Claudio Bollentini La Novalesa a Velate

Torna a Varese, dopo un anno monastico, Claudio Bollentini, e torna in veste di scrittore.

Un anno fa Bollentini decise improvvisamente di chiudere il blog La Bissa e di lasciare il lavoro, per rigenerarsi in una minuscola comunità benedettina che opera nel silenzio dell’abbazia di Novalesa, ai piedi del Moncenisio in Piemonte.

Durante l’anno sabbatico, nell’antica biblioteca dei monaci, Claudio scopre milletrecento anni di cronache e leggende, e anche una preziosa pergamena del XII secolo.

Ne nasce l’idea di La Novalesa, un romanzo che è la testimonianza di un viaggio nel tempo e nelle dinamiche umane, che restano sempre le stesse.

Sabato 23 febbraio, alle 15, al Battistero di Velate, dialogando con Carla Tocchetti, l’autore racconterà l’esperienza monastica rapportandosi al mondo attuale.

Il libro è diviso in sette parti, come le sette ore della preghiera benedettina che accompagnano i differenti momenti della giornata ed è dedicato alla Novalesa, che nel 2026, compirà 1300 anni di vita, per vivere, interpretare e contemplare, con i piedi nel terreno della storia, ma con lo sguardo dell’intelligenza e della sapienza verso il futuro.

Nella consapevolezza che conservare la cultura, saperi e valori eterni, testimoniare una fede, al di là della sensibilità, sia un patrimonio comune dell’umanità, una ricchezza indiscutibile a vantaggio del mondo intero.

Ma quale storia nasconde l’Abbazia?

Il 30 gennaio 726 il nobile franco Abbone fondò il monastero di Novalesa dedicandolo ai santi Pietro e Andrea, ben presto divenne un centro di preghiera, di operosità, tra agricoltura, assistenza ai pellegrini in transito e trascrizione di codici.

Il periodo più florido fu il IX secolo, anche per la presenza di grandi abati, come Eldrado, in seguito proclamato santo.

Verso il 906 il monastero fu distrutto da una banda di Saraceni ma i monaci fuggirono a Torino, poi nella Lomellina, dove fondarono il monastero di Breme.

In seguito i villaggi della Valcenischia, Ferrera, Venaus, Novalesa con il suo monastero, che nel frattempo era stato ricostruito, divennero una diocesi autonoma che durò per diversi secoli.

Nel 1802 Napoleone affidò all’abate Antonio Gabet e ai monaci Trappisti di Tamié, in Savoia, la gestione dell’ospizio sul valico del Moncenisio, per aiutare le truppe francesi in transito.

Dopo la caduta di Napoleone, i monaci si stabilirono nell’antico monastero e nel 1821 si unirono alla Congregazione Cassinese d’Italia.

Con le legge di soppressione del 29 maggio 1855 da parte del Governo Piemontese, i monaci vennero costretti ad abbandonare l’abbazia.

Gli edifici, messi all’asta, divennero un albergo per cure termali, la biblioteca fu concessa al seminario, i manoscritti vennero trasferiti nell’archivio di stato di Torino.

Dopo varie peripezie,  nel 1972 il complesso monastico fu acquistato dalla Provincia di Torino, che la affidò ai monaci Benedettini provenienti da Venezia.

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