tofano, Ray Lovelock e Wanda Capodaglio. Film che ebbe come location la prestigiosa e spettacolare Villa Riva, situata nella località di Alpino, in via Mottino, e di proprietà di Felice Riva, noto per le vicende del cotonificio Vallesusa. Una scelta non casuale, Monicelli era di casa da questi parti, e da sempre passava le vacanze sul lago Maggiore, dove il cugino, Alberto Mondadori, il famoso editore, aveva una villa a Meina.

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