La storia di Artù ad Alessandria

Un giorno speciale, diverso, la primavera del Fai, per caso o forse per destino, incontro Artù, Lancillotto, Ginevra, una storia senza tempo, romantica e un po’controcorrente, una bella storia.

Le Sale d’Arte di Alessandria oggi si trovano nei nuovi locali dell’edificio che ha ospitato fin dalla seconda metà dell’Ottocento, il Museo, la Pinacoteca civica e la Biblioteca di Alessandria.
Il percorso museale, rinnovato negli arredi e nelle strutture espositive, propone al pubblico le più importanti opere e oggetti d’arte appartenenti alle collezioni del Museo e della Pinacoteca civica, in quattro sezioni espositive, con alla fine una riflessione sull’identità della città che affonda le sue radici nel Medioevo e nella civiltà comunale, con lo splendido ciclo di affreschi ispirati alle storie di Artù.

Le storie di Artù sono un ciclo di affreschi, commissionati alla fine del XIV secolo da Andreino Trotti, membro di un’importante famiglia alessandrina, per onorare la vittoria ottenuta nel 1391, al fianco di Gian Galeazzo Visconti, contro le truppe francesi.

Gli affreschi furono dipinti prima del 1402, anno di morte di Galeazzo Visconti e del Trotti, e vennero eseguiti da un artista proveniente dai cantieri di Pavia che ebbe come modello un codice illustrato delle storie di Lancellotto e di Artù.

Il ciclo è uno degli esempi più antichi della camera Lanzaloti, come erano chiamate le sale decorate con tali soggetti, che si sia conservato ai nostri giorni e testimonia il successo riscosso dall’iconografia arturiana in quel periodo.

La fonte letteraria degli affreschi è il Lancelot du Lac, il più famoso dei testi della saga cavalleresca di Re Artù, tratto dalla Vulgate Arthurienne di Chretien De Troyes. 

In origine le quindici scene del ciclo erano sulle pareti della grande sala di rappresentanza della Torre Pio V di Frugarolo, che fu curtis carolingia, poi castrum e mansio fornita di hospitium dei cavalieri gerosolimitani e in seguito residenza signorile di Andreino Trotti.

Dopo l’esito favorevole dell’impresa militare, il Trotti ampliò le sue proprietà e apportò una serie di modifiche alla torre di Frugarolo, innalzandola di un piano.

Della sala decorata si erano perse le tracce, quando venne ritrovata, nel 1971, nella torre ridotta a rudere e colombaia, fra infiltrazioni d’acqua, in condizioni disastrose.

Ma la bellezza degli affreschi fece scattare una mobilitazione che permise di staccarli e, al termine di un lungo e delicato processo di restauro, di presentarli al pubblico in una mostra nel 1999-2000, che poi divenne permanente e alle scene del ciclo si aggiunge un frammento raffigurante una Madonna in trono con bambino. 

Negli affreschi Lancillotto è riconoscibile dalla sigla L dipinta vicino a lui, mentre il compagno Galehot ha sempre lo stesso cappello e una corta barbetta bionda come dettava la moda del tempo, Ginevra ha una lunga treccia bionda che le scende lungo la schiena, mentre la Dame de Malohaut porta i capelli sul capo intrecciati con un nastro.

Aggiungo che la storia e l’iconografia degli affreschi mi è raccontata da due miniciceroni, studenti della Scuola Media, con una passione e un amore, oltre che competenza, davvero notevoli.

E’ la strada giusta, la bellezza salverà il mondo.

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