Il Modigliani perduto del varesino Sergio Cova

Sergio Cova, varesino doc, classe 1978. Nato e cresciuto a Masnago per trentadue anni, prima di trasferirsi sulla sponda del lago, in quel di Biandronno.

Inizia a scrivere, per puro caso, nel senso più letterale del termine, scegliendo tra i regali, una busta con la suo interno un buono per un corso di scrittura. Nel novembre del 2007, inizia a frequentare la Scuola dell’Associazione culturale “Il Cavedio” di Varese.

Un riconoscimento arriva già nel 2008 con il racconto “Tutta colpa di una pecora” con cui ottiene la pubblicazione nella raccolta “Irlanda nel cuore”, un concorso dedicato agli amanti dell’isola di Smeraldo. L’anno successivo l’antologia è tradotta in lingua inglese.

Da qui in avanti prende a scrivere con frequenza e i suoi racconti vengono inseriti in diverse raccolte. Partecipa al quinto concorso internazionale “Il corto letterario e l’illustrazione” con il racconto “Il campione del mondo”, scritto in occasione dei Mondiali di Ciclismo di Varese, tenutisi nel 2008. Il racconto è stato inoltre letto nel corso di una trasmissione radiofonica (Radio Marconi) e successivamente inserito sulla rivista “L’arcipelago”.

Nel 2009, vengono pubblicati, “Il piano perfetto” nell’antologia Sex in noir e “Eternità” nella raccolta “Fotografia e scrittura” bandita l’Associazione Officina delle Immagini in collaborazione con Agridog Sant’Arcangelo (Vt; “La storia della signora del lago” nella raccolta della VI edizione del Concorso internazionale intitolato “Il Corto letterario e l’illustrazione”.

Nel 2010 il racconto “Il giallo”, ispirato a Vincent Van Gogh, è tra le pagine dell’agenda annuale di Varese Corsi.

Sempre nello stesso anno il suo racconto “Tlack” viene pubblicato nella raccolta “365 storie cattive”, un’iniziativa benefica promossa dallo scrittore Paolo Franchini a favore della ricerca sull’Emiplegia Alternante, una malattia rara che colpisce meno di 500 persone al mondo. Tra le 365, “Tlack” è uno dei due racconti recensiti dalla “Scuola Holden” di Baricco.

Nel novembre del 2011 è tra i venticinque autori meritevoli di pubblicazione nella raccolta “Serialchillers – 25 incensurati in cerca d’autore” (Maglio Editore) con il racconto “Paula Koller la cassiera”.

A dicembre dello stesso anno, esce “Tutti colpevoli” (Pietro Macchione Editore): il primo romanzo completo, un giallo di lago in cui compare il commissario Andrea Scalabrin.

Nel Concorso GialloStresa 2012, entra in finale con il racconto “Il caso del cadavere scomparso”, in cui compare per la prima volta la figura del Maresciallo Ares Belmonte. Il racconto è inserito nell’antologia “Delitti d’acqua dolce”, edito da Lampi di Stampa. Il ricavato del libro aiuterà la splendida Villa Taranto a Verbania a riprendersi dal nubifragio che l’ha colpita nell’agosto dello stesso anno.

Una via d’uscita (2013) oltre al noir Il piano del Gatto (2015), per Happy Hour Edizioni.

I suoi racconti sono stati pubblicati in alcune antologie e nel 2013 ha vinto il premio Nebbia Gialla per il miglior racconto inedito.

Nel 2014, il suo racconto Ventitré è stato edito nell’appendice al numero 3100 del Giallo Mondadori, la più famosa collana italiana di gialli.

In questi giorni a distanza di due anni dall’uscita de “Il piano del Gatto”, esce la sua ultima fatica letteraria. Il romanzo “Il Modigliani perduto” sempre per la casa editrice Happy Hour Edizioni. Una storia con personaggi nuovi e una nuova ambientazione. Quello che è rimasto invariato è il mistero, un po’ di noir e la voglia di far trascorrere al lettore un paio di giorni incollato alle pagine.

La storia vede come protagonista Giacomo Maran, ex falsario e ora esperto d’arte, a cui capita tra le mani il diario di un pittore spagnolo vissuto a Parigi nei primi anni del Novecento, Manolo, che racconta di aver dipinto una natività sopra un nudo di Amedeo Modigliani.

Scovare il Modigliani perduto tra le chiese e le collezioni private di Venezia, è la missione affidata a Maran, ma quando alcuni dipinti vengono rubati e lui è accusato di omicidio, l’ex falsario dovrà scoprire anche chi vuole incastrarlo.

Da Masnago a Biandronno, com’è stato scendere dalla “collina” al lago?

Non è stato così traumatico perché a Masnago abitano ancora i miei genitori e quindi ci torno spesso. Però è difficile pensare a un altro luogo quando penso a casa. A Masnago ho trascorso molti anni e ogni angolo, ogni edificio, ogni strada mi ricorda qualcosa. E sono ricordi piacevoli.

Il lago di Varese può essere fonte d’ispirazione?

Sì, certo. Nel mio primo romanzo, “Tutti colpevoli” (Pietro Macchione Editore) un cadavere riaffiorava dalle acque del lago. Nella fantasia della narrazione è diventato il lago di Samagno, in realtà il luogo descritto è la Schiranna, dove ogni anni in primavera arriva il Luna Park e dove si trova l’Associazione Canottieri. Molti lettori non si sono fatti ingannare dal cambio del nome e hanno riconosciuto il posto.

Ha un luogo del cuore a Varese o nei dintorni?

