Il Giorno della Memoria 2019 ad Arona

Anche quest’anno l’Amministrazione Comunale di Arona terrà due eventi per il Giorno della Memoria.

Venerdì 25 gennaio alle 10 è previsto un incontro alla palestra dell’Istituto Comprensivo Giovanni XXIII dove interverranno la Professoressa Gabriella Rech, il Sindaco Alberto Gusmeroli e un membro della sezione di Arona dell’A.N.P.I, mentre il coro dell’istituto accompagnerà la cerimonia.

La commemorazione continuerà domenica 27 gennaio alle 11, presso la Tomba Cantoni in via Isonzo, lungo il lato destro del cimitero, con un momento di riflessione e l’intervento del Sindaco.

Nel settembre del 1943 nell’alto novarese e in particolare ad Arona vivevano un centinaio di ebrei c in parte residenti da tempo, in parte fuggiti da Milano, dalla Lombardia e da Torino per i bombardamenti e alloggiati nelle loro seconde case, in affitto o in albergo e in parte provenienti dall’estero, sia con cittadinanza italiana che con altro passaporto, e alloggiati negli alberghi.

Una gran parte di questi ultimi proveniva da Salonicco dove, nella primavera, era cominciata la deportazione della comunità ebraica, con l’eccezione degli ebrei italiani che, grazie al Consolato italiano, poterono dirigersi verso Atene, allora occupata dagli italiani.

Subito dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, le forze tedesche entrarono nel territorio della provincia di Novara, che comprendeva anche l’attuale provincia del Verbano – Cusio – Ossola e sul Lago Maggiore, nella notte dell’11 settembre, arrivò il 1º battaglione della Panzer-Division Waffen SS – LSSAH, che era la Guardia del Corpo di Adolf Hitler, reduce dagli scontri sul fronte dell’Europa orientale.

Il comando tedesco si stabilì all’Hotel Beaurivage di Baveno, per poi occupare i principali centri della costa piemontese del lago e dell’Ossola, mentre il rastrellamento degli ebrei iniziò a Baveno tra il 13 e il 14 settembre e in seguito si sposto in altre località.

Furono nove i comuni dove vennero catturati gli ebrei, Arona, Baveno, Bée, Meina, Mergozzo, Novara, Orta, Stresa, Verbania e fino ad oggi sono cinquantasette le vittime accertate, ma gli storici ritengono che sia un numero destinato a salire.

A Meina avvenne l’episodio più noto di quei giorni, quando sedici ebrei ospiti dell’Hotel Meina furono identificati e trattenuti per alcuni giorni in una stanza e poi, nella notte tra il 22 e 23 settembre, uccisi e gettati nel lago, non molto lontano del paese, tanto che alcuni corpi affiorarono in poco tempo e vennero riconosciuti da abitanti del luogo.

Il padrone dell’albergo, Alberto Behar, e la sua famiglia, di origine turca, anche se erano ebrei, dopo l’arresto iniziale si salvarono grazie all’intervento del Console della Turchia, paese neutrale.

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