Silvano Ragozza: insegnare il latino

10610488_10204595171103889_4810651751675479184_n

L’ho visto al Tg e mi ha subito incuriosito, insegnare latino, io amo il latino e anche il greco , ma insomma era proprio una notizia fuori dalle righe.

Eppure il professor Ragozza insegna latino sul serio, agli adulti, e ha accettato di raccontarmi qualcosa.

Una vera scoperta, ma certo non mi aspettavo un ricordo legato all’Attimo fuggente.

Il professor Silvano Ragozza, noto studioso di Premosello per 26 anni ha insegnato latino, greco, italiano al liceo Spezia di Domodossola.

Ha iniziato a insegnare italiano, latino, greco, storia e geografia nel 1977, in una quarta ginnasio al Rosmini, dove è rimasto sino al 1984, quando è entrato nelle scuole statali, andando alle scuole medie di Vogogna, e poi dal 1990 al liceo Spezia.

Ma ora, anche se è andato in pensione, la passione di Silvano Ragozza, dopo una vita passata a insegnare la lingua dei nostri avi tra i banchi di scuola, non è cessata. Per questo che tiene settimanalmente agli anziani premosellesi, il giovedì sera, delle seguite lezioni di latino, una lingua che è tutt’altra che morta.

Come si definirebbe?

Come mi definirei? Un artigiano, che prende il materiale grezzo e poi lo lavora, cercando di renderlo piacevole.

In che modo è arrivato all’insegnamento?

Io ho sempre voluto insegnare, fin dalla scuola elementare. Volevo diventare maestro, ma purtroppo (o per fortuna) da noi c’era soltanto un istituto magistrale femminile, così, su consiglio della mia maestra, m’iscrissi al Ginnasio-Liceo Classico “Mellerio Rosmini” di Domodossola.

Quando ha iniziato a insegnare?

Ho cominciato a insegnare ufficialmente nell’ottobre del 1977, ma già da due anni lavoravo come “prefetto”, cioè assistente agli alunni interni nello stesso Collegio che mi aveva visto alunno.

Ha un aneddoto dei suoi anni come professore che ricorda con piacere?

Avrei tanti aneddoti da raccontare, ma quello cui sono più affezionato, capitò proprio alla fine dell’ultima mia lezione. Stavo firmando il registro, dando le spalle agli alunni. Quando mi voltai, li vidi tutti in piedi sui banchi che mi facevano il saluto del Capitano dell’Attimo fuggente.

Come ha maturato la decisione di insegnare il latino agli anziani del suo paese?

L’idea di insegnare il latino agli adulti (non solo agli anziani) non è stata mia, ma di Roberta Falcioni, che lavora come volontaria in biblioteca. Io ero un po’ scettico, perché pensavo che una lingua “morta” non interessasse a nessuno. E invece…

Noto che tra le sue passioni ci sono anche la storia e la cultura dell’Ossola…

Sto preparando un dizionario dei cognomi dell’Ossola, arrivato a oltre 700 pagine, e un altro sui dialetti del Verbano, Cusio e Ossola. Ci sto lavorando da parecchi anni, ma siccome c’è sempre qualcosa di nuovo da aggiungere, non mi decido mai a pubblicarli. Due anni fa ho partecipato alla pubblicazione di tutte le genealogie delle famiglie storiche del mio paese, frutto di un lavoro di squadra durato vent’anni circa. Ne abbiamo ricavato “Gente Nostra”, un volumone di oltre 800 pagine che è andato a ruba. Grazie alle ricerche genealogiche, siamo riusciti anche a ricostruire la storia di un nostro compaesano, un venditore ambulante di stampe, Giovanni Castione, che quasi duecento anni fa venne assassinato a 16 anni per rapina in un villaggio olandese, Oirschot, dove ancora oggi è ricordato. Nel settembre scorso, in occasione dei 180 anni dal delitto, siamo stati invitati a Oirschot e accolti con tutti gli onori. Tra le altre cose che abbiamo in cantiere nei prossimi mesi c’è la presentazione del restauro, per ora virtuale, fatto al computer da Roberta Falcioni, di un affresco locale raffigurante un soldato spagnolo risalente al ‘500, riprodotto in alta definizione e in grandezza naturale, e la riedizione di un opuscolo sui ciechi di Colloro, nel comune di Premosello, pubblicato nel lontano 1893 dal prof. Albertotti dell’università di Modena, interessato a un fenomeno unico in Europa: la presenza di una vera e propria colonia di ciechi nella frazione premosellese. Un altro progetto in cantiere è una mostra sulla figura di Giuseppe Chiovenda, il noto giurista di origine premosellese, che verrà allestita proprio nella casa in cui nacque e morì, gentilmente messa a disposizione dal nuovo proprietario.

Cos’ ha provato quando è stato intervistato dalla Rai?

Quando la giornalista RAI Caterina Doglio mi ha telefonato da Roma, ho pensato a uno scherzo, ma poi ho capito che diceva sul serio. Aveva letto sulla Stampa l’articolo di Cinzia Attinà sul mio corso di latino.

Per lei, il latino non è certo una lingua morta, perchè?

Il latino non è morto. Italiano, francese, portoghese, spagnolo, rumeno, oltre ad altre lingue minoritarie e a una miriade di dialetti, sono il risultato di una serie di trasformazioni del latino di 2000 anni fa avvenute generazione dopo generazione. Latino e italiano sono come due foto della stessa persona scattate quando essa aveva due e quaranta anni. Non sono persone diverse, ma la stessa persona “còlta” in epoche diverse. Se poi pensiamo al latino classico, quello che ci hanno lasciato gli scrittori antichi, non dimentichiamo che esso è stato la lingua della cultura europea almeno fino al ‘700. Nelle università medioevali e moderne le lezioni si svolgevano in latino. Il vocabolario di gran parte della scienza e della cultura occidentale è zeppo di latinismi. I termini medici sono spesso in latino, come i nomi scientifici di animali e vegetali. In Ungheria fino alla metà del Novecento le pagelle degli istituti superiori erano in latino. In Finlandia esiste una radio che trasmette annunci in latino…

C’è uno scrittore o poeta latino che ama in modo particolare?

Se mi sono iscritto a Lettere antiche lo devo soprattutto a Catullo, un poeta che ho cominciato ad apprezzare a 15 anni.

Ha un sogno nel cassetto?

Un sogno nel cassetto? Più di uno. Tra questi, la pubblicazione di una Storia di parole greco-latine che sono entrate nelle lingue e nei dialetti attuali e che fanno parte della cultura occidentale e – perché no? – anche mondiale.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s