Il sole torna a Viganella: a tu per tu con Pier Franco Midali

Quattro chiacchiere con il vulcanico Pier Franco Midali in vista del ritorno della luce naturale del sole a Viganella, frazione di Borgomezzavalle nella Valle Antrona.

Midali è uno degli ideatori, con l’architetto Giacomo Bonzani, dello specchio che durante l’inverno per ben 83 giorni porta la luce del sole a Viganella, risolvendo un problema millenario, facendo balzare alle cronache mondiali questo borgo della Valdossola, per un progetto che è stato poi replicato in altre nazioni.

Midali è molto altro ancora, un vero e proprio personaggio in Valdossola e non solo. Classe 1959 da Premosello Chiovenda, sergente degli alpini, macchinista delle ferrovie, collabora come pubblicista con le testate giornalistiche “Il Popolo Dell’Ossola” e “Il Sabato” di Novara e dal 1994 al 1997 è redattore capo della rivista “Nuova Valle Antrona”.

Diverse pubblicazioni dalla sua, tra cui “Sol omnibus lucet” il volume che narra le vicende del progetto “Specchio di Viganella”, e “Scoprire camminando… il fascino dei ritrovamenti di Bruno Pavesi.” Un percorso sulle tracce sulla presenza umana in epoche antichissime sul territorio dell’Ossola.

Per dieci anni, dal 1999 al 2009 è stato il sindaco di Viganella. Ha ricoperto diverse cariche pubbliche locali. Dal 2007 è diventato Cavalier Ufficiale della Repubblica Italiana, per il progetto “specchio di Viganella”. Nel 2013 ha conquistato una nomination per i World Technology Awards a New York, un convegno mondiale, dove sono premiate per le innovazioni acquisite nel campo della scienza, della tecnologia, dell’arte e del design.

Dal giugno 2016 è vicesindaco di Borgomezzavalle, comune della Valle Antrona, nato dalla fusione di Seppiana e Viganella.

Allora ci siamo, tra pochi giorni con la Candelora, a Viganella tornerà la luce del sole naturale, emozionato?

Abituato, direi! Per la gente del posto è una consuetudine che si perde nel tempo. La vera emozione consiste nel riproporre e mantenere vivo l’appuntamento festoso del ritorno della luce che da sempre Viganella celebra con enfasi.

Qual è e quanto è forte il suo legame con il territorio?

La parola latina “territorium” è stata riadattata dalla lingua italiana per indicare una precisa zona da prendere in considerazione. Due sono gli aspetti in essa racchiusi che a volte il nostro idioma finisce, erroneamente, per sovrapporre. Ci viene incontro la lingua francese, dove i transalpini con “territorio” indicano l’aspetto politico amministrativo della zona di residenza, mentre con “terroir” definiscono il legame storico, culturale e agreste con la loro terra. E’ questa seconda parola, quella che maggiormente mi appartiene, quella che ho cercato di far emergere in tutti questi anni sia nella mia esperienza agreste legata alla produzione di vino locale e a particolari prodotti della terra, sia nei testi che ho dedicato alla comunità.

Quando ha incontrato Giacomo Bonzani, l’uomo delle meridiane della Valdossola e quanto è stata importante la sua collaborazione?

Gim lo conosco da moltissimo tempo in quanto collega di lavoro nelle Ferrovie dello Stato. Ma la sua immagine di persona eclettica e polivalente era a me nota ancor prima. Infatti non esitai, appena nominato sindaco, ad assegnargli il progetto di riqualificazione urbanistica di Viganella. Quello stesso progetto che diede poi origine all’idea del sole riflesso.

Com’è nacque l’idea dello specchio?

La cosa ormai è risaputa: “Galeotta fu la meridiana dipinta sulla facciata della chiesa parrocchiale”.

Durante la fase di progettazione dell’orologio solare, chiesi all’amico di troncare con una linea spezzata l’armonia delle lemniscate che tenendo conto dell’equazione del tempo, indicano l’ora sul quadrante durante i mesi invernali.

