Belgirate: una visita tra scrittori, chiese e ville

“Belgirate, vilage charmant qui mantien ce que son nom promet:

un beau tour sur le lac.”

– Stendhal –

Provate a immaginare un luogo, dove incontrare tutti assieme Manzoni, Goethe, Stendhal, Hemingway, Fogazzaro, D’Annunzio, seduti a un tavolino a gustare un aperitivo mentre ammirano il paesaggio. Ecco questo luogo non può che essere Belgirate sul Lago Maggiore. Un borgo che ha avuto tutti questi ospiti illustri, ma anche molti altri ancora, e che proprio nelle sue viuzze e sul lungolago hanno passato giornate e serate. E sembra ancora di sentirli e vederli, magari proprio sbucare da un angolo, scendere la storica scalinata, camminare nel centro o sulla passeggiata sulla riva. Posti e situazioni che sono state ispirazioni per i loro libri e racconti. E d’altra parte Belgirate è un nome che ispira già di suo, belle girate ovvero belle passeggiate, godere del bello che offre la natura, dei paesaggi del lago e dalle viste incantevoli dalle colline del Vergante.

Belgirate con la sua incantevole e felice posizione posta all’estremità del promontorio, costituito dal versante orientale della Motta Rossa (689 mt), che, di fatto, separa la parte meridionale del Lago Maggiore dal Golfo Borromeo, non a caso è proprio a metà strada tra Arona e Stresa, giustifica ampiamente il grande successo turistico che questo piccolo borgo ha avuto. E’ stata sempre un luogo di relax, fu frequentata da personaggi illustri, patrioti, poeti, statisti, banchieri, industriali e citata in poesie e romanzi, di successo mondiale come “La Certosa di Parma” di Stendhal. Nelle strette stradine del suo centro storico s’incontravano Antonio Rosmini da Stresa e Alessandro Manzoni, proveniente dalla vicina Lesa, dove possedeva una villa, la sua seconda moglie Teresa Borri-Stampa.

La storia di Belgirate, affonda le sue radici nel passato più lontano. Entra nel contesto storico che ha interessato il Vergante, zona che ha rivelato essere un popoloso centro creato dai Celti e in seguito gallo-romano. Sono infatti numerose le necropoli che, dalla fine dell’800, furono trovate e scavate da privati, riportando alla luce molti reperti archeologici in diverse zone collinari ma anche a ridosso del lago, che come datazione coprono il periodo compreso dalla fase culturale di Golasecca, sino al primo secolo dell’occupazione romana.

Un grande numero di reperti e sepolture, a dimostrare come il territorio, grazie alla sua posizione strategica, alla sua felice condizione climatica, con grande abbondanza di acqua sorgiva e ricca di vegetazione, era certamente uno dei più importanti e più vivi della sponda piemontese del Lago Maggiore.

Del suo passato remoto, sono visibili, alcune coppelle e un triscele celtico, inciso su una stele, nei pressi l’oratorio romanico di San Paolo, situato in una radura boscosa ai confini con Calogna e con Magognino. Le coppelle sono forse legate a riti di fertilità, mentre il triscele, era molto comune tra i Celti, come immagine simbolica della volta celeste.

Questa radura doveva essere un luogo di culto di un antico villaggio, anche importante. Nelle vicinanze si sono ritrovati infatti diversi reperti di epoche diverse, anche alcune tombe e monete di epoca imperiale. L’origine dell’oratorio di San Paolo è certamente molto remota. Nel verbale della visita pastorale del Vescovo di Novara, a fine 1500, viene già presentato come “antiquum”: cioè lontano nel tempo, tale d’aver perso ogni ricordo e collegamento col passato degli abitanti del periodo. In parte ricostruito nel Settecento, conserva l’abside romanica con pregevoli affreschi, alcuni ancora ben conservati: la teoria degli apostoli e sullo zoccolo il “ciclo dei mesi”, iconografia tipicamente romanica, anche se gli affreschi potrebbero essere tre-quattrocenteschi.

Mentre non è rimasto più nulla del Castello (o “Castellaccio”) di Belgirate di cui si parla in vari racconti locali, citato anche in alcune guide ottocentesche.

