Villa del Balbianello, affluenze da record tra storia e matrimoni

I laghi dell’Insubria, tutti, sono scenografie naturali e spettacolari senza pari.

Nel corso dei decenni queste sponde sono state oggetto di attenzione da parte dei nobili, da parte delle famiglie più ricche che ne hanno fatto un luogo per costruire, per creare magnifiche dimore, spesso circondate da giardini e parchi. Negli ultimi anni poi, è diventata ulteriore meta ambitissima dei “paperoni” di mezzo mondo, star del cinema e non solo.

Ora, molti di questi siti sono entrati a far parte della grande famiglia del FAI che, oltre a conservarne la bellezza, consente a tutti di goderne.

Per il secondo anno consecutivo, Villa del Balbianello a Lenno, sul lago di Como è il bene del FAI, Fondo Ambiente Italiano, più visitato in una stagione da record per la splendida dimora che, proprio adesso, ha toccato per la prima volta nella sua storia la quota delle 100.000 presenze.

Seguendo il trend del turismo sul Lario, un gran numero dei visitatori viene dall’estero, con un incremento quest’anno di turisti francesi, seguono inglesi, americani e australiani, oltre a cinesi, asiatici e arabi, diventando anche una calamita irresistibile per i turisti del nord Europa, in particolare dei paesi baltici.

Il consuntivo è decisamente positivo e anche superiore alle aspettative.

Oltre al turismo tradizionale, nelle statistiche, ha un ruolo notevole il cosiddetto “romantic-tourism”. Molte le coppie che, da tutto il mondo arrivano in Tremezzina per celebrare le nozze o più semplicemente per scambiarsi una promessa d’amore.

Il tutto in uno scenario da favola, dove c’è il valore aggiunto di pronunciare il fatidico ‘sì’ dove si sono uniti in matrimonio Anakin Skywalker e Padmé Amidala, lo jedi e la principessa protagonisti di Star Wars Episodio II° di George Lucas.

Eh sì, perchè sul Lario, spira da anni “l’effetto Clooney”, ma è stato proprio quel film Guerre Stellari: Episodio II° – “L’attacco dei cloni” del 2002, a dare un ulteriore impulso internazionale al fascino romantico del lago e soprattutto di Villa Balbianello.

La scena del bacio tra la senatrice Padmè Amidala (Natalie Portman) e il giovane Anakin Skywalker è stata ambientata proprio nella scenografia unica e inimitabile di Villa del Balbianello in quel di Lenno, dove poi sono state girate anche le scene del matrimonio della coppia che sono ormai scolpite nella storia della cinematografia. Il giardino panoramico a terrazze, il colonnato con pergolato e l’impareggiabile vista di lago e montagne, nella finzione cinematografica diventano l’idilliaco pianeta Naboo.

Il regista George Lucas, però non si fermò qui, ma riprese scene anche alla piana di Rogaro (terrazza naturale con vista lago tra i comuni di Tremezzo e Griante) e all’imbarcadero del Parco Civico “Teresio Olivelli” di Tremezzo.

Nel film il paesaggio lariano ha subito un ritocco al computer: sono state aggiunte due isole al centro del lago, le cupole sui tetti della Villa del Balbianello, le cascate e strani animali chiamati Shaak nella piana di Rogaro.

Diverse coppie da tutto il mondo hanno fatto visita alla Villa del Balbianello, producendosi in un’imitazione della scena del bacio tra Padmè e Anakin: alcune poi hanno anche spiritosamente replicato in pieno l’esperienza, sposandosi nella villa lariana, vestiti con abiti che erano copie fedeli di quelli della saga di “Guerre Stellari”.

Altro film che ha contribuito negli ultimi anni al fascino romantico di Villa Balbianello è stato l’episodio di James Bond in Casino Royale (2006). Il finale del film è tutto ambientato sul lago di Como e il protagonista Daniel Craig, nelle ultime immagini bacia Eva Green, proprio nello scenario di Villa Balbianello, per l’occasione trasformata in una clinica dove l’agente segreto trascorre un periodo di riposo dopo essere stato ferito.

Scene che sono diventate un vero e proprio spot per la Villa e tutta la Tremezzina.

Nel 2015 sono state 120 le coppie che si sono giurate amore eterno a Lenno. Fino ad oggi, nel corso del 2016, sono già stati celebrati 145 matrimoni e la villa è stata prenotata, per un centinaio di altre cerimonie nuziali per il 2017, mentre ci sono già state richieste d’informazioni addirittura fino al 2020.

E non sono “sposini” che arrivano da vicino, ma da Gran Bretagna, Usa, Australia, Svezia, Germania, Svizzera, Francia, Olanda, Brasile, Russia, ma anche Emirati Arabi, con una forte impennata dall’India.

E’ la vista, straordinaria e duplice sul lago, è quel non so che di sogno che avvolge questo posto, che lo rende particolarmente amato.

Per festeggiare questo nuovo record quest’anno Villa del Balbianello prolungherà la sua stagione fino all’8 gennaio, proponendo anche un originale presepe di grandi dimensioni che raffigurerà una riproduzione della villa e i suoi giardini in scala.

