Baveno Signora del granito

In una mattina di luglio, piena di sole, il lago alle spalle, una scalinata contornata di fiori, guidata dalla musica di un organo, arrivo al complesso che ha nella Chiesa dedicata ai Santi Gervaso e Protaso il suo centro.

Qui l’atmosfera è quasi reverenziale, questa musica solenne che inonda l’aria, avvolgendo di un alone diverso questo posto di per sé già affascinante.

Molti turisti, stranieri più che altro, seduti sui gradini ascoltano, la musica non ha bisogno di traduzione, la sua bellezza è per tutti.

Ecco, forse il segreto è tutto qui, la bellezza è per tutti.

Sul lungo lago, ordinato, colorato di fiori, bambini e adulti di ogni età e anche di lingua diversa, guardano quasi incantati i cigni e le anatre che, forse un po’ sorprese dall’attenzione, nuotano vicino alla riva.

Le Isole, perle di questo Lago che affascina chiunque lo veda, sono lì di fronte, facilmente raggiungibili dai traghetti, che veloci continuano a partire dall’Imbarcadero, proprio davanti a me.
L’impressione è quella di un mondo sereno, forse è  l’idea di essere in vacanza o almeno in gita, il sole, l’azzurro del lago che regala a tutti un sorriso.

Baveno è un elegante borgo di circa 5000 abitanti, ricco di storia, tradizioni e cultura, adagiato lungo le rive piemontesi del lago Maggiore, affacciato sulle isole Borromee.

Le prime testimonianze archeologiche, artistiche e architettoniche: dai rinvenimenti d’età neolitica (2500-1800 a.C.) sono a Feriolo, un tempo importante e fiorente porto commerciale lacustro-fluviale di collegamento tra Ossola e territori al di là delle Alpi. Un territorio, che come tutto il Lago Maggiore è stato colonizzato da diversi gruppi etnici riconducibili alla matrice culturale comune celtica, a partire dai Celti della cultura di Golasecca, agli Insubri e ai Leponti.

Testimonianze importanti di questi primi abitanti si trovano nel vicino Museo di Arona e in quello del Paesaggio di Ornavasso.

Baveno con la sua frazione Feriolo erano un punto di scambio, di arrivo e partenza importante, già in epoca dei Celti. Si trasportavano via lago materie prime e in particolare la pietra pregiata di queste zone, verso le capitali lombarde e i centri marittimi di Venezia e Genova. Si ritrovano poi anche segni di epoca romana documentati dalle lapidi e dai reperti ritrovati nelle necropoli (I-II secolo d.C.) con suppellettili domestiche e funerarie, armi, monete in bronzo e d’oro (IV-V secolo d.C.) e all’architettura romanica testimoniata nello splendido complesso della Chiesa Prepositurale nel centro di Baveno.

Baveno è citata ufficialmente in documenti a partire dal 998, quindi più volte negli anni 1001, 1014, 1069. La pieve è ricordata nella Bolla di Innocenzo del 1133 (“Plebem Baveni cum capellis suis”) e nei testimoniali del 1157 è contenuta una deposizione del “Preposito” di Baveno.

Nel Cinquecento iniziò in maniera consistente l’attività estrattiva del pregiato granito rosa e rosso delle montagne attorno alla cittadina, in particolare dal Monte Camoscio, che diede un notevole impulso economico alla zona.

L’architettura secentesca e settecentesca è notevole per le chiese e numerose cappelle devozionali collegate tra loro da tranquille passeggiate che offrono bellissimi scorci panoramici.

Nell’Ottocento lo sviluppo d’importanti vie di comunicazione, in particolare l’inaugurazione della strada carrozzabile del Sempione (1807), voluta da Napoleone per collegare Parigi a Milano, l’attivazione di un servizio regolare di vetture e il varo dei primi piroscafi a vapore (1826) con ristorante a bordo per la navigazione turistica del Lago Maggiore mutarono Baveno in una città di posta dove facevano capo le diligenze.

