Il Santuario della Madonna delle Vigne a Piovera

E’ un pomeriggio di luglio, caldo, pieno di sole, che mi porta a scoprire questo Santuario.

Poche indicazioni e mi metto alla ricerca, non difficile, partendo dal Castello di Piovera. La strada è sterrata, ai lati campi di grano già tagliato e altri di granturco, dove una macchina getta spruzzi di acqua.

Quasi la voglia di buttarmi anch’io sotto il getto che sicuramente sarà fresco.

Intorno nessuna casa, o cascina o contadino.

Nel nulla, alla fine di un breve viale appare la Chiesa, piccola ma non più di tanto, un piazzale, piante verdi e il silenzio.

Perché qui è un altro mondo, forse diverso, forse più giusto.

Peccato – penso – è chiuso e non potrò entrare. No, come nei tempi passati, sulla porta un biglietto, si può entrare, ma semplicemente con la raccomandazione di lasciare poi le tende tirate e la porta socchiusa.

Quanto di un tempo che non esiste più in queste poche parole, quanta fiducia nel visitatore giunto fin qui per assaporare e godere una pace così rara.

A Piovera, nella bella campagna del Piemonte, tra i pochi vigneti a coltura promiscua, nella regione della Madonna, sorge un piccolo, ma molto ben tenuto, santuario, consacrato alla Madonna delle Vigne o più semplicemente la Madonnina.

L’attuale chiesa venne edificata nel 1750 e nelle sue linee semplici, ma armoniose, ricorda molte chiese risalenti all’età Barocca.

La precedente costruzione si dice fosse l’antichissima Pieve degli evangelizzatori di Piovera, che allora non aveva precisi confini, edificata quando, come dice lo storico Muratori, era una consuetudine porre le Pievi fuori dai centri abitati.

E nella pieve gli abitanti di Piovera arrivavano nei giorni festivi per le funzioni religiose tipiche dei secoli bui, venivano educati nella catechistica e ricevevano varie visite dai monaci dei centri più importanti per un’assistenza, oltre che religiosa, anche civile e sociale.

Ben presto però, dopo la formazione del centro abitato (IX e X secolo) il luogo fu abbandonato, e la nuova parrocchia divenne prima l’antichissima chiesetta di San Michele, detta dei Longobardi, poi quella di San Maria e San Rocco.

La vecchia costruzione della Madonnina nel Seicento fu un lazzaretto per le necessità sanitarie e igieniche di allora, dove frequenti malattie epidemiche colpivano la comunità, come conseguenza di guerre, carestie e calamità naturali, oltre a un piccolo camposanto, dove erano sepolti i deceduti da malattie infettive.

Col passare dei secoli, il tempo trasformò in un rudere la chiesetta finché, nel 1633, ci furono i primi restauri del tempietto, abbattendo in parte le murature pericolanti, con il sostegno dell’Arciprete Domenico Ferraris.

In seguito venne recuperato l’affresco murale della Madonna, con una serie di ritocchi all’immagine sbiadita e anche alcune opere murarie, e fu edificata una nuova cappella, che era limitata in superficie all’attuale absidale, con due finestre laterali all’immagine mariana, di cui vi è una traccia oggi sui muri esterni.

In calce all’affresco è ancora oggi decifrabile l’epigrafe latina “R. D. Dominicus De Ferrarsi Archipresb. Piovere escpensis suis – F. F. DIL PA Maerty – G. F. F. 1668 F V M P G I P”.

L’affresco raffigura la Madonna col bambino Gesù tra le braccia, con San Rocco e Santa Caterina di Alessandria ai lati, e, nel 1959 il canonico I Amato Don Giuseppe, esperto d’arte della Curia Alessandrina, lo dichiarò databile nel Quattrocento.

Fra il 1750-53 l’Arciprete Don Pietro Antonio Zoccola, arrivato a Piovera nel 1749, con il sostegno della popolazione, ordinò la costruzione dell’attuale chiesetta, elevando e incorporando l’abside del vecchio tempietto.

Sotto i parroci Don Bernardo Pertugi (1798 – 1817) e Don Sebastiano Amendola (1818 – 1849) il santuario della Madonnina fu migliorato nelle sue strutture, per renderlo degno del crescente interesse dei fedeli verso il culto mariano.

Con l’arrivo a Piovera di Don Pietro Saracchieri (1848 – 1882), si provedette nel 1854 al rifacimento dell’altare, alla costruzione del piccolo coro, all’elevazione della minuscola torre campanaria e alla costruzione del porticato esterno antistante la facciata.

Negli ultimi anni ci sono stati vari lavori per il restauro del Santuarietto, iniziati con la demolizione delle varie costruzioni rustiche inservibili e precarie che si appoggiavano alla chiesa, la creazione di piazzale antistante, con l’allargamento della strada d’accesso, il restauro dell’altare secondo le norme conciliari, il rifacimento delle orditure del tetto; la pavimentazione nuova della chiesa e del portichetto esterno in ceramica e il rifacimento del tetto della casa che fu del custode.

La casetta del custode, che si trova a sud del tempio, venne costruita in contemporanea al primo tempietto e fra il 1400 e il 1600 vissero in solitudine diversi eremiti o anacoreti, con il compito della custodia, coltivazione dei terreni adiacenti e facoltà di predicare nelle campagne e paesi vicini con l’autorizzazione della Curia.

Due di questi eremiti vennero sepolti nel camposanto della chiesa, e precisamente frate Francesco di Grondona, della Diocesi di Tortona, degli anacoreti di San Paolo, morto il 27 settembre 1695, all’età di 60 anni, e l’eremita Paolo Cameri, deceduto il 24 maggio 1719 a 65 anni.

Il maestro Siro Ragni, nelle sue memorie del 1819 così dice della Madonnina: “ … la chiesa detta della Madonnina venne eretta appunto sul posto dove esisteva la Pieve e la strada che da Piovera conduceva ad essa era un tempo iscritta fra le comunali. In passato il giorno 15 di agosto di ogni anno si celebrava con grande pompa la festa della B. V. e da Piovera, e casolari sparsi, accorrevano tutti non solo per pregare, ma anche per concedersi qualche ora d’innocente svago, danzando all’aria aperta. La chiesetta ora esistente, intitolata alla B. V. di Loreto, fu costruita nel 1750-60 dall’Arciprete Don Pietro Zoccola, ivi conservando l’icona antica della Madonna, fatta riemergere con affrescatura nel 1633 dall’arciprete Don Domenico De Ferraris …”.

Oggi la Madonnina è un luogo di preghiera, ma è anche un posto di raduni organizzati e moderni svaghi, mentre l’ordine, la quiete e il decoro, regnano nella chiesetta e anche nell’ampia zona verde circostante.

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