Da sempre una delle più belle ville del Lago di Como, Villa del Balbianello a Lenno si affaccia su un incantevole promontorio boscoso, sull’estrema punta del Dosso di Lavedo, che s’immerge nelle acque del lago dando vita a una piccola penisola. Ci si arriva solo a piedi, dopo una breve camminata, che porta alla cima del promontorio, sotto cui è costruita la villa.

Fu il Cardinale Angelo Maria Durini a edificarla verso la fine del XVIII secolo, sui resti di un convento francescano, di cui oggi rimane la facciata dell’antica Chiesa.

Dopo la morte del cardinale, la Villa passò al nipote Luigi Porro Lambertenghi, attivo liberale che, con Federico Confalonieri, finanziò il periodico “Il Conciliatore”, cui collaboravano noti intellettuali come Giovanni Berchet e Ludovico di Breme.

Il nobile volle niente meno che Silvio Pellico come precettore per i propri figli, che lo scrittore ricordò nelle Mie prigioni come “due giovinetti di belle speranze ch’io amava come figli miei (…). Dio sa, quante volte in carcere pensassi a loro!”.

Balbianello venne venduta al marchese Giuseppe Arconati Visconti, a sua volta implicato nelle cospirazioni del 1821 che, per sfuggire alla condanna a morte, fuggì con la moglie, Costanza Trotti Bentivoglio, in esilio volontario a Parigi e poi in Belgio, a Gaasbeek, dove a sua volta aiutò molti esuli italiani, come Berchet, Confalonieri, Mamiani e altri.

Tornati in Italia, si stabilirono in Piemonte, riaprendo nel contempo la Villa del Balbianello, a ospiti come Massimo D’Azeglio e sua moglie Luisa Blondel.

Alla morte di Giuseppe Arconati Visconti nel 1919, la dimora venne comprata dal generale americano Butler Ames, che la sottopose a un attento restauro e nel 1974 gli eredi la vendettero all’imprenditore Guido Monzino, appassionato esploratore e alpinista, membro di una delle più note famiglie della borghesia milanese, che si dedicò a una nuova opera di ristrutturazione, che interessò non solo gli edifici ma anche lo splendido giardino, cui venne conferito l’aspetto attuale, e riarredo completamente le stanze.

Fu lo stesso Monzino a decidere di lasciare la Villa, insieme con gran parte del Dosso di Lavedo, in eredità al FAI, che la gestisce dal 1988.

Guido Monzino era un imprenditore e un uomo di azienda, ma era anche un esploratore e in vent’anni partecipò a ventuno spedizioni in tutto il mondo, oltre a essere un collezionista appassionato, e molti degli oggetti raccolti nelle sue esplorazioni o acquistati negli anni sono ora esposti a Villa del Balbianello, rendendola una vera e propria Villa Museo.

Nella Villa, Monzino ha creato in particolare un “Museo delle Spedizioni” con foto, bandiere, oggetti legati alle numerose spedizioni che l’hanno visto protagonista dalla metà degli anni Cinquanta, tra cui quella del 1971 al Polo Nord (è presente la slitta) e la conquista italiana dell’Everest del 1973, di cui è conservato tutto l’equipaggiamento.

Nel Museo delle Spedizioni ci sono anche reperti provenienti da popolazioni diverse: Masai, Giapponesi, Berberi, Tibetani e circa 300 pezzi donati dagli Inuit.

Monzino ideò anche un nuovo allestimento della “Sala dei Primitivi”, collocata sempre all’interno della Villa. Una sala-museo che vede una selezione di pezzi di arte africana, precolombiana e cicladica, acquistati dallo stesso imprenditore-esploratore nei primi anni Sessanta.

Nelle sale della Villa sono visibili anche diverse raccolte, come quella, davvero insolita, di 150 dipinti settecenteschi su vetro di ambito veneto, oltre a statuette cinesi di terracotta invetriata risalenti alla dinastia Tang (618– 906). La villa presenta anche diverse tipi di arredi scelti da Monzino, come mobili inglesi del XVIII e XIX secolo per gli ambienti di studio e lavoro, mentre negli appartamenti prevale l’arredo francese di epoca Luigi XV e XVI.

Uno dei punti di forza di “Villa Balbianello” è senza dubbio il suo unico e vastissimo panorama, che si può godere dalla cima del promontorio immerso nel bosco, dal giardino e soprattutto dalla celebre loggia a tre arcate immortalata in tanti film, da cui è possibile godere di una vista a dir poco superba.

La sua struttura a terrazze segue necessariamente l’andamento del terreno roccioso e scosceso che finisce a picco nelle acque del lago. I prati sono delimitati da siepi di bosso e lauro, alternati a tratti di edera. I viali con i loro piccoli tornanti, sono disegnati per offrire il maggior numero di visuali possibili.

Ogni particolare è studiato proprio in funzione del lago e del suo paesaggio unico. Poche infatti sono le piante ad alto fusto, e i platani presenti vengono sapientemente potati a candelabro, proprio per aumentare l’effetto scenografico. Spettacolarità che raggiunge il suo apice in primavera con la fioritura dei glicini e dai cespugli di azalee e rododendri.

Una bellezza naturale, esaltata dalla bellezza coltivata della cultura che si respira nella villa e dalle armonie create dagli architetti nel tempo.

Pubblicato su: www.labissa.com 

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