Nevicò a Milano

Durante la nevicata del 1929, che lasciò 80 cm a Milano, a Mortara, in provincia di Pavia, nacque mia nonna Giovannina.

Mi ha sempre raccontato l’evento un po’ come una favola, la neve era così alta che l’ostetrica non riusciva a raggiungere la cascina e quando finalmente arrivò nonna era già nata, era cosi minuta che l’avvolsero nell’ovatta, per non farle male.

A sentire lei, quasi l’avessero avvolta in una neve calda, morbida, soffice.

Ma fu nel secondo dopoguerra che si ricordano tre grandi nevicate, passate alla storia, che lasciarono un segno profondo nella storia milanese e non solo.

Nell’inverno 1946-47 ci fu un clima particolarmente rigido ovunque, con tre mesi consecutivi molto freddi, cosa rara per una regione come la Lombardia, dove le ondate di freddo più intense raramente superano la durata di un mese e mezzo, infatti, neanche i rigidissimi inverni del 1929, 1956 e 1985 ebbero tre mesi consecutivi di freddo intenso.

Ma a Milano il febbraio 1947, oltre per le ferite ancora aperte dalla guerra, è ricordato soprattutto per le sue grandi nevicate, come quella tra il 3 e il 4, in cui caddero, tra le 19 e le 14, ben 49 cm di neve, che paralizzarono la vita cittadina, anche se furono seguiti, in serata, dalla pioggia.

La paralisi dei trasporti fece riapparire dopo decenni la trazione degli animali in aiuto ai mezzi pubblici.

Inoltre la neve fu abbondantissima su buona parte del Nord Italia: mezzo metro cadde a Como, a Lecco, Pavia, Piacenza, Novara, oltre che una ventina di cm anche a Genova.

In totale quel febbraio registrò 20 giorni di gelo, 2 di ghiaccio, e 82,2 cm di neve complessiva, infatti nevicò anche l‘1, il 18 e il 28 del mese.

A Milano Brera la temperatura minima media mensile fu di -1,14°C, la media massima di +2,89°C.

Nel 1956 fu appunto la volta della leggendaria nevicata del ’56, determinata da un insieme di elementi che crearono una situazione meteorologica difficilmente ripetibile, in quanto la coincidenza di così tanti fattori, tutti responsabili del raffreddamento dell’aria nei bassi strati dell’atmosfera, è molto rara. L’elemento base del fenomeno fu la discesa di una vasta massa di aria gelida dal Circolo Polare Artico, attraverso la Scandinavia, a tutta l’area dell’Europa settentrionale, che si verificò a fine gennaio, che determinò un forte raffreddamento del suolo sull’Europa centro orientale, con conseguente formazione di una vasta area di alta pressione, dovuta al fatto che l’aria fredda è più pesante dell’aria calda.

Contemporaneamente sul Mediterraneo si formò una vasta depressione, alimentata da aria artica proveniente dalla Siberia, attraverso il nocciolo freddo europeo, che dava origine a un’intensa nuvolosità che, nella penisola, si trasformò in continue nevicate.

In Italia i primi effetti dell’ondata fredda si manifestarono il primo febbraio, quando a Trieste la bora cominciò a soffiare con raffiche di vento che superarono i 130 km/h, portando la temperatura a -8°C, e contemporaneamente a Milano cominciò a nevicare mentre bufere di neve imperversarono sul Lago Maggiore, sul Lario e nelle vallate attigue.

Milano era uno spettacolo davvero eccezionale, con la neve che copriva del tutto le strade, molte case mancavano di corrente e pochi passanti sfidavano il gelo per andare a lavorare o comprare quello che serviva per il pranzo e la cena.

I bambini però si divertivano davvero, con lo slittino, a scendere per le vie coperte di neve, sfidandosi a chi era il più bravo nella corsa.

A Venezia il termometro scese fino a circa -6°C, con raffiche di bora che raggiunsero 98 km/h a Bologna, ci fu un’intensa nevicata che ricoprì la città con uno strato di circa 20 cm, mentre nelle valli, il nevischio, gelandosi al suolo, aveva trasformato le strade in piste ghiacciate e i corsi d’acqua erano gelati oltre gli 800 metri di altezza.

Il giorno 2 nevicò su tutta l’Italia del nord, mentre le temperature si abbassarono ulteriormente restando spesso sotto lo zero anche in pieno giorno, poi le nevicate si succedettero a più riprese per tutto il mese.

All’inizio di marzo si ebbe una temporanea interruzione, ma verso il 10 del mese ci fu una ripresa che durò per quasi una settimana.

In quei giorni si toccarono temperature eccezionalmente rigide, come Plateau Rosà 11 febbraio -34,0°C; San Valentino alla Muta (Passo Resia) 11 febbraio -28,2°C; Torino Caselle 12 febbraio -21,8°C; Bergamo 15 febbraio -20,1°C; Vicenza 15 febbraio -18,6°C; Verona 15 febbraio -18,4°C; Milano-Malpensa 13 febbraio -17,8°C.

