Olgiate Olona, Villa Greppi-Gonzaga Luogo del Cuore del Fai?

 

La storia di Villa Greppi Gonzaga, a Olgiate Olona in provincia di Varese, è stratificata e particolare, nel corso dei secoli ha visto la sua destinazione cambiare spesso anche radicalmente.

Una dimora storica, situata in un luogo di campagna ai tempi, ricco di vegetazione, frutta, uva e cacciagione. Ma anche in una posizione dominante e di controllo su tutto il medio Olona e sui territori verso il comasco.

La storia inizia già nella prima metà del settecento, era già presente nel Catasto teresiano con il numero di mappa 757: intestata al marchese Giovanni Paolo Molo (in alcuni documenti il cognome è indicato come Mollo, Molli, Molla) fu Carlo, sotto il nome di “casa di propria abitazione”. Il Molo era tra i principali appaltatori della regalia del sale, ovvero finanziava l’Erario assicurandosi in cambio una quota degli utili sulle provviste. Il 15 marzo 1751 il Molo, che era stato anche segretario del Senato milanese, Impresaro della Mercanzia (cioè dei dazi di confine del milanese) e del Rimplazzo (vale a dire dell’appalto per la manutenzione e approvvigionamento dell’esercito), aveva ottenuto dall’imperatrice Maria Teresa d’Austria il titolo di marchese di Azzate e di Dobbiate ovvero territori del Lago di Varese.

Nel 1752, Molo estese ancora i suoi possedimenti acquistando il feudo di Crenna e con una donazione fece erigere nella piazza centrale di Olgiate Olona un monumento a San Carlo Borromeo. Nel 1760, alla morte del marchese Giovanni Paolo Molo, la proprietà di Olgiate Olona passò al figlio Giuseppe Antonio e il 30 giugno 1800 tutta la partita catastale venne venduta al barone Luigi Castelli; a quella data la villa era classificata però come “casa di villeggiatura” di tre piani e settanta vani, ubicata in via Vittorio, ex via di Mezzo.

Alcuni anni dopo, però, il barone Castelli venne interdetto dal Tribunale di prima istanza civile di Milano dall’amministrazione dei propri beni “per eccessiva prodigalità” e la gestione del suo patrimonio fu affidata a un curatore, che mise in vendita la villa di Olgiate Olona.

La acquistò il conte Alessandro Paolo Greppi in data 11 aprile 1824 per un importo di 15.208 scudi. La vendita riguardava complessivamente un’area di quasi due chilometri quadrati.

Quando il 15 luglio 1830 Alessandro Greppi morì a soli quarantotto anni, senza lasciare testamento, la proprietà venne intestata per uguali porzioni ai figli Paolo Emanuele, Antonia e Luigia Valentina, tutrice la madre, la duchessa Gabrielle Isaure de Saulx Tavannes. Fu proprio quest’ultima a portare avanti con particolare cura la ristrutturazione della “casa di villeggiatura” di Olgiate Olona e del parco di pertinenza, cercando di darle uno stile che richiamasse quelle delle ville francesi del Settecento. In questo periodo la dimora subì importanti interventi di trasformazione che le diedero i caratteri dello stile neoclassico soprattutto nell’edificio principale, probabilmente opera dell’architetto Luigi Canova.

Le molte modifiche, aggiunte e costruzioni erette intorno al vecchio fabbricato la trasformarono in un vero e proprio palazzo dalle forme classiche ma con interessanti varianti.

Tra queste, un parco incorniciato in un duplice ordine di capriate circondate da abeti e querce; e collegato agli orti sottostanti tramite una massiccia scalinata, rimasta incompleta, in granito di Como.

All’interno della villa un grande scalone collegava tutti i piani del palazzo, che al pianterreno aveva vaste sale affrescate e ornate con fregi di un certo pregio, mentre la biblioteca custodiva, oltre a preziosi volumi rilegati in marocchino, pergamene, mappe e atlanti antichi, collezioni numismatiche e filateliche, e una vasta collezione d’incisioni.