Un altro punto storico dove si è sviluppata Belgirate è l’incantevole promontorio che domina il paese, da cui è possibile godere di un meraviglioso panorama sul Lago Maggiore e sulle montagne circostanti. Un punto strategico, dove sorge attualmente la romantica chiesa di Santa Maria (detta anche chiesa vecchia), una delle più affascinanti e suggestive di tutto il Verbano. Anche questo luogo di culto sorge, dove sono stati rinvenuti reperti storici, e anche in antichità probabilmente era un luogo sacro, con rimandi sia ai Longobardi che ai Celti.

Qui per secoli scorse tranquilla la vita degli abitanti del luogo, dediti sia alla vita dei campi che alla pesca sul lago. Era una comunità piccola, che seguì le storie e l’evolversi della storia politica del territorio.

Troviamo il borgo citato in una bolla di Papa Innocenzo III (fine 1100), che documenta una controversia per i diritti su Belgirate e altri possedimenti tra l’abate di San Donato e l’arcivescovo di Milano.

Dipendente dalla pieve di Baveno, prima di diventare, probabilmente alla fine del Trecento, parrocchia autonoma con le sue dipendenze di S. Cristina e di Calogna.

Il legame profondo con la giurisdizione del Vergante fu la premessa poi per l’incorporazione nel feudo dei Borromeo alla fine del Cinquecento, anche grazie alla presenza di alcune famiglie legate a personaggi importanti dell’amministrazione spagnola che avevano provveduto agli ampliamenti della chiesa parrocchiale e alla sua decorazione pittorica, di cui sono documentate le date del 1586 e del 1600.

Il borgo doveva godere anche di una certa prosperità grazie alla sua posizione, che favoriva approvvigionamenti facili e vari, in ogni stagione. Aveva e ha ancora castagni e frutti di bosco, piante da frutto varie e come in altre zone del Verbano, in passato anche vigne e olivi.

Era un punto di passaggio e di approdo per le barche che portavano i marmi per la costruzione del Duomo di Milano, dalle cave di Candoglia e di Baveno.

Il succedersi di carestie e anche della peste a diverse ondate nel corso del Settecento portò gli abitanti ad abbandonare l’agricoltura e cercare occupazione nel commercio sul lago e oltre, alimentando una vera e propria diaspora che in diverse ondate si è continuata nella seconda metà dell’Ottocento e agli inizi del Novecento, portando a una consistente emigrazione di molti abitanti, alcuni dei quali dediti al lavoro di ombrellai, una peculiarità del Vergante. Altri seguirono invece le famiglie nobiliari, diventando uomini di corte, altri le prime famiglie stresiane che lavoravano nel turismo, seguendoli nei grandi alberghi europei, poi diventati a loro volta imprenditori del ramo.

Nel 1801 si verificò un evento fondamentale per il lago Maggiore, che cambiò anche le sorti di Belgirate, iniziarono infatti i lavori di ampliamento per la strada del Sempione per volere di Napoleone. Belgirate, divenne un vero e proprio luogo di villeggiatura rinomato, anche grazie alla vicinanza con Stresa. Inizialmente era ricercata dalla nascente borghesia e poi anche dalla nobiltà. Si alternavano e s’incontravano personaggi illustri di ogni risma. Il patriota e scrittore Pietro Borsieri, detenuto con Silvio Pellico allo Spielberg, sepolto proprio a Belgirate. Niccolò Tommaseo, Ruggero Bonghi, testimone degli incontri di Manzoni e Rosmini, i fratelli Fontana e i Cairoli, belgiratesi per ramo materno, oltre agli ospiti della villa dell’editore Treves, come Arturo Graf, Giovanni Verga, Arrigo Boito, De Amicis, D’Annunzio, lo scultore Bistolfi. Altri personaggi legati a Belgirate, sono Giuseppe Bonaparte, Massimo D’Azeglio, Garibaldi. Stendhal, Flaubert, Goethe, Mann, Hemingway, Fogazzaro, Gozzano, Wagner, Toscanini, il pittore futurista Carlo Carrà.

