Annibale Ticinese dalla Lomellina a Varese

annibale-ticinese-idillio-1907

A Bregazzana, una frazione di Varese, si può salire una sconnessa scalinata dedicata alla memoria del pittore lomellino Annibale Ticinese, che nel corso della sua lunga attività artistica lavorò come decoratore di chiese in quella striscia di terra tra il Pavese e il Varesotto, sempre rimanendo fedele a una sua poetica di taglio squisitamente liberty, che dava un carattere del tutto particolare alle sue opere.

Nato a Semiana, tra le campagne della Lomellina, nel 1885, Annibale Ticinese frequentò la Civica Scuola di Pittura di Pavia, allora diretta da Sara Borgoni e Kienerk, i più noti esponenti della pittura pavese tra l’Ottocento e il Novecento.

Il primo riconoscimento avuto da Annibale fu, nel 1903, il prestigioso premio Cairoli, che nel suo nome ricordava la famiglia pavese che ebbe un ruolo fondamentale nella storia della Pavia del Risorgimento, da Garibaldi fino all’impresa dei Mille.

Due anni dopo, nel 1905, Ticinese vinse il concorso Lauzi con la sua opera Rose di maggio e nel 1907 il premio Frank per Idillio, la sua opera più nota, che ricevette molti pareri favorevoli da parte della critica artistica specializzata, dal momento che fu uno dei primi artisti a uscire dal contesto del tema storico, allora molto usato dai pittori dalla scuola lombarda e pavese.

Ora esposta presso la Pinacoteca Malaspina di Pavia, Idillio non solo segna una svolta nel lavoro del giovane pittore, ma è anche l’opera che indica la fine del suo lungo cammino scolastico, come si può vedere anche dai due studi di statue oggi conservati alla Pinacoteca del Castello Visconteo di Pavia.

Il successo nell’ambito artistico di Pavia non montò la testa a Ticinese, che prese le distanze dal mondo aristocratico degli ambienti scolastici e accademici, oltre che da quello delle mostre, per concentrarsi sull’attività di decoratore di chiese tra la Lomellina e il Varesotto.

Tra le molte chiese da lui decorate ricordiamo quella di San Giovanni Battista a Ferrera Erbognone, la chiesa dell’Immacolata Concezione a Velezzo Lomellina, la chiesa dei santi Pietro e Paolo a Brinzio, il santuario della Madonna della Fontana a Sannazzaro, la Madonna di Lourdes nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Lomello, il battistero della chiesa dell’Immacolata a Vigevano, e le vetrate della chiesa di Lomazzo, in provincia di Como.

Ma l’arte di Ticinese si può incontrare anche tra i cimiteri, municipi e palazzi signorili sparsi per tutta la Lomellina, dove si possono ammirare i suoi affreschi con santi sulle facciate delle case contadine, dove un tempo, le nonne recitavano il rosario della sera, oppure nelle cappelle funebri dei cimiteri di Mede e Villa Biscossi e nella statua della famiglia De Battista a Sannazzaro. 

A Semiana inoltre il pittore lavorò al Monumento al Caduti, visibile nella piazza centrale e dove dipinse un Falstaff sul muro dell’edificio dove c’era la libreria – birreria Geraldo.

Sopranominato da tutti “Il Pittore” verso gli ottant’anni Ticinese lasciò per sempre il mondo della pittura e nell’ultimo periodo della sua vita lavorò alla decorazione della sua cappella funebre, fino alla morte nel 1965.

Oggi una ricca raccolta di disegni dell’artista, conservata a Mede Lomellina, in una collezione privata, permette di capire meglio la poetica del pittore lomellino, che traeva ispirazione dal neogotico fino al liberty, con un pizzico di malinconia per un mondo, quello della Lomellina contadina, che stava scomparendo per sempre.

 

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