Un nuovo volto per la Scala di Milano

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Negli ultimi giorni, dopo molte discussioni, finalmente il Consiglio d’Amministrazione della Fondazione Teatro alla Scala, con presidente il sindaco di Milano, Beppe Sala, ha dato l’atteso assenso per i lavori di costruzione dei nuovi spazi che porteranno quelli totali a disposizione dello storico teatro milanese da 1.970 metri quadrati a ben 3.300.

Tutto questo per realizzare uno snodo importante nel completamento della Grande Scala, con la risoluzione di tre problemi.

Il primo è il palcoscenico, che sarà un modello a croce, con uno spazio per spostare le scenografie a destra, a sinistra e dietro, dove verrà aggiunta una profondità di 70 metri, anche se non sarà pronto non prima del 2020. 

Il secondo problema è la biglietteria, oggi divisa in una diurna dentro la stazione Duomo della metro e quella serale in un locale presso via Filodrammatici, dove con gli spettacoli più richiesti spesso si verificano una serie d’ingorghi davvero difficili da sopportare.

L’ultimo problema è quello relativo all’Orchestra, che riceverà una sala prove con un’acustica unica, al contrario di quella attuale, che verrà usata anche come studio di registrazione.

Inoltre sono previsti uffici, spogliatoi, servizi, tutti distribuiti su diciassette piani di cui sei interrati, che si snoderanno 38 metri di altezza, come per la torre scenica, e a poco più di 18 metri sotto il livello del suolo, al costo tra i dieci e i quindici milioni di euro.

Cuore dei lavori sarà l’ex palazzina di via Verdi, visibile dietro il teatro a destra oltre la facciata, un tempo di proprietà di una banca, che venne comprata dalla Scala nel 1997 e negli ultimi anni è stata abbattuta.

All’inizio questi lavori dovevano essere fatti nel contesto della grande espansione urbanistica dei primi anni del Duemila, nello stesso periodo in cui Mario Botta realizzò la torre elittica, oggi visibile dietro la facciata neoclassica di Giuseppe Piermarini.

Però la mancanza di fondi e vari problemi burocratici hanno portato all’inizio del cantiere solo adesso, ma il progetto resta quello di Botta, che ricorda in parte la Torre Velasca, uno dei capolavori architettonici di Milano nel secondo dopoguerra che sembra sempre molto più larga in alto che in basso.

 

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