L’apertura della nuova strada del Sempione, favorita dal clima mite e dal paesaggio, l’arrivo di un’èlite mittleuropea, diede un forte impulso all’economia locale.

Si diede il via alla costruzione di nuove ville, alcune veramente sfarzose, trasformando i terreni agricoli più vicini al lago in giardini lussureggianti. I lavori per la costruzione e la manutenzione dei parchi divennero un’occasione di lavoro per molti belgiratesi, che trovarono così impiego come giardinieri, barcaioli, camerieri al servizio delle facoltose famiglie che trovarono a Belgirate un posto ideale non solo per le vacanze ma anche di residenza vera e propria.

Il turismo prese sempre più forza, nel 1806, Belgirate divenne una stazione di posta del servizio di diligenza per il Sempione. L’edificio che l’ospitava divenne poi l’Albergo Borromeo, uno tra i primi del lato del Vergante. Nel 1857, contava anche sull’albergo “del Porto franco” situato allo scalo dei piroscafi, di un ufficio postale ed anche di una dogana.

E proprio qui a Belgirate venne fondata nel 1858 la Società delle Regate. Il primo yacht club italiano, uno dei più antichi a livello mondiale. Tra i suoi soci fondatori annoverava illustri personaggi come Ruggero Bonghi e Massimo d’Azeglio, genero di Manzoni. Organizzò la sua prima regata il 22 agosto dello stesso anno di fondazione. E da allora la sua sede è sempre rimasta sulle spiagge del borgo. Oltre a Bonghi e D’Azeglio hanno veleggiato qui, tra i tanti i fratelli Cairoli, Garibaldi, il pittore Leonardo Dudreville e lo scultore Carlo Sessa.

Le ville intanto crescevano di numero e qualità, accanto a quelle più datate ne sorgevano di nuove, dando così un ulteriore tocco di eleganza al borgo del Verbano e ancora oggi esercitano un forte richiamo per i turisti.

Villa Treves, sorge maestosa vicino alla strada del lungolago, e consente un ampio panorama sulla sponda lombarda. Al suo interno un grandioso parco all’inglese, dove spiccano magnolie, canfore e araucarie di notevoli dimensioni, con straordinarie macchie di colore di azalee e rododendri in Primavera. Al suo interno confina con un grande parco che accoglie le tre ville Fontana-Fedeli, appartenenti alla nobile famiglia milanese dei conti de Fontana.

Alla fine del Settecento apparteneva alla Famiglia Beretta di Belgirate, per poi passare al generale napoleonico Domenico Pino, e da questi al nipote, il conte e ufficiale Gaetano de Fontana. Divenne quindi proprietà dei Biscaretti di Ruffia, storica famiglia piemontese, tra i fondatori della Fiat, creatori dell’Automobile Club di Torino nel 1898, poi divenuto l’Automobile Club d’Italia. La villa venne acquistata nel 1892 dall’editore milanese Emilio Treves, che vi ospitò i maggiori scrittori del tempo. Passò poi alla nipote di Treves, Mimì Mosso, che a sua volte la cedette a Fulvio Primavera, e per alcuni anni divenne rinomato albergo.

Altra dimora storica di Belgirate è l’ottocentesca e massiccia Villa Carlotta, a tre piani con pianta a L, nota anche per il suo parco secolare ricco di rododendri e azalee, anche di dimensioni notevoli, oltre a specie esotiche, e tropicali.

Di proprietà della famiglia Beretta, venne acquistata, verso la metà dell’Ottocento, dalla famiglia del conte Firmino Mestiatis Castellengo, nei primi anni del secolo scorso, Carlotta Beretta in Ferrari, discendente dei Beretta, riportò la villa tra proprietà dell’antica famiglia. Nel 1952, venne acquistata da Giuseppe Mugnai che la trasformò nell’attuale prestigioso hotel, sede d’importanti meeting, congressi e convegni. Mugnai, appassionato di floricoltura, negli anni sessanta riuscì a selezionare la “Dalia B.B.”, un delicato fiore bianco, rosso e arancione dedicato a Brigitte Bardot, ospite del suo albergo.

