Sirmione la perla del Garda

Che allegria piena, distesa, Sirmione,

rivederti più bella di tutte le isole e penisole 

che Nettuno solleva sulle acque diverse

dei laghi trasparenti o del mare immenso. 

Quasi non credo d’essere lontano dalla Tinia, 

dalle terre bitinie e guardarti sereno.

Vi è felicità più grande che scordare gli affanni, 

quando la coscienza si annebbia nella fatica 

di viaggiare e si torna alla nostra casa

stremati per riposare in quel letto sospirato? 

Di tutte le fatiche questo è l’unico premio.

Sirmione, bellissima, mia, rallegrati

e rallegratevi anche voi onde lidie del lago:

risuonino nella casa solo grida di gioia.

(Carme 31 di Catullo)

Per i grandi viaggiatori che giungevano dal Nord brumoso, i panorami del Lago di Garda, erano i primi scenari solari e mediterranei che incontravano. Oleandri a perdita d’occhio, oliveti, limonaie, spiagge, acque blu e profonde. Ma anche torri e castelli e grandi montagne a picco sullo specchio d’acqua del Benaco da attraversare per giungervi, come in ogni storia gotica che si rispetti.

Non solo i grandi viaggiatori e scrittori del Nord, ma anche D’Annunzio e Carducci rimasero folgorati dalle bellezze del Garda. Il primo prese casa e ne fece un vero e proprio monumento, il secondo nell’ode barbara, intitolata Sirmione, scrisse e decantò le bellezze del luogo. Ci passò anche Ezra Pound, poeta americano del ’900, il quale incontrò proprio a Sirmione l’amico James Joyce.

Quando arrivi a Sirmione, già ti piace, l’ingresso al delizioso nucleo storico è presidiato dall’imponente castello-fortezza, la Rocca scaligera, molto ben conservata e risalente al duecento, quando fu costruita per volere di Mastino I della Scala.

L’arco che devi attraversare per entrare nel borgo vero e proprio ti da’ l’impressione di una porta del tempo. Il castello con i suoi merli ben definiti e le viuzze, un po’ strette, i negozietti pieni di colori, di fiori, di cappelli di paglia, di vini, di dolci.

Con la sua incantevole e strategica posizione naturale, sulla riva lombarda del Lago di Garda, Sirmione è sempre stata un posto adatto all’insediamento fin dall’antichità.

Il nome deriva da “syrma”, ossia “coda”, proprio come la penisola che si sviluppa sottile e si estende per circa 4 km nel cuore del Benaco.

La sua storia iniziò nel neolitico padano con i primi insediamenti umani, per poi sotto l’era del Bronzo (3500 – 1200 a. C) testimoniati da una serie di palafitte lungo le sponde del lago, come Maraschina, porto Galeazzi e San Francesco. Rinvenimenti isolati dello stesso periodo si sono avuti anche in alcuni punti della cittadina dal lido delle Bionde, via Antiche Mura fino ai giardini presso San Salvatore.

Dal I secolo a.C. la penisola divenne un luogo di soggiorno per le ricche famiglie veronesi, come quella dei Valeri, di cui faceva parte il poeta Catullo, che in un carme canta la bellezza di Sirmione e viveva nella due grandi ville romane, quella nota come “Grotte di Catullo” e quella rinvenuta in anni recenti fra piazzetta Mosaici, via Vittorio Emanuele e via Antiche Mura.

Ai piedi della penisola c’era la strada che univa le città romane di Verona e Brescia, mentre nella zona di Lugana Vecchia, era situata una stazione di sosta per i viaggiatori, la Sermione mansio, documentata già nell’Itinerario Antonino del III secolo d.C.

Nel IV-V secolo d.C. Sirmione era un luogo fortificato di controllo del basso lago, con una muratura di difesa lungo la penisola, mentre un piccolo nucleo abitato si era stabilito all’interno e dall’ultimo quarto del VI secolo, era presente un insediamento documentato da resti di capanne e di una necropoli.

Tenne la sua posizione strategicamente importante, tra la pianura e la parte meridionale del lago, territorio di confine della signoria scaligera e poi dal XV secolo dalla Repubblica veneziana fino alla sua caduta nel 1797.

Dopo un’economia basata sulla pesca sulle colture tipiche della zona, come l’olivo, la vite, il gelso, nell’ottocento grazie alla presenza di acque termali, nasce il turismo legato alle terme, che ancora oggi è il cuore dell’economia di Sirmione.