In realtà no. Varese ha la caratteristica unica di comprendere nel suo territorio lago, collina e montagna. Basta spostarsi di pochi chilometri per avere a portata di sguardo un panorama diverso e, a seconda dell’umore, trascorro il mio tempo libero in queste zone.

Nella sua biografia compare l’episodio che la lega alla scrittura. E se quel giorno avesse scelto un’altra busta, la scrittura sarebbe poi entrata nella sua vita? E’ stato il destino?

Il destino, come si dice spesso, ci mette lo zampino. È un episodio che mi piace raccontare sempre proprio perché sono spesso le scelte apparentemente casuali a determinare il futuro. Una coppia di amici, in occasione del mio compleanno, mi consegnò quattro buste all’interno delle quali c’erano quattro regali diversi. La busta numero tre, quella che scelsi, conteneva un corso di scrittura. Avevo provato a scrivere qualche racconto che però era rimasto sempre chiuso a chiave nel cassetto e quel regalo mi sembrò l’occasione giusta per tirarli fuori e capire se avevo delle qualità. Non pensavo certo di arrivare a pubblicare quattro romanzi, una serie di racconti e di finire addirittura sul Giallo Mondadori.

Per la cronaca, gli altri regali erano una cena, un corso di chitarra e uno di violino. Per lo meno ho risparmiato a chi mi sta vicino strimpellamenti e canti stonati.

La sua vita ha avuto un cambiamento dopo la pubblicazione di “Il piano del Gatto”?

Più che cambiamento, direi una maggiore notorietà grazie alle presentazioni organizzate al di fuori di Varese e provincia. A parte Milano, sono stato a Verona, San Remo, Cagliari e Sassari solo per citare alcune città.

Come ha avuto l’idea di scrivere un noir sulla figura di Amedeo Modigliani?

Mi hanno sempre affascinato i dipinti di Modigliani, ritratti in apparenza semplici, ma dietro ai quali c’è un grande studio. Vedo inoltre in Modigliani la dimostrazione del fatto che non bisogna arrendersi mai: lui che sarebbe voluto diventare scultore, fu costretto a ripiegare sulla pittura perché le polveri non lo facevano respirare. Era malato di tubercolosi fin dalla giovane età, malattia che lo portò poi alla morte. Così dipinse quello che in realtà avrebbe voluto scolpire. Colli lunghi, volti scavati, caratteristiche dell’arte negra cui si era avvicinato grazie a Brancusi. Volevo scrivere una storia che ruotasse sulla sua figura da bohémien maledetto, sulla sua storia d’amore tragica con Jeanne Hébuterne e ovviamente sui suoi lavori. Da queste basi è nato “Il Modigliani perduto”.

Si è documentato sulla vita e le opere di Modigliani? La beffa di Livorno l’ha ispirata?

La scrittura per come la intendo io, o almeno un certo tipo di scrittura, deve avere fondamenta solide, fondamenta che per me sono sinonimo di documentazione e conoscenza di ciò che si scrive. Sì, ho consultato una ventina di volumi, forse anche di più, tra cataloghi, romanzi, biografie. Ho studiato la sua vita e la Parigi dei primi anni del Novecento, l’aria che si respirava. Molti aneddoti e curiosità le ho inserite nel romanzo, come la beffa delle tre teste ripescate nel Fosso Reale di Livorno nel 1984 attribuite a Modigliani, ma in realtà opera di tre studenti universitari. Oppure lo scandalo provocato da alcuni suoi nudi esposti in una galleria, nudi che oggi hanno un valore di parecchi milioni di euro. E proprio un ritratto senza veli di Jeanne Hébuterne è il quadro perduto cui danno la caccia i protagonisti del romanzo.

E’ stato a Venezia per trovare le ambientazioni per scrivere il suo libro?

Conosco Venezia e ho scritto la prima stesura de “Il Modigliani perduto” senza la necessità di visitarla. Ci sono andato durante la fase di revisione, però, per descrivere meglio le sensazioni, gli odori, i rumori della città. Per renderla più viva e reale, insomma. Come ho detto anche prima, mi piace documentarmi. Sarà per questo che Ilaria, la mia compagna, insiste per farmi ambientare il prossimo romanzo ai Caraibi?

Modigliani, in quale luogo varesino lo porterebbe a fare una camminata?

Penso nel centro città, sotto i portici di Corso Matteotti, via Cavallotti, via Cattaneo. Non è certo la Montmartre d’inizio Novecento, ma troverebbe molti personaggi interessanti da ritrarre. Dubito però che i proprietari dei locali accettino disegni in cambio di un bicchiere di vino.

La musica è una passione, inserendola nei suoi racconti ha mai pensato di ambientare un libro in quell’ambito?

L’ho fatto, in effetti. Il mio secondo romanzo “Una via d’uscita” ruota attorno al mondo della musica di provincia e di un gruppo di ragazzi che suonano rock and roll. Il cantante del complesso viene trovato morto e il commissario Scalabrin deve indagare sul movente e ovviamente scoprire chi l’ha ucciso. La musica comunque mi fa compagnia mentre scrivo e molto spesso inserisco qualche citazione nei miei romanzi.

Quali sono i suoi programmi per il futuro?

Nei prossimi mesi sarò impegnato con la promozione de “Il Modigliani perduto” nelle librerie e nelle biblioteche. Ho già fissato alcune date: a Milano alla Libreria Einaudi il 25 maggio, a Varese alla libreria Feltrinelli il 9 giugno e a Gallarate alla libreria Biblos Mondadori il 10 giugno. Ho in mente alcuni racconti, sempre noir, e forse una nuova storia su Amedeo Modigliani.

Pubblicato su: www.labissa.com

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