Il poeta Guido Gozzano scelse Villa Carlotta, per l’ambientazione della poesia “L’amica di nonna Speranza”. In omaggio al poeta dal 1981 Villa Carlotta ospita il Premio Internazionale di Poesia Guido Gozzano.

Villa Bonghi: edificata con un grandioso parco a bordo lago tra il 1858 e il 1861 da Ruggero Bonghi, politico e letterato napoletano innamorato dei luoghi e dell’atmosfera del Lago Maggiore. Fu proprietario per diversi anni l’industriale legnanese Franco Tosi. Il parco immenso, venne ridotto in seguito. L’edificio, ha avuto interventi di restauro, in seguito alle varie successioni di proprietà, la dimora si presenta oggi piuttosto sobria, lontana dalla villa ottocentesca “alquanto bizzarra” descritta dal De Vit, celebre storico del lago.

La sontuosa ottocentesca Villa Conelli, anche questa con un grande parco, oggi a uso pubblico, l’imponente Casa Martelli, sede del primo albergo di Belgirate nel 1806 e che è stato il simbolo del turismo locale. Villa Cairoli, presente già in quadro del 1683 conservato nella sacrestia della parrocchiale. Costruita dai Bono, ricca famiglia belgiratese, diede i natali al Conte Benedetto Bono, primo commissario della Repubblica Cisalpina. Padre di Adelaide, madre dei fratelli Cairoli, protagonisti del Risorgimento. Dimora che ospitò tra gli altri anche Garibaldi. Villa Principessa Matilde, dimora che fu della nipote di Napoleone Bonaparte.

Villa Dal Pozzo D’Annone, una delle residenze più belle e prestigiose del Verbano, proprio affacciata sulla strada del Sempione. Costruita nel 1827, apparteneva a Ferdinando Arborio Gattinara, duca di Sartirana e marchese di Breme, passò poi al conte Andrea Danovaro di Genova, il quale proseguì nell’opera di abbellimento. Le guide del tempo ricordano, già sfarzosa e lussuosa. Attualmente è un resort di alto livello, destinata anche ai matrimoni. Nel 2014 è stata il set del film “Il ricco, il povero e il maggiordomo”, di Aldo, Giovanni e Giacomo; che è stato uno vero e proprio spot per il Lago Maggiore. Nella finzione cinematografica quando Giacomo va a trovare la moglie nella villa del suocero sul Lago di Como: in realtà è proprio “Villa Dal Pozzo” di Belgirate. Dalle riprese si vede anche uno scorcio del golfo Borromeo.

Altra dimora storica belgiratese diventata set di un film è Villa Malerba, dove nel 2010 è stata girata la miniserie Tv “Il signore della truffa” con protagonista Gigi Proietti e l’ex Miss Italia Francesca Chillemi. Proietti interpretava un truffatore romano riparato sul Lago Maggiore che, diventato “verbanese”. La miniserie è stata girata interamente a Verbania e nelle zone della provincia di VCO. Tra i luoghi scelti per le riprese della fiction Villa Malerba a Belgirate, dove è collocata nella finzione, la dimora del protagonista impersonato da Proietti.

Belgirate, si è ritagliata anche un suo spazio particolare nella storia dell’imprenditoria italiana, considerando che ha visto anche nascere nel 1926, la prima fabbrica italiana di lamette da barba, fondata da Gioacchino D’Orio, con il nome di “Lame RasOrio” per rasoi di sicurezza che aveva un discreto numero di dipendenti e come simbolo un’istrice. Dopo la seconda guerra mondiale, fu assorbita dal colosso francese della Gilette.

Ha dato i natali nel 1915 a Pietro Prini (spentosi poi a Pavia nel 2008), uno dei maggiori filosofi italiani del Novecento e fra le personalità più autorevoli dell’esistenzialismo religioso. Autore di Terra di Belgirate, pubblicato nel 1984, riedito e ampliato negli anni successivi, è il libro forse più importante per la memoria storica della località.