Questo per far capire a chiunque fosse passato sulla piazza di Viganella che dall’undici novembre al due febbraio, il sole non avrebbe più illuminato la chiesa e quindi impedito all’orologio di funzionare.

Di fronte allo stupore dell’architetto, proveniente da Villette, soleggiato borgo della Valle Vigezzo e ignaro di come le alture della Colma togliessero il sole a Viganella durante le rigide giornate invernali, si materializzò l’idea di studiare qualcosa d’innovativo per portare il sole sulla piazza anche d’inverno.

Fu un patto di ferro tra due amici; il primo disponendo della cultura necessaria avrebbe dovuto redigere un progetto convincente, al secondo in qualità di amministratore fu assegnato il compito di trovare i fondi per finanziarlo e le maestranze per costruirlo.

Com’era la vita a Viganella prima dello specchio?

Vi era sicuramente meno consapevolezza nel comprendere come anche i piccoli borghi alpini, per lo più sconosciuti, possano trovare risorse e nuove opportunità turistiche grazie al fatto di riuscire a proporsi e farsi conoscere. La presenza ininterrotta da dieci anni a questa parte di turisti, giornalisti e curiosi provenienti da tutto il mondo ha sicuramente migliorato la vita del paese.

Ha trovato varie opposizioni al suo progetto? Quali sono state le difficoltà maggiori?

La difficoltà maggiore fu quella di reperire le risorse necessarie alla sua realizzazione in quanto il piccolo comune alpino non ne disponeva a sufficienza. L’impulso dato dai media convinse però la Provincia del VCO e la Fondazione Cariplo a cofinanziare l’opera.

Lo specchio di Viganella è stato come un prototipo, altre località con lo stesso problema hanno già installato o stanno per farlo un sistema dello stesso genere, è orgoglioso di aver fatto da apripista?

Essere pionieri di un’avventura è sicuramente molto gratificante. Non è facile oggi riuscire a partorire idee innovative non ancora realizzate. Fortuna, destino, coincidenza, buona sorte, ci hanno sicuramente aiutato, resta però la fierezza d’aver osato (non era facile) e condotto a termine una bella avventura.

Questa tecnologia è migliorabile?

Tutto è migliorabile; dal record sportivo alle più moderne innovazioni scientifiche. Anche la tecnologia che consente la rotazione dello specchio, e i materiali atti a riflettere il sole lo è.

C’è un aneddoto legato allo specchio di Viganella che le è rimasto particolarmente impresso?

Ricordo con piacere come il destino volle che ad azionare per la prima volta il dispositivo che accese lo specchio di Viganella, fu una bambina spagnola di Cortelazor La Real di nome “Alba”. Aprì veramente una nuova era per la nostra comunità. E l’augurio, vedendo come ancor oggi in molti salgono quassù per gustare l’effetto dei raggi artificiali, è quello di continuare a far crescere turisticamente una Valle che ha bellezze naturali straordinarie e necessità di farsi conoscere.

Lo specchio di Viganella, oltre ad un fattore scientifico è diventato anche un’attrazione turistica?

Combinare l’astronomia, la matematica elementare e la tecnologia non è stato facile. Del resto prima di esporsi in quest’avventura ci sincerammo che scienza, fisica e tecnologia fossero dalla nostra parte. Inoltre, il fascino legato al romanticismo dell’idea di riuscire a illuminare un piccolo borgo non baciato dal sole invernale, ha sicuramente contribuito a rilanciare l’immagine turistica del piccolo borgo alpino.

Dieci anni di specchio, qual è il bilancio?

“Straordinario”, lasciatemelo dire. Viganella era un paesello sconosciuto anche all’interno della Val d’Ossola… figuriamoci nel resto del Paese! Essere riusciti a promuovere la sua immagine nel mondo intero non ha prezzo. Solo per questa prospettiva e per il ritorno d’immagine ottenuta a livello turistico, è valsa l’opera e gli sforzi messi in atto per la sua realizzazione.