Anche la pinacoteca, ricca e molto curata, presentava opere di maestri italiani e tele francesi, spagnole e fiamminghe, mentre il museo di storia naturale custodiva interessanti collezioni di uccelli, rettili, lepidotteri oltre a una sezione interamente dedicata alla flora alpina.

La cappella nobiliare in stile gotico – francese, era collocata nell’estremità orientale della villa e dedicata al san Crocifisso, mentre le grandi cantine della villa Greppi custodivano grandi vini d’Italia, di Francia e di Grecia, che con serre, scuderie, maneggio, completavano la grandiosità della villa.

Alla sua morte, nel 1871, Isaura lasciò ai tre figli le sue ingenti ricchezze, mentre la secondogenita Luisa lasciò tutto ai nipoti Luigi ed Emanuele, i principi Gonzaga di Vescovato.

La proprietà venne ceduta al principe Emanuele, che la ribattezzò con il nome di Villa Gonzaga.

Ma i fumi emessi da camini e fabbriche spinsero don Emanuele agli inizi del Novecento a trasferirsi e a vendere la villa, privata dell’arredamento, alla Congregazione delle Pie Signore della Presentazione di Como, che vi aprì un collegio per ragazze, con il nome di Collegio Gonzaga.

A pianterreno le sale appena rimesse a nuovo vennero adibite ad aule, mentre i piani superiori divennero dormitori e camere da letto per le suore.

Alla fine della prima guerra mondiale la Villa fu nuovamente in vendita, quando il collegio venne trasferito a Gorla Minore, in un edificio costruito alcuni anni prima.

Nel 1918 il Comitato dell’Opera di Prevenzione Antitubercolare Infantile (O.P.A.I.) comprò tutta l’ex proprietà Greppi-Gonzaga e nell’aprile 1925, presente Vittorio Emanuele III Re d’Italia, fu inaugurato un nuovo padiglione. Nell’ottobre 1925 ne venne aperto un secondo con la presenza all’inaugurazione di Benito Mussolini, ormai capo del Governo e un terzo padiglione fu inaugurato nel 1932, lo stesso anno in cui nacque la Scuola d’Agraria.

Negli anni successivi vennero fondati un laboratorio di calzoleria e una bottega di falegnameria, oltre a una chiesa, progettata dagli architetti Candiani e Bonicalzi e voluta dal cardinale di Milano Schuster, consacrata ai Santi Innocenti.

Dopo la seconda guerra mondiale, nel 1955 venne aperto il Padiglione d’isolamento per le malattie infettive progettato dall’ingegner Carlo Greppi, oggi casa di cura per anziani.

Allora l’O.P.A.I aveva circa 200 locali, 400 posti, gabinetti scientifici per cure e analisi, scuole elementari parificate interne, un campo sportivo di 5000 m², una colonia agricola di 25000 m²; cinque padiglioni dedicati alle personalità più famose, per un’area totale di 60000 m², dei quali circa 17000 coperti da fabbricati.

Con la fine del flagello della tubercolosi, nel 1969 fu inaugurato a Villa Gonzaga un padiglione per l’assistenza ai bambini affetti da mongolismo.

Il 2 aprile 1976 gli immobili dell’O.P.A.I. vennero ceduti al Comune di Olgiate Olona.

Ora a Villa Gonzaga ci sono una parte del Municipio di Olgiate Olona, le scuole elementari Ferrini, la biblioteca comunale, una casa di riposo, una cooperativa, il campo di atletica leggera, una piccola palestra, e un grande parco, mentre il resto dell’edificio è abbandonato.

Nella Villa c’è anche la Sala Alba dipinta dal sanremese Antonio Rubino, uno dei primi disegnatori di storie per vignette in Italia e fondatore del Corriere dei Piccoli. Negli anni trenta con Mondadori diresse Topolino e nel 1939 realizzò i dipinti nel refettorio dell’OPAI all’interno della Sala Alba di Villa Gonzaga a Olgiate Olona.

I colori della zoccolatura e del soffitto, riportati alla luce dal restauro del 2014 ai colori originari voluti da Antonio Rubino, danno un tono caldo e intimo all’ambiente e i dipinti, di una lunghezza totale di circa 50 metri, raffigurano personaggi di favole, di fantasia o personaggi ideati da Rubino nelle tavole del Corriere dei Piccoli degli anni Venti e Trenta.

