Grandi chitarre in mostra all’Arengario di Monza

Una grande mostra dedicata al mondo della chitarra e ai suoi interpreti, a cura di Giulio Ceppi e Luigi Pedrazzi, è allestita all’Arengario di Monza, City of guitars. La chitarra come stile di vita, dal 10 maggio al 2 luglio.

Sarà possibile vedere più di novanta straordinarie immagini realizzate da quattro fotografi del rock, Massimo Barbaglia, Gigliola Di Piazza, Bruno Marzi e Angelo Radaelli, con oltre trenta chitarre che hanno segnato la storia, il tutto a cura di Arteutopia e Clarart, in collaborazione con il Comune, la rivista Rolling Stone e l’azienda Gibson.

Chitarra spesso strettamente legata ai propri interpreti e che hanno un nome proprio come la mitica “Lucille” di B. B. King, uno dei migliori interpreti dello strumento.

La chitarra nel rock è il simbolo che caratterizza il sound di una band, più di ogni altro strumento. E’ un vero e proprio stile di vita: una passione che ha raccolto generazioni e non conosce declino, anzi, appartiene alla quotidianità di molti, che in alcuni casi ormai unisce nonni, padri e figli.

E’ l’elemento che ha catturato di più l’immaginario collettivo della musica rock e pop, diventando in diversi momenti anche un simbolo di ribellione.

Nelle mani del musicista, specialmente se è un virtuoso, diventa un qualcosa in più, un mezzo con cui dialogare direttamente con il pubblico.

Clarence Leonidas “Leo” Fender iniziò la sua attività con un negozio di riparazioni di radio, fonografi e amplificatori, il Fender’s Radio Service, a Fullerton, in California. Inoltre progettava amplificatori che noleggiava ai musicisti, poi con Clayton Kauffman, detto Doc, altro appassionato di elettronica, fondò la K & F, che produceva amplificatori e strumenti elettronici.

La prima grande serie di amplificatori fu prodotta nel 1948, e realizzò una serie di apparecchi di successo a marchio Fender che continua tuttora.

Nel 1949, con il sostegno di George William Fullerton, altro talento dell’elettronica, Fender decise di produrre una nuova chitarra, con il manico in acero e il corpo in pino, chiamato Electric Spanish guitar prototipo e venduto a un ricco appassionato per 375.000 dollari. Don Randall, distributore del marchio Fender, suggerì il nome Esquire, che piacque anche a Leo proprio per la sua distinzione.

Nel 1951 uscì la Telecaster, con una serie di particolarità che le permetteva di passare dalle sonorità di una chitarra hawaiana a quelle della musica country per arrivare ai toni caldi del blues.

All’inizio del 1953 Leo conobbe il musicista Freddie Tavares, che iniziò a lavorare con lui a un nuovo modello di chitarra che sarebbe diventato un intramontabile simbolo per migliaia di musicisti, la Stratocaster.

La Stratocaster fece il suo esordio nel 1954 con un prezzo di listino di 249 dollari e numerose novità sostanziali, tra cui la forma più snella, con la spalla scavata che consentiva di accedere alle note più acute della tastiera.

La Fender Stratocaster, è diventata la chitarra più simbolica di tutti i tempi. Lega la sua fama, non solo al suo suono e al suo disegno, ma è strettamente legata al Festival di Monterey del 1967, dove una fu prima distrutta da Pete Townshend degli Who, usandola come una mazza contro batteria, amplificatori; un gesto poi ripreso da molti altri. Nello stesso festival fu data alle fiamme con l’alcol da Jimi Hendrix al termine della sua esibizione.

Le fotografie esposte sono novanta per un viaggio spettacolare nel mondo glamour dei musicisti, da B.B. King a Chuk Berry, da Carlos Santana a Steve Vai, Eric Clapton, Pat Metheny, Robert Fripp, Patti Smith, Joe Satriani, Jeff Beck, Caetano Veloso, Frank Zappa, Franco Mussida, Aerosmith, Kiss, artisti che usano la chitarra come qualcosa di unico. Immortalati nei loro momenti sul palco, anche in alcuni concerti storici.

E per gli appassionati si possono ammirare anche le chitarre, che vanno dalle varie versioni delle mitiche Fender Stratocaster, alla verde Rich Bich di Slash, da un Les Paul nero del 1973 ‘Black Beauty’ a una Yamaha SG 2000 Deep Purple di cui esistono solo due esemplari al mondo. Una Gibson Flying V reverse con manico al contrario fino alla Sg Custom del 1968 utilizzata da Angus Young degli Ac/Dc.

Inoltre in una serie di bacheche ci sono anche altri cimeli resi celebri da leggendari chitarristi, vere e propri simboli della chitarra elettrica dagli anni 70’ a oggi.

A completare la mostra una scultura raffigurante Jimi Hendrix a grandezza naturale, realizzata in acrilico e tecnica mista da Victor Togliani.

Aperture:

lunedì chiuso; da martedì a domenica 11-13/16-20;

giovedì apertura prolungata fino alle 23.

Ingresso 8 euro, ridotto 5.

Pubblicato su: www.labissa.com

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