Con una passeggiata panoramica tra stradine medioevali che conduce verso il promontorio, dove nelle belle giornate si può godere una splendida vista sul lago e sulle montagne del nord, si arriva alla Rocca Scaligera, posta a guardia dell’unico punto d’accesso meridionale al centro storico, difesa da un fossato pattugliato ora da cigni e anatre. Il castello conserva perfettamente le antiche vestigia, come due colonne militari, un ciborio longobardo del VIII secolo, e soprattutto la darsena, che era un rifugio per la flotta scaligera, oltre a un lapidario romano e medievale.

Nei pressi è di particolare interesse è la piccola chiesetta di Sant’Anna, che sorge proprio a due passi dall’ingresso della Rocca Scaligera e del ponte levatoio. Dedicata alla madre della Madonna, fu costruita a cavallo tra il Trecento e il Quattrocento, quando fungeva da cappella della guarnigione veneta, posta a difesa della rocca. All’interno sono presenti affreschi votivi del Cinquecento, un dipinto su pietra raffigurante la Madonna e uno stemma degli Scaligeri. L’accesso è poco appariscente ma una volta varcata la soglia, si rimane impressionati dall’elegante volta in pietra lavorata a mano che troneggia sopra l’altare e dipinta con colori tenui. Ha la particolarità di essere aperta anche di sera.

L’imponente torre che si trova vicino a quelle merlate del castello fa parte della chiesa di Santa Maria Maggiore, risalente al XV secolo, con al suo interno tesori artistici come una Madonna lignea, alcuni stalli in oro e il pulpito.

Ancora più antica è la chiesa di San Pietro in Mavino, del VIII secolo e edificata sotto i Longobardi, poi ristrutturata nel XIV secolo, con affreschi dipinti nei secoli dal XII al XVI, oltre a un campanile romanico del 1070.

All’estremità della penisola di Sirmione, in un ambiente di eccezionale fascino, si trovano i resti della prima delle due grandi ville romane, nella zona archeologica chiamata le Grotte di Catullo, raggiungibili solo a piedi o da aprile a ottobre, con il trenino elettrico, in partenza dal piazzale antistante lo stabilimento termale.

Considerata la testimonianza più importante tra i ritrovamenti del periodo romano nel lago di Garda, il sito archeologico è anche uno degli esempi più significativi di villa romana rinvenuta nel nord Italia.

Il complesso si estende su un’area di circa 20.000 metri quadrati ed è databile verso gli inizi del I secolo d. C, quando vi abitava un membro della nobile famiglia dei Valeri, che era diventato console sotto Augusto.

Il piano nobile, cuore della casa romana, si sviluppava intorno al grande giardino-peristilio, mentre le zone residenziali erano situate a nord e a sud e i lunghi corridoi terrazzati che correvano sui lati est e ovest venivano utilizzati per le passeggiate sul belvedere.

Sul lato meridionale c’era l’ingresso principale, che conduceva al terzo livello, mentre gli altri due ingressi a nord e a ovest venivano usati per accedere al primo e secondo livello. A destra dell’ingresso al sito archeologico si trova l’Antiquarium, che oltre alla pianta generale della villa, ospita testimonianze fotografiche degli scavi e dei restauri e reperti particolarmente interessanti, come mosaici pavimentali, oggetti in bronzo e ceramica, frammenti di stucchi e affreschi e una scultura raffigurante la testa di uno dei Dioscuri.

Sirmione vuol dire dedicare anche qualche ora di benessere alle note e storiche terme di Aquaria e godere dei benefici della sua acqua.

Ma le cose da fare non finiscono qui, la cittadina di giorno offre spiagge, calette e lidi vari, dove prendere il sole e fare il bagno. Spazio anche ovviamente allo shopping, dal lusso ai prodotti enogastronomici, che fanno di questa zona un polo rinomato.

La sera la vita prende un altro ritmo, con locali di tutti i tipi e per ogni divertimento. Si comincia con gli aperitivi, in particolare quelli nella centrale Piazza Carducci, il salotto buono di Sirmione, dove tra i tavoli all’aperto si sono fermati un po’ tutti. In particolare la mitica Callas era solita fermarsi per il rituale Campari.

Non si può proprio lasciare Sirmione senza la promessa di tornarci, un pizzico di rimpianto nel riattraversare la porta del borgo.

 

 

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