Weekend con il Fai di Pavia tra il Collegio Castiglioni e il Castello di Lardirago

Entrare, grazie alle Giornate di Primavera del Fai, in luoghi chiusi al pubblico della provincia di Pavia come il rinascimentale Collegio Castiglioni e il Castello di Lardirago, è un’opportunità da non perdere.

La giornata soleggiata a tratti, ma non calda, e quella curiosità per siti mai visti, mi accompagna in questa domenica di marzo.

L’accoglienza al Collegio è gentilissima e nonostante sia già presente un buon numero di visitatori, l’attesa non è lunga. Le guide sono i ragazzi dell’Istituto Bordoni, sorridenti, gentili, fanno davvero del loro a domande formulate meglio anche per rispondere a sorpresa dai turisti “saputelli”.

La storia del Collegio Castiglioni di Pavia, il più antico della città, ebbe inizio da un desiderio del cardinale Branda Castiglioni, che aveva studiato diritto e insegnato all’Università della città lombarda.

Nel 1475, il cardinale aprì un collegio, che allora si trovava in due case, cedute alla famiglia Castiglioni da papa Martino V, collocate in un quartiere vicino all’Università, nei pressi della parrocchia della chiesa di Santa Maria in Pertica.

Il nuovo collegio ricevette vari privilegi da parte dei papi Martino V ed Eugenio IV, dall’imperatore Sigismondo e dal vescovo di Pavia, come l’esenzione dalle tasse.

Inoltre il cardinale arricchì il collegio di un giardino, di una ricca biblioteca e di una cappella, che fu affrescata verso la fine del secolo.

La cappella è collocata alla destra dell’ingresso è individuabile dall’esterno per il finestrone rotondo che da’ sulla strada, è a pianta quadrata e il soffitto ha una volta a crociera.

Agli affreschi lavorarono pittori legati al Rinascimento lombardo, come Bonifacio Bembo, che viveva nelle case del Collegio, e Vincenzo Foppa, che a Pavia e a Milano lavorava per la corte.

Sulle quattro vele del soffitto, su sfondo rosso, ci sono i simboli degli evangelisti e motivi di fogliame, mentre sulla parete Sud, in un paesaggio agreste e pastorale, nella parte superiore si vede una cavalcata e, in primo piano, nella parte inferiore, la capanna con i Magi in visita al Bambino.

Tutti gli affreschi, oggi molto danneggiati tranne quelli della volta, hanno vari motivi naturalistici del gotico internazionale ma anche dello stile naturalistico lombardo caro al Foppa, ma spesso sono anche strutturati in modo più moderno seguendo le linee del rinnovamento artistico quattrocentesco proposto dal Bembo.

Nel Cinquecento, durante il conflitto fra Carlo V e Francesco I, che coinvolse Pavia, il Collegio ospitò studenti spagnoli e tedeschi e fu addirittura chiuso.

Nel 1770 il Conte Carlo di Firmian, che si occupava su ordine dell’imperatrice Maria Teresa dell’Università, unì al Castiglioni il Collegio Griffi e il Collegio Gazzaniga, oltre a regolarizzare le spese e gli introiti ispirandosi ai nuovi ordinamenti universitari.

Sotto Napoleone, il collegio venne venduto nel 1805 alla famiglia Brugnatelli, e anni dopo, grazie a un lascito di Luigi Brugnatelli, passò al Comune di Pavia e poi all’Università, con la clausola che fosse utilizzato come convitto per studentesse.

Fu cosi che, nel 1948, il Rettore Plinio Fraccaro istituì il Collegio Castiglioni Brugnatelli, che si affiancò al Collegio Cairoli e ad altri collegi maschili pavesi.

Usando il grande giardino, per la maggior parte ancora visibile oggi, venne edificato un grande edificio a forma di T, che si apre sulla piazza del Collegio Ghislieri, ed è collegato alle zone medioevali e settecentesche, con un ampio salone, il refettorio, un atrio e uno scalone che conducono alle numerose camere singole ed ai servizi comuni, collocati alla fine dei corridoi.

Dopo questa immersione nella storia universitaria della città di Pavia, mi dirigo verso Lardirago, borgo non molto lontano dal capoluogo, ma che non ho mai visitato. Il Castello è la prima cosa che mi viene incontro arrivando, già mi piace, massiccio, integro, con un bel prato verde intorno punteggiato di margheritine primaverili.

Le guide sono affiancate dagli studenti del Liceo Cairoli, ragazzi competenti, che regalano un sorriso a tutti, che raccontano la storia delle varie parti del castello a turno, ma sempre con pazienza e passione.

Il Castello e il suo cortile, presidiati dagli incaricati del Fai, sono ordinati, pronti ad accogliere al meglio questa inesauribile fila di visitatori.

Una vera sorpresa vedere quanti, famiglie, ragazzi, signori di mezza età ascoltare con così tanto interesse la storia che è alle spalle di questo maniero arroccato nel pavese.

Il Castello di Lardirago è parte di un complesso architettonico collocato nell’omonimo comune formato dallo stesso Castello, dal Ricetto del XIV secolo, e dalla vicina cascina Cortegrande, risalente al XVI e XVII secolo, composta di più edifici che circondano una grande corte di forma quadrangolare, secondo il modello della cascina lombarda.

Nel 1569 Papa Pio V, con la Bolla “In supereminenti sedis apostolicae” passò al Collegio Ghislieri il feudo di Lardirago e il suo Castello, che erano fino ad allora una proprietà dell’Abbazia di San Pietro in Ciel d’Oro.

Il castello presenta un perimetro esterno a pianta quadrata ed è formato da quattro corpi di fabbrica di differente larghezza ma di pari altezza che, uniti ad angolo retto, costruiscono una corte interna a pianta rettangolare.

Il corpo di fabbrica orientale ha due elementi distinti, costituiti dalla torre e dall’estremità settentrionale caratterizzata dal portico con archi in cotto a vista e al piano terra si trova la Cappella romanica di San Gervasio del XI secolo, cui si può accedere direttamente dalla corte interna.

La cappella nel corso dei secoli è stata più volte rifatta e cancellata dai vari proprietari per gli usi che si sono succeduti, come dimostrano due interventi, eseguiti a fine Trecento e un secolo più tardi, che videro due significative reinvenzioni della sua volumetria, per un’elevazione che la configurò come l’alta torre rettangolare che vediamo oggi, oltre all’ aggiunta di un portale di terracotta della seconda metà del XIV secolo.

Un’altra struttura edilizia particolare è la rampa elicoidale, situata dentro il lato meridionale del Castello, da cui si accede direttamente dal cortile, tramite aperture situate nell’angolo di sud-ovest del cortile stesso.

Il Collegio Ghislieri da circa un decennio ha avviato il recupero dell’intero complesso edilizio come sede di molteplici attività culturali, congressuali ed espositive, mentre il Ricetto sarà destinato a foresteria e nella Cascina Cortegrande è prevista la realizzazione di alloggi e spazi collettivi destinati a ospitare i partecipanti alle attività svolte nel Castello.

 

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