Il fenomeno provocò forti emozioni nella mente di tutti gli italiani tanto da essere ricordato nella canzone La nevicata del ’56 di Franco Califano, interpretata da Mia Martini.

Ma il terzo inverno più freddo del Novecento fu quello del 1985.

Quella volta l’inverno sembrava non voler arrivare, gli ultimi mesi del 1984 furono particolarmente miti, con temperature straordinarie sia in montagna sia in pianura, che raggiunsero e superarono anche i venti gradi.

Ma dopo il caldissimo Natale, fin dai primi di gennaio, giunse l’aria fredda che andò a colpire bruscamente il centro sud Italia, portando la neve sulle colline e a tratti anche sulle coste adriatiche, facendo crollare le temperature nel giro di 24 ore di oltre 10 gradi.

La Liguria inizialmente era tra le regioni più calde d’Italia, ma una massa gelida di matrice russo-siberiana, fece scendere drasticamente le temperature su tutto il centro nord, nella seconda decade del mese, con la colonnina di mercurio abbondantemente sottozero in tutta la Val Padana.

Si raggiunsero oltre i -20 gradi in Toscana grazie all’effetto albedo e a Pavia si rilevarono ben oltre i -18 gradi. Anche a Genova, si toccarono i -10 gradi, e ad Albenga il record assoluto di -13, mentre Francia e Spagna non furono risparmiate dal grande gelo, con -17 a Marsiglia e ben -10 gradi a Barcellona, quest’ultima interessata da una nevicata record di oltre 50 cm, nei giorni precedenti.

La prima decade del mese è ricordata anche dall’ormai famosissima nevicata del 6 gennaio su Roma, in cui caddero inaspettatamente, una ventina di centimetri bloccando, di fatto, la capitale colta di sorpresa e impreparata.

A metà mese, invece una depressione centrata sul Mar di Sardegna, iniziò a dirigersi verso nord, richiamando aria sciroccale e calda su tutta la Val Padana e le Alpi. Fu proprio grazie al gelo nei bassi strati (detto anche cuscino padano), sovrastato da aria più mite, che arrivarono le grandi nevicate su Liguria, Piemonte e Lombardia e Toscana.

Caddero più di 25 cm di neve a Genova, oltre 40 nella pianura padano – veneta e persino il Milanese fu letteralmente sepolto di neve, tanto che Milano registrò a fine evento, dopo 72 ore di nevicata, ben 100 cm in centro città.

La coltre di neve raggiunse i 110 cm a Como, i 122 a Varese, i 90 di media nell’altomilanese e novarese. 60 furono i cm nella bergamasca, oltre il metro nelle vallate. Dai 130 ai 160 cm nelle zone a ridosso delle Alpi, da Domodossola a Trento.

Nel Loanese vi furono accumuli nevosi sul Monte Carmo elevatissimi, con gli alberi di nocciolo e ulivo praticamente sepolti e si stimarono oltre 2 metri di neve in vetta.

Tutta l’Insubria e il Nord vennero praticamente bloccati. Fu un fenomeno che creò disagi e gravi danni a strade, case ed edifici per un totale di oltre 250 miliardi di lire e per liberare il capoluogo lombardo fu necessario l’intervento dell’esercito.

Alcune strade furono rese agibili addirittura solo dopo l’intervento dei carri armati usciti dalla caserma Perucchetti, ubicata in centro.

Furono attivati anche tutti i battaglioni di stanza nelle varie città. Lo scenario di Milano in quei giorni era davvero surreale, nelle strade totalmente imbiancate si riversarono orde di bambini in slittino e di adulti in sci che cercavano di raggiungere il posto di lavoro.

Il Monte Stella preso d’assalto come fosse una località sciistica alpina. Ma l’incredibile mole di neve provocò diversi crolli nel capoluogo lombardo, dal tetto dello storico velodromo Vigorelli, allo sfondamento della copertura poi alla completa distruzione del nuovo palazzo dello sport, costruito solo nove anni prima, davanti allo stadio di San Siro, che non venne mai più ricostruito.

Ci furono feroci polemiche contro l’amministrazione comunale, rea di aver messo a disposizione un numero esiguo di spazzaneve.

Ma venne ricordato, però, che gran parte delle attrezzature antineve della metropoli lombarda erano state precedentemente inviate a Roma, dove erano rimaste bloccate a partire dal 6 gennaio, a causa della prima anomala precipitazione nevosa nella capitale.

Le scuole rimasero chiuse per una settimana un po’ ovunque con disagi notevoli per tutte le attività in generale.

Il 1985 è ancora oggi nella storia, non solo per le nevicate abbondanti, ma per i record di temperature minime in tutto lo stivale, a Milano -14, Torino -11, Genova -9, Verona -18, Firenze -24, Roma -11 e Napoli -5.

Pubblicato su: www.labissa.com 

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