Quanta atmosfera e storia di Lombardia in quel di Gaggiano

Una domenica d’inizio estate, sulle rive del Naviglio grande, dove la pianura finisce per sfociare nella grande Milano, dove il Naviglio riflette le casette colorate, le ville, i ponti, la Chiesa…

Gaggiano, che per una parte della mia vita è stata casa…con Albairate, Abbiategrasso, Robecco, Cassinetta, Magenta, tutta quella zona ai confini della grande Milano.

Lì ho passato la mia infanzia e la mia adolescenza, girellando in bici sulle rive del Naviglio, riempiendo cestini di more, cogliendo le margherite, apprezzando luoghi, che pur essendo a pochissimi chilometri dalla metropoli, hanno conservato tradizioni, consuetudini, modi di vivere ormai inusuali.

Ancora si vedono i cortili, le ringhiere, i piccoli negozi dove la vita aveva sicuramente un ritmo diverso, più lento, forse più umano….

E’ stato davvero un piacere tornare, rivedere, ritrovare tutto, ma più bello, più ordinato, quasi rimesso a nuovo. Quanti ciclisti, grandi e piccolissimi si godevano il sole…

E’ stata davvero una gioia…..

A pochi chilometri da Milano, Gaggiano viene ricordato anche grazie al Naviglio Grande il cui scavo, avviato attorno al 1177, si concluse all’inizio in questo borgo.

Riguardo al nome, una leggenda popolare vuole che l’abitato fosse stato chiamato Gaggiano perché vi erano molte gazze; fino all’800 era, infatti, ancora noto come Gazzano o Gazano. Il toponimo potrebbe anche essere derivato dalla parola longobarda “gehage” che significa “bosco recintato”, il borgo in antichità si trovava infatti ai margini di un bosco che iniziava a Cesano Boscone.

Lo sviluppo si ebbe con l’unione nel tempo delle varie cascine legate ai diversi poderi, che nel corso degli anni erano divenute sedi di comunità religiose con giurisdizioni territoriali ben delimitate; così si possono ritrovare, già prima dell’anno mille le varie parrocchie di Fagnano, Barate, Gazano, Montano, Bonirola, San Vito, Sporzano e Vigano.

Notizie sulla sua storia arrivano da una serie di documenti subito dopo l’anno Mille, nel 1038 Anselmo Avogadri vendette un terreno a Yborino, antico nome di Bonirola, Fagnano compariva in un documento del 1045, furono comprati terreni a Barate nel 1054; un Leopertus de Vigano è citato nel 1118, due monache, Valdrata e Truita, fondarono un monastero a Montano nel 1137, nel 1148 avvenne uno scambio di beni a Sporzano.

Gaggiano, proprietà dei milanesi Girardo e Giovanni Boccardi nel 1146, ospitò nel 1159 l’accampamento di truppe fedeli al Barbarossa è vi nacque un preposto di Lodi, Alberto da Gaggiano, che nel 1168 ricevette dall’Arcivescovo Galdino l’intimazione di lasciare il partito dell’imperatore tedesco. Nel 1274 il Carroccio dei milanesi sostò a Gaggiano mentre era diretto contro i pavesi.

Il paese è attraversato dal canale artificiale del Naviglio Grande; corso d’acqua derivato dal Ticino la cui costruzione risale al 1177, era chiamato “navigium de Gaggiano” o “Gazano” e in un primo tempo arrivava fino a Castelletto di Abbiategrasso e solo nel 1233 venne fatto proseguire sino a Gaggiano e Trezzano.

Il Naviglio, che fu navigabile fin dal 1270, favorì già dal Medioevo i trasporti verso la città e, con l’apertura di numerose bocche che distribuiscono le sue acque, portò allo sviluppo dell’agricoltura e alla creazione d’insediamenti agricoli, spesso per opera di ordini religiosi, i Certosini nella frazione Vigano, i Benedettini con la Cascina Montano e le monache di Sant’Agostino a San Vito.