Infatti, la privilegiata posizione geografica di Baveno, che è la prima cittadina lacustre per chi proviene dal Nord Europa e ultima per i viaggiatori che ritornano in patria passando dal valico del Sempione, ne fece un ricercato luogo di sosta.

Il potenziamento delle ferrovie con i collegamenti con Genova e Torino, il completamento della linea Novara-Domodossola (1888) e nel 1906, l’inaugurazione del traforo del Sempione che consente il collegamento diretto del Lago Maggiore con la Svizzera attraverso la linea ferroviaria Arona-Domodossola-Iselle, inserirono direttamente Baveno nel circuito del turismo internazionale, Facendola diventare un centro attivo e ricercato per il turismo d’elite. Soggiornarono ospiti illustri come la Regina Vittoria, Federico III°, penultimo imperatore tedesco, Winston Churchill, Schubert, Goethe, Wagner, Dumas padre e figlio.

Baveno era il luogo di vacanza dei musicisti Umberto Giordano, Gianandrea Gavazzeni e Giuseppe Patanè. Toscanini ci passava spesso e volentieri abitando poco più avanti a Pallanza sull’Isolino San Giovanni.

Molti sono i monumenti che, nel centro storico, ricordano la lunga storia di Baveno.

La Chiesa dei Santi Gervaso e Protaso, parte dell’omonimo complesso, presenta sul fronte due lapidi murate di origine romana che insieme alla natura del sito, un’altura a balcone sul lago volta al levare del sole, sembrano avvalorare la tesi che venne edificata su un luogo di culto pagano.

La facciata a capanna ha una copertura in beola e il campanile (1050-1075) slanciato a sei piani con pianta quadrata, presenta monofore murate e muratura in ciottoli disposti in modo irregolare. Venne consacrata ufficialmente dal Vescovo Guglielmo Amidano il 13 maggio 1343, come risulta da un’iscrizione esistente sui muri.

L’interno ospita vari affreschi del XV secolo, interessanti paliotti d’altare nelle cappelle laterali aggiunte nel 1700, due tavole attribuite a Defendente Ferrari (XVI secolo) e un’Annunciazione di Camillo Procaccini (1551-1629).

Sulla volta centrale al pregevole Crocifisso ligneo del XVI secolo si affianca una visione del Golgota affrescata dai Francinetti Andrea e Giovanni di Gignese (metà ‘800).

Ai lati del portale della chiesa, sono inserite due epigrafi romane. In particolare quella a sinistra, in marmo di Candoglia, ci fornisce informazioni riguardo la romanizzazione di questi territori.

Il Battistero della chiesa, del V secolo, oggi è un edificio settecentesco, preceduto da un portico con colonne di granito e denota una pianta quadrata cui corrisponde uno spazio ottagonale interno con nicchie alternate rettangolari e semi circolari ricavati nello spessore della muratura.

Nel perimetro sacro una suggestiva fuga di portici ospita la Via Crucis realizzata nel 1839, dopo lo spostamento dell’area cimiteriale, che ha inglobato un’antica cappella funeraria, dedicata al Sepolcro che contiene una statua lignea di Cristo e gli strumenti della Passione.

Lo spazio museale Granum, in una sala dello storico Palazzo Pretorio, è un punto informativo dedicato al granito Rosa e alla sua importanza storica ed economica per il territorio di Baveno, oltre a rappresentare la ricchezza di percorsi e luoghi della lavorazione della pietra nel territorio del Verbano Cusio Ossola.

Lo spazio espositivo è diviso in quattro aree, con le varietà del granito e delle pietre del VCO, le rarità mineralogiche, il mestiere e le tecniche di lavorazione del granito ieri e oggi, la storia dello sfruttamento e dell’impiego del granito in zona e all’estero.

Camminando sul lungo lago di Baveno si può ammirare il monumento allo scalpellino, in granito rosa di Baveno, realizzato dallo scultore originario del luogo Raffaele Polli.

L’opera propone un giovane picasass (scalpellino) al lavoro, alle prese con un blocco all’apparenza di poco pregio artistico, che vuole simboleggiare che quel lavoratore da quel blocco farà nascere con difficoltà, ma soprattutto con passione, una vera e propria opera d’arte.