Oltre allo storico Yachting Club, a Belgirate è vissuto ed è sepolto, un altro personaggio che ha fatto la storia della vela. Raimondo Panario, inventore del “Genoa” unico termine italiano, presente nello Yachting. La vela triangolare issata tra l’albero più a prua di un’imbarcazione e l’estremità della prua stessa. Ligure di Voltri di nascita, Panario è stato un personaggio che ha fatto la storia della vela in tutti i sensi nella prima metà del Novecento. A Belgirate si stabilì per continuare la sua attività, luogo adatto per la presenza dei venti che soffiano sul Verbano.

E’ stata il “buen ritiro” di Gilberto Oneto, pensatore indipendentista, scrittore, editorialista, opinionista de L’Indipendente, L’Opinione, Libero e Il Giornale. Architetto di professione, aveva insegnato all’Università di Genova ed è stato Presidente Nazionale degli Architetti del Paesaggio. Fu tra i collaboratori e amici del Professor Gianfranco Miglio e tra i primi a coniare l’idea di “Padania” e a lungo tempo aveva scritto sui “Quaderni Padani”. Molte altre le sue pubblicazioni sui temi dell’autonomia e dell’indipendentismo europeo e non solo. Biellese di nascita, Oneto aveva vissuto a lungo a Milano e negli ultimi anni si era stabilito proprio a Belgirate.

Tra le cose da fare a Belgirate la visita al caratteristico centro storico di stampo medievale, con la salita del lungo e scenografico scalone Cairoli, che porta al municipio e alla parte alta del borgo.

La passeggiata sul lungolago, proprio sui passi dei personaggi storici che nei secoli hanno nobilitato il borgo, da cui si gode una vista che abbraccia quasi tutta la parte meridionale del lago e buona parte della zona centrale.

Da non perdere sempre sul lungolago anche la chiesa dedicata a Santa Maria della Purificazione e a San Carlo, in stile barocco, ultimata nella sua forma attuale alla fine del Settecento. Sono visibili affreschi del Morgari, stucchi di Luigi Secchi e un particolare pavimento a mosaico. Da fare il giro che conduce per le varie dimore storiche. I vari sentieri che dal centro di Belgirate si snodano per le colline e per la vetta della Motta Rossa. Una sosta merita il Museo Baita della Libertà, realizzato in una baita in ricordo dell’uccisione di alcuni partigiani.

Da segnalare anche la vecchia mulattiera che da Belgirate porta Stresa. Il cammino che porta a Lesa, che dal lungo lago, si snoda a mezza costa tra campi con un ampio panorama sul Verbano e che conduce alla parte alta di Villa Lesa. Da dove si prende poi la strada verso il lungo lago che porta al retro di palazzo Stampa che ospitò a lungo Alessandro Manzoni e dove è visitabile il Museo Manzoniano.

Il sentiero che porta ai 500 metri della vetta del Monte Croce, da dove, dopo un passaggio nei boschi si ha una vista impagabile sulla zona a sud del lago, sulla riva lombarda con la Rocca di Angera, i laghi di Varese e Monate e sul Vergante.

Belgirate durante l’anno è più volte sede d’importanti regate veliche internazionali ed è sede di scuola velica.

Per festa di Belgirate che si tiene nella tradizionale ricorrenza della Madonna Addolorata, ultima domenica di Agosto, lo scenografico scalone Cairoli si accende di centinaia di luci e lumini, dopo la solenne processione per le vie del borgo con la statua della Madonna.

Tra le cose da fare, una foto o come si dice oggi un selfie con il simbolo per eccellenza di Belgirate lo sciatt (il rospo), che dà il nome anche agli abitanti del borgo, che sono detti sciatt o sciatin. La statua in pietra dello sciatt è in bella mostra proprio sul lungo lago, ma l’immagine del rospo è presente anche nella fontana di fronte alla piazzetta San Carlo, nella santella in cima allo Scalone e in una decorazione murale in Via Bianchi.

Per la primavera- estate 2017 è in divenire il progetto stagionale “Belgirando tra i fiori” ideato dall’Associazione Volontari Belgirà per inondare la cittadina del Lago Maggiore di fiori dai mille colori, come tulipani, gerani, glicini e molti altri ancora, in uno spettacolo unico per i visitatori.

Pubblicato su: www.labissa.com

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