Il primo ponte, reso pedonale nel 1836 quando ne venne costruito un secondo più a monte, è del periodo in cui Beno de’ Gozzadini ordinò il prolungamento del canale verso Milano, venne ricostruito in pietra nel Cinquecento e rifatto solo dopo la distruzione operata dall’esercito austriaco in ritirata in seguito alla sconfitta nella battaglia di Magenta del 4 giugno 1859.

A Gaggiano, lungo il percorso del canale, furono attive fino all’Ottocento una fornace e una lavanderia, nella frazione di Carbonizza, oltre all’attracco del battello che faceva servizio di trasporto per merci e passeggeri tra  Boffalora e Milano. Da non dimenticare i numerosi lavatoi, testimonianza della sua influenza nella vita quotidiana del paese.

I tre edifici di più antica data e di maggiore interesse si affacciano sul Naviglio Grande: sulla riva destra, il Palazzo Venini-Uboldi, su quella sinistra il Santuario di Sant’Invenzio e il cinquecentesco Palazzo Stampa-Aloardi o Palazzo Marino.

I lavori per la costruzione del Palazzo Venini-Uboldi iniziarono nel 1719 grazie a Giorgio Venini che nel 1744, mentre stava per morire, lasciò questo compito al fratello più giovane, Francesco.

Nel 1750 Francesco aggiunse al palazzo l’oratorio, che prese il suo stesso nome, dedicato a san Francesco e furono i suoi nipoti, i Cozzi, figli della sorella Maddalena, ad aggiungere all’Oratorio la torretta campanaria nel 1758.

Nel 1786 vennero poste ai due lati dell’ingresso lapidi in cui si ricostruisce l’origine dell’edificio e nel 1791, Pietro Cozzi, erede di Giorgio e Francesco Venini, lasciò nel suo testamento il desiderio o meglio la disposizione  di fondare la prima scuola pubblica di Gaggiano, destinata ai giovani residenti in paese, Venne chiamata la Scuola dei conti, per una delle materie che vi si sarebbero dovute insegnare a cura di un maestro, che oltre allo stipendio da attingere alla rendita del capitale, avrebbe avuto l’uso gratuito di una camera e di un orto posto dietro al palazzo.

Attraverso successivi passaggi di proprietà, o a titolo ereditario, o per vendita, il Palazzo arrivò al nobile Pompeo Calvi, noto come pittore.

Il Palazzo Venini Uboldi ha una pianta a U, la cui base è il corpo principale rivolto a nord, verso il Naviglio e le due braccia da costruzioni di servizio sono allungate verso sud e si avvicinano nella parte terminale per condurre all’ingresso del giardino.

Alla fine dell’Ottocento c’erano dodici locali al piano terra, sedici al primo e dieci al secondo, con una serie di affreschi distribuiti soprattutto sulle pareti dello scalone, oltre a due rogge in uscita dal Naviglio che andavano ad alimentare il giardino prima di proseguire verso la campagna.

E’ ancora visibile una porticina sul lato orientale che, in origine, aveva un ponticello fisso sopra la roggia Delfinona, oggi coperta da Via Gramsci.

Il Santuario di Sant’Invenzio che si affaccia sul Naviglio è l’ultimo rifacimento di una chiesa esistente nel Duecento. L’edificio antico venne seriamente danneggiato nel 1541, quando Massimiliano Stampa fece tracciare una strada per condurre al suo palazzo, ciò rese necessario un primo rifacimento, che lasciò però immutata la struttura della chiesa.

Nel 1618 furono avviati i lavori per una costruzione del tutto nuova e nel 1757 fu deciso di rimettere mano all’edificio col sostegno di Francesco Venini che aveva appena terminato la costruzione del proprio palazzo, di fronte alla chiesa, sulla riva opposta del Naviglio.

L’affresco più noto è quello trecentesco della Madonna delle Grazie, di cui un restauro degli anni Novanta ne ha reso possibile la datazione, 1388 e il nome del probabile autore, un pittore di nome Erghieri.

L’ingresso principale di Palazzo Marino è sulla sponda del Naviglio, attraverso un’esedra di sei pilastri sormontati da vasi in pietra, che recavano lo stemma della famiglia Cantoni, mentre al centro si trova un cancello oltre il quale un viale d’accesso conduce al Palazzo.

