Al crocevia del noir: domande a Stefano Di Marino

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Stefano Di Marino, nato a Milano il 28 marzo 1961, dopo essersi laureato in giurisprudenza, decide di seguire la passione per la letteratura thriller, il noir metropolitano d’azione e l’horror e nel 1989 viene assunto dalla redazione della rivista fantascientifica Urania. Pubblica il primo romanzo con Mondadori Originals nel 1990, Per il sangue versato (ripubblicato nel 2016 dal Giallo Mondadori). Nel genere Noir parteciperà in seguito a diverse raccolte di racconti e con il romanzo Tutti all’inferno per Novecento editore nella collana Calibro 9.

Nel 1993 inizia a lavorare come traduttore, sceneggiatore di fumetti, autore e consulente e dal 2002 al 2007 è stato consulente per il thriller e l’avventura nella casa editrice Longanesi.

Dal 1995 pubblica la serie Il Professionista nella collana Segretissimo Mondadori. La serie è un best seller del genere e continua sino a oggi con tre episodi nuovi ogni anno e una ristampa che ripropone quattro volte l’anno i romanzi della serie in ordine cronologico più romanzi brevi ambientati ai tempi delle ristampe. Questa collana intitolata Il Professionista Story conta già 25 volumi. Nel 2005 pubblica per l’editrice Nord il romanzo di spionaggio Ora Zero cui fa seguito Sole di fuoco.

Nella collana Il Giallo Mondadori Presenta dell’Arnoldo Mondadori Editore pubblica nel 2008 Un uomo da abbattere, primo romanzo della trilogia Montecristo cui fanno seguito Giorno Maledetto e Stagione di Fuoco.

Dal 2014 pubblica una nuova serie di romanzi gialli classici nel Giallo Mondadori, ai primi due titoli Il palazzo dalle cinque porte e La Torre degli Scarlatti, farà seguito presto un terzo romanzo intitolato L’amante di pietra.

Per Odoya ha pubblicato numerosi saggi sul cinema di genere Guida al cinema western, Guida al cinema Bellico, Guida al cinema di Spionaggio, Guida al cinema Noir e prossimamente Guida al cinema di Arti Marziali. Con l’editore Dbooks.it ha pubblicato numerosi romandi di avventura e mistero, il più recente si intitola Kalimantan, il fiume dei diamanti (2018).

Come si definirebbe?

Un ragazzo che seguendo le sue passioni è riuscito a trasformare un hobby in un lavoro.

In che modo è arrivato all’arte dello scrivere, in particolare nel campo del giallo e noir?

Soprattutto leggendo, poi, sin da ragazzino, ho cominciato a scrivere, dapprima su quadernetti a righe, poi con la macchina per scrivere e poi professionalmente con il computer. Centinaia di romanzi e racconti. Ovviamente i primi sono rimasti inediti, ma che scuola… Non ricordo un periodo da quando ho compiuto tredici anni in cui non ho scritto…

Quando e com’è stato assunto dalla redazione del Giallo Mondadori?

Fu nel 1989, frequentavo la Sherlockiana, la libreria del giallo proponendo il mio lavoro. Iniziai a scrivere per una fanzine Febbre Gialla, poi mi offrirono di lavorare come redattore a Urania. Non era proprio come fare lo scrittore ma era un primo passo di una lunga strada.

Dall’Italia di oggi all’Oriente i suoi personaggi, come il Professionista, viaggiano non solo nello spazio, ma anche nella mente…

Io sono sempre stato un grande appassionato di viaggi, di arti marziali, di fotografia. Per scrivere bisogna leggere ma anche vivere. Naturalmente sulle pagine di un libro certe esperienze vengono trasformate, si amplificano, diventano leggenda.

Come si documenta per scrivere i suoi romanzi?

Sono curiosissimo. Ho un archivio d’immagini, film, e libri veramente enorme. Raccolgo moltissimo materiale e cerco di catalogarlo, poi quando mi serve ci torno su per ottenere informazioni specifiche.

Ha un ricordo particolare di Sergio Altieri, scomparso qualche tempo fa?

Certo. Sergio lo conobbi all’inizio della mia carriera. Lui era già famoso. Uscimmo nella stessa collana Nero Italiano. Mi ricordo che lesse il mio romanzo e mi telefonò per complimentarsi. Abbiamo collaborato assieme in molte occasioni. Una grande perdita per la narrativa di genere italiana.

Com’è arrivato a collaborare con il saggio su Biagio Proietti?

Attraverso l’amicizia. Biagio lo seguivo da ragazzino. Divoravo i suoi sceneggiati gialli sulla Rai. L’ho conosciuto nel 2011 a Giallo Latino e siamo diventati amici. Per il Giallo lo considero un po’ il mio Maestro. Quando Mario Gerosa ha avuto l’idea di scrivere un libro sul suo lavoro ho subito aderito.  Credo che sia un tributo dovuto al suo lavoro.

La sua passione per lo spionaggio l’ha portata alla stesura di un lavoro come la Guida al cinema di spionaggio…

È tra le guide del cinema che ho realizzato per Odoya (a volte con il mio collega Michele Tetro) quella cui sono più affezionato. È un’opera tutta mia e racchiude anni di ricerche, di visioni di film ma anche di letture. Infatti come tutte queste guide al cinema è anche un percorso letterario nel genere che ha ispirato molti bellissimi film.

 Quali sono i suoi sogni nel cassetto?

Scrivere ancora 100 libri… scherzi a parte il mio lavoro è la mia passione. Non posso vedermi lontano dalle storie da raccontare. Credo che continuerò a scrivere anche quando non mi pubblicheranno più. Penso che in un momento difficile per l’editoria com’è quello attuale sia un buon proposito e anche un bell’esempio per chi comincia. La passione, prima di tutto.

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