Come si è sentito quando è balzato alle cronache, inserito tra i nuovi mille della produzione RAI dedicata al 150° anniversario dell’Unità d’Italia, Cavaliere della Repubblica, chiamato qua e là per mezzo mondo?

Effettivamente mi sorprese e allo stesso tempo mi gratificò l’idea che la Rai scelse la nostra idea per far capire che l’Italia è “viva” grazie a coloro che sanno ancora promuovere la sua immagine a livello internazionale. Essere uno dei “nuovi Mille” e legare Viganella al 150° anniversario dell’Unità d’Italia, alla sua storia risorgimentale e all’immagine di uno Stato vivo e competitivo è un’emozione molto forte che lega indelebilmente il “terroir” di Viganella alla nazione di appartenenza.

Quali sono i progetti futuri per Borgomezzavalle?

Borgomezzavalle nasce con l’idea di dimostrare che la montagna è ancora un forte valore d’identità e di sicurezza. Oggi abbiamo sempre più bisogno di montanari veri, cioè di coloro che sanno pianificare con intelligenza ed efficacia un territorio, quello alpino, fondamentale per garantire sicurezza alle terre del fondovalle. Aiutare queste persone dovrebbe essere una priorità, invece pare si faccia di tutto per scoraggiarne la permanenza sulle terre alte. I progetti per il futuro sono tutti legati a garantire la permanenza dei montanari sulle nostre pendici terrazzate.

La rinascita e la vita di Borgomezzavalle e della Valle Antrona, passano per il turismo. Perchè si dovrebbe venire a visitarla, quali sono le sue bellezze?

Molti anni fa ho lanciato una sfida e accettato la scommessa a essa collegata: Tutti coloro che verranno a Viganella perché attratti dal sole artificiale potranno, se lo vorranno, chiedere di essere guidati in una visita del paese. Se torneranno verso casa con l’immagine dello specchio quale immagine predominante, avrò perso la mia scommessa, ma se, com’è sempre accaduto finora, porteranno sempre con sé l’idea di aver visto un borgo medievale degno di essere visitato, di essere venuti a contatto con la ricchezza della sua storia, la bellezza della sua cultura e delle sue tradizioni, non solo avrò accontentato dei turisti, ma li avrò indotti a tornare con gli amici …

Domenica 5 febbraio per la Candelora, torna la luce naturale, ci sarà una grande festa a Viganella che concluderà le celebrazioni del decennale dello specchio. Qual è il programma?

E’ il rituale, ancor oggi celebrato, più antico di Viganella e della Valle Antrona. Un rito che si perde in tempi precristiani. La Candelora un tempo era molto sentita perché coincidente con la ripresa dell’annata agreste. I proverbi a essa legati sono estremamente significativi. Oggi è divenuta più folcloristica e mondana sebbene abbia conservato, nell’intimo, l’identità spirituale della gente locale. Domenica 5 febbraio sarà la Corale di Druogno a valorizzare la festa con un concerto e con l’accompagnamento canoro del momento liturgico, mentre il gemellaggio con il comune di Verbania attuato grazie al concorso letterario “Verbania for woman”, quest’anno legato al sole e all’universo femminile, porterà sul territorio il Sindaco del Capoluogo di Provincia. Sarà comunque la “riproposizione” della “pescia” e l’ostensione dei “cavegn” a trascinare la celebrazione sugli antichi sentieri della storia. Portare a casa un rametto dell’albero benedetto e appenderlo sull’uscio di casa era considerata garanzia di benefici per l’anno agreste che andava a iniziare ….

Quindi, siamo tutti invitati ?

Certo, domenica tutti a Viganella! Si parte alle 14.30 con il ritrovo sulla piazza del paese per aspettare, tempo permettendo, l’arrivo del nuovo sole e osservare l’effetto innaturale di scorgere due soli nel concavo cielo …. Un “brulé” finale da consumare in compagnia scalderà i cuori e, mi auguro, indurrà tutti a tornare da queste parti.

Pubblicato su: www.labissa.com 

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