L’edificio ha subito diversi rimaneggiamenti ma conserva la pianta a U, il pianterreno presenta un portico con cinque archi ed è diviso da un passaggio centrale che lascia intravedere la prosecuzione del viale con porta alla campagna; sotto il portico ci sono l’ingresso all’abitazione del fittavolo e, a sinistra, lo scalone che si trova nell’avancorpo sinistro della costruzione.

Il Palazzo è ancora circondato dagli edifici rustici dell’azienda agricola, mentre sono scomparsi del tutto la fontana che si trovava al centro del piccolo piazzale prospiciente il portico, la grande stalla che conteneva oltre cento mucche da latte e la pileria per la lavorazione del riso.

Legata al Palazzo è la leggenda cosiddetta di Ara bell’Ara, che vede il banchiere Tommaso Marino come un vecchio violento e licenzioso. La giovanissima Ara Cornaro venne fatta rapire a Milano, imprigionata nel palazzo e poi uccisa per esasperazione, poiché non cedeva ai suoi desideri.

Nella campagna tra Noviglio e Gaggiano, si conserva un altro edificio che merita di essere citato la Certosa di Vigano Certosino a ricordo dei monaci della Certosa di Pavia che la edificarono in seguito alla donazione delle terre di Vigano da parte di Gian Galeazzo Sforza.

Nei documenti viene descritto come antico castello quella che, divenuta una sede stabile di rappresentanza dei Monaci Certosini, fu ultimata nel 1511 dal pavese Bernardino de Rossi commissionato dai monaci della Certosa di Pavia. La struttura è composta da elementi che risentono dell’influenza certosina, la trasformazione da fortilizio in locale casa certosina, ha dato origine a un complesso agricolo razionale ma di fascino, organizzato attorno a un cortile con portici. All’interno dell’Oratorio di Sant’Ippolito si trovano affreschi cinquecenteschi attribuiti ad Aurelio e Giampietro Luini, figli del celebre Bernardino Luini.

La sala capitolare racchiude  soffitti a volte decorate su colonne di granito. Cartigli con la sigla Gra Car, Gratiarum Chartusia, testimoniano la dipendenza dalla Certosa di Pavia. Edificio più volte segnalato come uno dei luoghi del cuore del FAI.

Nella seconda settimana di settembre si tiene la storica festa della Certosa, con diverse manifestazioni culturali e religiose.

Gaggiano, inserito nel Parco Agricolo Sud di Milano, gode del fatto di essere uno dei comuni più verdi dell’hinterland milanese, infatti solo il 20% del territorio è stato urbanizzato, mentre il restante è da sempre impiegato nell’agricoltura, con diversi tipi di colture.

Ha mantenuto nei secoli, i suoi tratti caratteristici di borgo di campagna lombarda, con storici edifici bassi e razionali che si specchiano nell’acqua del Naviglio, conservando atmosfere d’epoca fra acciottolati, muri antichi e passeggiata sul canale.

Naviglio che in primavera ed estate è attraversato dai battelli che proprio a Gaggiano, trovano uno dei suoi approdi.

Per le sue atmosfere e caratteristiche, è stato più volte un vero e proprio set cinematografico e televisivo. Tra questi Asso e Segni Particolari: bellissimo di Celentano. Un povero ricco con Renato Pozzetto. Il Cosmo sul Comò di Aldo, Giovanni e Giacomo, I mostri oggi, film ad episodi con attori vari e Un’estate ai Caraibi dei Fratelli Vanzina.

Gaggiano è legata a una delle storiche maschere del teatro lombardo, in questo caso milanese nata nel XVII secolo.

Beltrame de Gaggia (da Gaggiano), detto anche “de la Gippa“, per via dell’ampia casacca che solitamente indossa, rappresenta il personaggio di quello che veniva da fuori, del contadino stolto e fanfarone, capace solo di commettere grandi stupidaggini, volendosi mostrare più signore di quanto non sia. Secondo la tradizione la maschera deve la sua nascita dall’attore Niccolò Barbieri.

Rimase per molto tempo la maschera milanese per antonomasia, lascerà in seguito il posto al Meneghino, ideato da Carlo Maria Maggi nel tardo 600.

Pubblicato suwww.labissa.com

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