Le scene principali sono sei.

La prima è un disegno sotto la Lapide murata nel 1936, in ricordo di Alba Cavalli, figlia dei Fondatori dell’OPAI Olgiatese, che morì dando alla luce la figlia Clara, raffigurata mentre depone fiori sotto un’edicola di una Madonna con Gesù Bambino, con vicino la sorella maggiore Clotilde.

La seconda scena, sulla parete in fondo all’ingresso, vede il Bau Bau, le bambole, casette, palloncini, origami, barchette di carta, tamburelli e trombette, soldatini di latta e una meravigliosa immagine di Pinocchio e della vispa Teresa che insegue la farfalla, oltre al buffo personaggio dalla forma circolare di nome Pupi, protagonista di una favola di Antonio Rubino.

La terza scena, sulla grande parete in fondo a sinistra, vede, tra vari personaggi, il mondo, dove una simpatica tartaruga viaggia con un fagotto ricolmo di povere cose, si possono vedere una piccola pagoda, l’elefantino Bunzibù, personaggio del Corriere dei Piccoli del 1932, un simpatico eschimese che nel freddo polare offre un gelato a una creatura marina, il simpatico pappagallo sudamericano Kiki del Chilì, personaggio delle striscie del Corriere dei Piccoli del 1920, un giocoliere orientale e una scena africana con tre guerrieri con una simpatica faccia esagonale che ricordano le trasformazioni di uno dei personaggi più famosi di Antonio Rubino, Quadratino, e Tidna Danna con il suo Pitone, personaggi molto amati dai bambini dell’epoca.

La quarta scena, visibile entrando sulla sinistra della sala, ha favole come Pollicino, il Gatto con gli stivali, Alice nel paese delle meraviglie con la regina di cuori, Cappuccetto Rosso con il Lupo, un coniglietto sbarazzino con le mani in tasca e un Cavaliere armato di spada che più che sfidare il drago la usa per cuocere le sue caldarroste.

La quinta scena, sulla parete alla sinistra della porta d’ingresso della Sala Alba, vede bambini che svolgono lavori o in momenti di ricreazione come una bellissima bambina stralunata, il bambino che fa le bolle di sapone, il piccolo maestro del coro composto da quattro piccoli tacchini, la lavanderina e, in una scena alpina, il piccolo pastorello con la sua pecorella, mentre la sesta e ultima, nel mezzo della parete sinistra della Sala Alba, mostra l’impero con i possedimenti italiani nel 1939, la Libia, la Somalia Italiana, l’Eritrea, l’Etiopia in Africa, le isole del Dodecaneso e l’Albania in Europa, con sinistra e a destra tre figure di Figli della Lupa e di tre Giovani Italiane, oltre alla potenza marina e aerea dell’Italia.

Sopra le porte della sala ci sono un aviatore che vuole raffigurare un novello Icaro, un meraviglioso bambino con l’aquilone, un poetico cavallo a dondolo e sulla porta d’ingresso un bellissimo bimbo con una faccia rotonda e simpatica che saluta i bambini di ieri e oggi.

Attualmente è in corso una raccolta firme per far diventare Villa Gonzaga uno dei Luoghi del Cuore del Fai, allo scopo di accedere ai finanziamenti che possano permettere di continuare il restauro.

La raccolta firme (che si concluderà il 30 novembre, vedi sito del comune di Olgiate Olona per info) vede coinvolta non solo la popolazione olgiatese, ma anche i comuni limitrofi. Dalle scuole e dalle biblioteche degli altri Comuni della Valle Olona. Riportare completamente in vita la villa è uno degli obbiettivi, e farla così diventare ulteriore punto d’interesse nel parco del Medio Olona.

Per ottenere il contributo minimo erogato dal Fondo Ambiente Italiano, si devono raccogliere cinquantamila firme, mentre la cifra aumenterà se le firme arrivano a centomila, i primi tre luoghi classificati in tutta Italia si aggiudicheranno rispettivamente 50, 40 e 30 mila Euro.

Pubblicato su: www.labissa.com 

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