La Chronica bossiana di Bernate Ticino

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Sembrava uno dei messali antichi custoditi nel piccolo archivio della parrocchia di Bernate Ticino, dentro un armadio, ma invece era un rarissimo volume, stampato solo in una cinquantina di esemplari, oggi consultabili in collezioni private, musei e biblioteche di Budapest, Cambridge, Parigi e in Pennsylvania.

Quel messale infatti è in realtà la Chronica bossiana, cioè la storia di Milano del notaio Donato Bossi, che partiva dalla creazione del mondo e arrivava fino agli ultimi anni del Quattrocento, con una serie di aggiornamenti sulla morte di Papa Alessandro VI nel 1503 e l’elezione di Papa Pio III, oltre alla rivolta del popolo contro i nobili a Genova nel 1506–1507, terminata con la decapitazione di Demetrio Giustiniano, oggi scoperta a Bernate dallo storico Mario Comincini, dal valore di 14 mila euro, che venne pubblicata nel 1492 da Antonio Zarotto, uno dei primi tipografi milanesi.

Il tipografo Zarotto era nato a Parma, ma lavorò prima a Venezia e arrivò a Milano nel 1471 con Panfilo Castaldi, per poi collaborare con il primo editore milanese, Marco Roma, un medico che fondò la prima società tipografica editoriale.

Il volume, ancora oggi in ottimo stato di conservazione e con una serie di annotazioni vergate sulla prima pagina da un anonimo, che ha tracciato nelle ultime pagine del volume, con i nomi degli arcivescovi di Milano, due crocette accanto a papa Urbano III, è stato ritrovato per caso, dopo che in estate Comincini era andato presso l’archivio della Canonica di Bernate, un ex complesso monastico edificato nel 1186, per trovare una serie di notizie per il saggio Magenta e Bernate in età sforzesca, edito dal Centro Studi Kennedy di Magenta.

Nel piccolo archivio della Canonica, al primo piano, lo storico, con Roberto Zarinelli, responsabile dell’archivio, ha trovato l’incunabolo, capendo fin da subito che era una vera rarità.

Per adesso Comincini non ha scoperto chi sia l’anonimo che ha donato il volume alla biblioteca della Canonica, istituita da Papa Urbano e donata agli Agostiniani, ma sicuramente non è da identificare con Antonio Stanga, il commendatario della Canonica e titolare dei beni del monastero di Bernate, allora il secondo per ricchezza in tutto il Milanese grazie ai suoi redditi fondiari.

Stanga, che era stato nominato beneficiario da Ludovico il Moro, si scontro più volte con il ducato e i nobili Crivelli, che rivendicavano quel posto per un membro della loro famiglia.

Da quei giorni sono passati tanti secoli, ma sembra che il volume non se ne sia mai andato dalla biblioteca della Canonica, neppure dopo la soppressione alla fine dell’Ottocento.

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