Giovanni Gastel, un poeta della fotografia e un fotografo della poesia

Giovanni Gastel, uno più noti fotografi internazionali, ma anche attore, poeta e scrittore, nasce a Milano il 27 dicembre 1955, da Giuseppe Gastel e Ida Visconti di Modrone, ultimo di sette figli con un imprinting di quelli fortissimi. Mamma Ida, nota come donna Nane, porta un cognome che ha fatto la storia dell’Insubria e che si presenta da solo. Inoltre è sorella del regista Luchino e nipote dell’industriale farmaceutico Carlo Erba.

Cresciuto in una delle dimore simbolo della Lombardia e non solo, “Villa Erba”, che si staglia con il suo secolare parco sul promontorio di Cernobbio, erede dello stile aristocratico e sofisticato che caratterizza l’antica nobiltà milanese, nel suo modo di essere riporta cultura, eleganza e charme di una storia famigliare millenaria.

Carriera artistica iniziata non ancora adolescente, con la famiglia che “storce un po’ il naso” preferendolo laureato magari in campo economico. A dodici anni è in una compagnia di teatro sperimentale, poi passa attraverso altre esperienze fino a quando negli anni 70′ scopre la fotografia facendo la gavetta da autodidatta tra servizi matrimoniali, ritratti vari e qualche servizio di moda per bambini. L’occasione importante gli è offerta a metà degli anni 70′, quando inizia a lavorare per la casa d’aste Christie’s.

La svolta avviene nel 1981 quando incontra Carla Ghiglieri, che diventerà poi la sua agente e lo avvicina al mondo della moda. Da ormai oltre trent’anni collabora con le principali riviste di moda ed é uno dei grandi protagonisti della comunicazione pubblicitaria. Verso la metà degli anni Ottanta, fonda la Gastel & Associati con Angelo Annibalini e Uberto Frigerio, con la quale intende promuovere l’inserimento nel mondo professionale di giovani fotografi, sia cresciuti nel suo studio sia incontrati durante numerosi workshop. La consacrazione artistica avviene nel 1997, quando la Triennale di Milano gli dedica una mostra personale, curata dallo storico d’arte contemporanea, Germano Celant, in cui vengono presentate circa 200 fotografie, testimonianza della sua già lunga, prolifica e intensa carriera.

Vive e lavora a Milano, con lo studio in via Tortona, in un palazzo che divide con altri due fratelli e nipoti, quando gli impegni professionali non lo portano in giro per il mondo. Lavora prevalentemente in Polaroid di grande formato e con il banco ottico 20×25. Cultore della sperimentazione, ha introdotto nella fotografia di moda contemporanea le tecniche “old mix”, la tecnica “a incrocio”, le rielaborazioni pittoriche, gli sdoppiamenti e le stratificazioni, fino al ritocco digitale. Le sue opere spaziano un po’ in tutti i campi dalla pop art e lo still life, natura morta, ironico e talvolta surreale.

Opere che l’hanno collocato sul piano di Helmut Newton, Richard Avedon, Annie Leibovitz e Mario Testino.

Nel 2002, nell’ambito della manifestazione La Kore Oscar della Moda, ha ricevuto l’Oscar per la Fotografia. Attualmente è presidente dell’Associazione Fotografi Italiani Professionisti e membro permanente del Museo Polaroid di Chicago. Nel 2015 ha pubblicato un’interessante e ironica autobiografia.

Uomo che ha vissuto tante vite e che si sente un miracolato a tutti gli effetti. Un miracolato di Padre Pio, per la precisione. Raccontando che la madre e gran parte della mia famiglia avevano fatto una novena per lui, in un letto d’ospedale con il fegato spappolato in seguito a una caduta. Una notte sognò quel frate dirgli che sarebbe guarito. E il giorno dopo i medici non trovarono solo un pancreas risanato, ma in perfetto stato, come mai danneggiato. Da lì la sensazione di vivere una “vita donata”, e la convinzione che il dono andasse onorato con la massima adesione al tempo concesso.

Ho avuto la possibilità e il piacere di porre alcune domande a Giovanni Gastel, che così si racconta.

Come definirebbe Giovanni Gastel?

Mi definirei un uomo che cerca di raccontare la vita dal suo punto di osservazione.

Ho letto nella sua biografia che a tre anni la sua vita stava per finire, questo l’ha portata a vivere intensamente, a fare le cose un po’ senza fiato….è stato però uno stimolo positivo, giusto?

Sì, l’aver sentito la morte vicinissima e poi aver miracolosamente ritrovato la vita ha impresso al mio cammino la volontà di accelerare i tempi.

Preferisce essere considerato un fotografo o un poeta?

Forse un poeta della fotografia e un fotografo della poesia.

Qual è stato il suo primo incarico importante?

La mia prima copertina della leggendaria rivista “Donna” nei primi anni 80.

Ha avuto dei maestri a cui si è ispirato ?

I miei padri sono stati i fotografi americani di moda Irving Penn e Richard Avedon.

Com’è stato lavorare nel mondo della moda?

La moda è ed è stata mia madre e ha permesso e finanziato la creazione del mio mondo” parallelo”.

Come definirebbe il suo stile?

Classico – moderno e spero fuori dal tempo e dalle mode.

Un lavoro, una fotografia che ricorda con particolare affetto o soddisfazione?

Forse il primo vero ritratto “pensato” e scattato a un’amica a Villa d’Este sul lago di Como. Da lì è cominciato tutto.

Cosa la lega a Castellaro?

Castellaro e la Lomellina sono il cuore pulsante della mia famiglia, un insieme di splendide aziende agricole magistralmente dirette da mio fratello Marco.

Ha qualche ricordo personale di suo zio, Luchino Visconti?

Ho di zio Luchino 1000 ricordi. Quando morì, avevo 20 anni. Forse il suo dono più grande è stato permettermi di stare al suo fianco in reverente silenzio durante il montaggio di Ludwig che prese vita a Villa Erba a Cernobbio (Como) la nostra casa al lago.

Il talento artistico è nel DNA della sua famiglia….Essere all’altezza di uno zio così famoso è stato un problema?

Da Luchino ho imparato serietà e applicazione costante al lavoro. Ma lui è e resterà sempre Luchino Visconti unico e irripetibile.

Qual è il suo prossimo obiettivo?

Una grande mostra, per festeggiare i miei 40 anni di carriera, a Milano a Palazzo della Ragione, Curata da Germano Celant e con l’allestimento di Piero Lissoni.

Si inaugura il 22 settembre 2016! TUTTI INVITATI!

Un grande abbraccio Gio.

Pubblicato su: www.labissa.com 

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