Storia e storie: domande a Raffaella Romagnolo

42752045_10215094764394021_1329838813916168192_n

Insegnante e scrittrice, Raffaella Romagnolo vive sulle colline del Monferrato.  Ha scritto L’amante di città. Mistero in Monferrato (Frilli, 2007), romanzo giallo con le investigazioni del maresciallo De Luigi, La Masnà (Piemme, 2012), dove tre donne di tre diverse generazioni sono unite dalla nostalgia per la casa natale sulle colline piemontesi che sono state costrette ad abbandonare.

In La figlia sbagliata (candidato al premio Strega 2016) dopo la morte per un infarto fulminante del settantenne Pietro Polizzi, Ines Banchero, sua moglie da oltre quarant’anni, non chiede aiuto ad amici e famigliari, ma parte per un viaggio mentale nella vita di una coppia normale: un figlio maschio, una figlia femmina, un appartamento decoroso, le vacanze al mare, la televisione e la Settimana Enigmistica.

Ma è una normalità imposta, che per quarantacinque anni ha nascosto rancori, rimpianti, rimorsi e traumi, mentre il confine fra normalità e follia si fa labile.

Ora in Destino, edito dalla Rizzoli, la scrittrice racconta una storia che inizia nel 1900 nel Borgo di Dentro, la parte del centro storico di Ovada accanto a piazza Mazzini e via Roma.

Giulia Masca è una giovanissima filatrice, proveniente da una famiglia poverissima, che viene coinvolta in uno storico sciopero per rivendicare migliori condizioni di vita, ma il tentativo fallisce e la protagonista decide di fuggire in America, senza dire non una parola né alla sua migliore amica, Anita, né al suo fidanzato, Pietro Ferro.

Tornerà solo nel 1946 per un viaggio di lavoro per rivivere parte della sua giovinezza, scoprire cosa è stato del posto in cui è cresciuta e il ricordo delle persone che ha conosciuto s’intreccia con la storia dell’Ovadese, tra la Grande Guerra, il fascismo, la tragedia della diga di Molare, il secondo conflitto mondiale, la Liberazione.

Come si definirebbe?

Per vivere faccio l’insegnante, ma sono uno scrittore. Al maschile, visto che in questo Paese il femminile di “scrittore” porta con sé, nella percezione diffusa, una connotazione sentimentale in cui non mi ritrovo.

In che modo è arrivata all’arte dello scrivere?

Lentamente, da lettrice avida al punto di fare della mia passione un mestiere.

Vivere nel Monferrato è qualcosa di unico, tra storia e leggende di un tempo ormai lontano…

E’ provincia profonda, nel bene e nel male. Nel bene, perchè ci si sente protetti dalla dimensione limitata dei borghi, dall’orizzonte breve del paesaggio. Nel male perchè, talvolta, l’unicità che ciascuno si porta dentro, è facilmente oggetto di pre-giudizi. Il Monferrato in particolare è sempre stato un luogo di confine, una cerniera tra culture diverse, un luogo di passaggio, anche. E questo continuo incontrarsi-scontrarsi risulta secondo me molto stimolante.

Come ha avuto l’idea per Destino?

Da una storia vera. Uno sciopero di filatrici nell’anno 1900, e che fu il primo della zona, portato avanti da un manipolo di donne e bambine. Finì male, ovviamente. Ho immaginato che una di esse, all’ipotesi di rientrare in filanda, in quell’inferno che era la filanda ai primi del Novecento, decidesse di mollare tutto e rifarsi una vita altrove.

La storia di Ovada nel Novecento è ricca di eventi unici e drammatici, come la tragedia della diga di Molare…

Se ne parla poco, ma all’epoca fece scalpore. Un piccolo Vajont, per capirci, seguito da giornalisti di mezzo mondo. Valeva la pena di restituirlo alla coscienza collettiva nazionale con gli strumenti della narrativa.

Perché raccontare la vicenda dalla prospettiva di due donne, Giulia e Anita?

Destino ricostruisce narrativamente le esistenze di generazioni nate tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento. Uomini e donne che affrontarono due guerre mondiali, l’invasione fillosserica, il Fascismo, la lotta di Liberazione. Se la fillossera è un grande rimosso – come tutto ciò che attiene alla cultura contadina – per tutto il resto non mancano romanzi, film e grande memorialistica. Ma si tratta perlopiù di scritture a focalizzazione prevalentemente maschile. Penso a Novecento di Bertolucci, film straordinario, vicinissimo per temi e struttura a Destino. Di Novecento tutti ricordano, non a caso, i protagonisti maschili, De Niro, Depardieu, Lancaster. E le donne? Senza nulla togliere agli enormi meriti di Bertolucci, e di moltissimi romanzieri che hanno affrontato lo stesso periodo, mi è venuta voglia di scrivere una storia che fosse più rispettosa del ruolo svolto dalle donne nella costruzione del Paese.

Ha fatto ricerche sulla storia dell’immigrazione italiana in America per il suo romanzo?

La bibliografia e la filmografia sull’argomento sono, per fortuna, sterminate. I musei, Ellis Island in testa, sono piccoli gioielli. Con un po’ di buona volontà, non è difficile farsi un’idea abbastanza precisa delle condizioni di vita e di lavoro oltreoceano.

Gran parte di Destino racconta la storia della Liberazione nell’Ovadese, come la tragedia della Benedicta…

E’ la più grande strage di partigiani della storia nazionale, pressoché sconosciuta fuori dalla zona che, di quella tragedia, ha pagato le immediate conseguenze. I motivi di una rimozione così macroscopica sono diversi, ma una cosa è sicura: ho sentito che il momento di raccontarla era arrivato. E forse la narrativa può fare ciò che la memorialistica o gli studi specialistici non possono: rendere questa vicenda memoria condivisa.

Perché, all’inizio di Destino, c’è una citazione da La chimera di Sebastiano Vassalli?

Racchiude un’idea di Letteratura che sento molto vicina. C’è dentro l’idea che ciò che hai sotto gli occhi tutti i giorni – il nulla impoetico che attraversi per andare a lavorare o a fare la spesa – nasconda abissi di vita. E che il compito dello scrittore sia mettersi in ascolto, trovare le parole giuste. Mettersi al servizio della storia, diciamo così. E questo in un momento storico in cui, invece, la prima preoccupazione di chi scrive sembra talvolta essere “Io… Io… Io…”.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s