A Baveno si trovano alcune storiche ville di pregio, con approdi privati e splendidi e immensi giardini.

L’ottocentesca Villa Della Casa, opera dell’architetto svizzero Augusto Guidini per l’imprenditore Nicola Della Casa. Realizzata in stile svizzero con balconi scolpiti. Sulla facciata principale è presente il motto della famiglia: Labor Prima Virtus. Lungo le facciate sono presenti tondi in terracotta raffiguranti personalità storiche e culturali. All’interno del giardino un imponente esemplare di Ginkgo biloba piantato nel 1875 e oggi tra i più grandi d’Europa.

Villa Henfrey-Branca, risale al 1871, anno in cui il progetto venne avviato dall’inglese Sir Henfrey. Qualche cenno gotico, guglie, mattoni rossi a vista, torri e terrazzi in marmo, lo spettacolare giardino all’inglese, fanno di questa dimora un qualcosa di unico e originale, una delle ville più belle del Lago Maggiore. Spesso è stata dimora di vacanze dei più importanti nobili europei.

Oltre al parco, la villa è dotata anche di una piscina, due piccole chiese, una scuderia e un piccolo villino realizzato in seguito per ospitare i custodi. La famiglia milanese Branca (quella del famoso Fernet) acquistò la villa dopo la morte di uno degli Henfrey.

Villa Barberis dei primi anni del Novecento. Si nota subito per il colore chiaro della sua tonalità e per l’impronta esotica anche dal particolare minareto e dal giardino tropicale. Voluta da Alberto Barberis, cosmopolita e viaggiatore di origine vercellese che visse a lungo in Oriente.

Villa Durazzo (ora Lido Palace Hotel), costruzione imponente signorile della seconda metà del XIX secolo, fu voluta dal marchese Durazzo di Genova, in un punto strategico della riviera, proprio di fronte al Golfo Borromeo. In seguito venne trasformata dal sindaco Gerolamo Rossi in un lussuoso albergo di Belle Époque che ebbe illustri ospiti, tra cui Winston Churchill, giunto qui nel corso del suo viaggio di nozze nel 1908 e in seguito per altri viaggi di piacere.

Villa Brandolini d’Adda, del XVI secolo, costruita sopra un vecchio convento, la villa vanta numerosi elementi architettonici di notevole pregio. Il giardino è l’unico al mondo a essere suddiviso in quattro parti: all’italiana, all’inglese, alla francese e alla giapponese.

Villa Carosio, realizzata da uno dei massimi interpreti del liberty, l’architetto milanese Giuseppe Sommaruga. Villa Claudia, dove soggiornò il celebre commediografo Luigi Illica, e Villa Provana di Collegno-Galtrucco, teatro di numerosi incontri tra le figure fondamentali della storia politica piemontese e non solo della seconda metà del XIX secolo. Dove a metà ottocento è stata trovata una vasta necropoli, databile alla prima età imperiale (I-II sec. d.C.).

In collina si trova “Villa Ermelinda”, in origine “Villa Braschi”, dal nome di una nota famiglia di avvocati milanesi che la costruì alla fine degli anni 30 del secolo scorso. Disposta su tre piani, è in una posizione dominante su tutto il golfo Borromeo. Durante il periodo della Seconda Guerra Mondiale, Milano non era più una città sicura, così la Famiglia Braschi si trasferì qui, ospitando anche il loro caro amico Indro Montanelli, penna di spicco del giornalismo italiano e fondatore del famoso quotidiano nazionale Il Giornale.

Villa Fedora, che da proprietà del grande musicista Umberto Giordano divenne prima un rifugio per una facoltosa famiglia ebrea segnata da un tragico destino e poi un ente per madri bisognose. Oggi è una proprietà della Camera di Commercio del VCO e il suo parco all’inglese, popolato da querce, camelie, mimose, azalee, è aperto al pubblico nei mesi estivi, durante i quali è molto frequentato per la bella spiaggia e che per essere nelle ore pomeridiane un rifugio dalla calura.

 

 

 

 

 

 

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