La lunga storia di Villa Pliniana sul Lago di Como, oggi rinata a nuova vita

Tutto nasce intorno a una fonte, nota per la sua intermittenza, che nel I secolo d. C. Plinio il Giovane descrisse all’amico Licinio Sura Gallo in una delle sue lettere: “forse [l’intermittenza] è effetto di un vento sotterraneo o forse nella fonte si alternano il flusso e il riflusso, come nell’oceano l’alta e la bassa marea … Ti metti a tavola e pranzi vicino, e anche bevi attingendo alla fonte stessa che è assai fresca. Intanto essa in tempi stabiliti e regolari o scompare o si gonfia”.

Villa Pliniana, situata nel territorio del comune di Torno, in provincia di Como, sulla sponda destra del ramo occidentale del lago, venne edificata a partire dal 1573.

Infatti, nel 1573, il conte Giovanni Anguissola, governatore di Como, comprò i terreni attorno alla fonte e pochi mesi dopo iniziò la costruzione della villa.

La figura del conte, al tempo, era assai controversa, infatti aveva ucciso Pier Luigi Farnese, tiranno di Piacenza e sul suo conto circolavano terribili leggende.

In realtà il Conte fu molto benvoluto dai comaschi per le sue doti di ottimo amministratore e contrariamente alle dicerie che lo dicono brutalmente assassinato, morì nel suo letto nel 1578 prima che la villa fosse completata.

Sono poche le informazioni sui tempi della costruzione di Villa Pliniana, si sa solo che i lavori durarono tre anni e furono sospesi nel 1577.

Nel 1578, l’erede universale Giulio Anguissola portò a termine la costruzione, come da precise disposizioni testamentarie del Conte, e secondo le indicazioni di Antonio Piotti e Pellegrino Tibaldi, che vi avevano dato un significativo contributo iniziale.

Nel 1590 Pirro Visconti Borromeo acquistò la villa dagli eredi dell’Anguissola e la rese molto più sfarzosa.

L’interesse del nobile milanese nella Pliniana è legato al rapporto della villa con l’acqua come dimostra il trattato scritto in quegli anni dal comasco Gerolamo Borsieri su commissione della famiglia Visconti Borromeo dal significativo titolo “Discorso sopra il flusso e il riflusso della Pliniana” dove erano raccolte le possibili spiegazioni al fenomeno dell’intermittenza della fonte.

Nel 1676 la proprietà della villa passò alla famiglia Canarisi che la conservò fino all’inizio dell’Ottocento.

I Canarisi erano un’importante famiglia comasca e il loro genuino interesse per Villa Pliniana aveva origini antiche. Con loro l’insieme raggiunse il massimo splendore sia negli edifici che nel giardino, con il recupero della cappella di San Francesco e l’abbellimento dei saloni del piano nobile.

“Questo lago supera in bellezza qualsiasi cosa io abbia mai visto … Ma lo scenario migliore è quello di Villa Pliniana … La vista dal colonnato è al tempo stesso la più straordinaria e bella che sia mai stata contemplata. Dall’alto come provenisse dalle nuvole, discende una cascata d’immani dimensioni che le rocce boscose frammentano in mille rivoli sfocianti nel lago. Sull’altro lato si vedono la distesa azzurra del lago e i monti, screziati di vele e campanili.” Disse Percy Bysshe Shelley della vista del Lago di Como dalla Pliniana nel 1818.

Intanto, dalla seconda metà del Settecento, iniziarono a diffondersi nuovi generi letterari e iconografici come le guide turistiche e le stampe di vedute e Villa Pliniana divenne così uno dei posti più visitati, descritti e rappresentati del lago nonché una delle mete preferite dai giovani dell’aristocrazia europea nel loro viaggio formativo nell’Europa continentale che passò alla storia come Grand Tour e di cui l’Italia era una tappa molto ambita.

Nella prima metà dell’Ottocento Villa Pliniana fu acquistata dal Principe Emilio Barbiano di Belgiojoso che ne fece un luogo di ristoro e divertimento per sé e per i propri amici.

Il Principe aveva sposato nel 1824 Cristina Trivulzio nota per le sue idee sull’emancipazione femminile e per la sua prodigalità nei confronti degli oppressi.

Anche se Cristina condivideva con il marito un sincero patriottismo, i loro stili di vita erano molto diversi e dopo pochi anni si separarono pur rimanendo in rapporti amichevoli, successivamente si trasferirono a Parigi per sfuggire alle attenzioni indesiderate degli austriaci dovute al loro comune impegno politico.

A Parigi Emilio conobbe la bella e giovane Anne Berhtier de Wagram, divennero amanti e la loro fuga da Parigi nell’aprile del 1843 fece scalpore.

Gli amanti si rifugiarono a Villa Pliniana, dove vissero in un dorato isolamento fino al 1852, tra l’altro si narra che fossero soliti tuffarsi dalla loggia di notte avvolti in un lenzuolo.

All’inizio del Novecento, con il progressivo abbandono della navigazione fluviale a favore dei moderni mezzi di trasporto, Villa Pliniana apparve sempre più come un luogo isolato e scomodo da raggiungere, divenne così misterioso e pittoresco, i proprietari che si avvicendarono nel corso del XX secolo in realtà non la abitarono mai e fu lentamente abbandonata.

Fu proprio durante la seconda guerra mondiale che la Pliniana conobbe una breve notorietà, infatti, nel 1942 fu scelta dal regista Mario Soldati come set per la realizzazione del film Malombra, la trasposizione cinematografica del romanzo omonimo di Antonio Fogazzaro. Lo stesso autore aveva indicato Villa Pliniana come ambientazione ideale delle vicende narrate.

Nonostante le difficoltà nel girare, la scelta si rivelò felice e la Pliniana fu uno dei punti di forza del film.

Negli anni duemila, l’interesse per Villa Pliniana è tornato grazie al nuovo impulso turistico sul lago di Como generato dall’attività degli operatori locali e dal contributo di noti testimonial.

Gli attuali proprietari, dopo un primo intervento di conservazione della struttura svolto negli anni novanta, hanno avviato un progetto completo di restauro conservativo che unisce la valorizzazione della struttura originale a soluzioni architettoniche moderne, terminato nell’autunno del 2015.

Il corpo di fabbrica principale presenta la facciata a picco sul lago decorata con quattro ordini di finestre, al piano nobile con timpani spezzati e all’ultimo piano inquadrate da lesene identiche alle finestre di Palazzo Gallio di Gravedona.

Al centro del piano nobile si presenta una loggia a tre arcate sostenute da colonne binate e sul lato rivolto verso la montagna, dietro una statua di Nettuno con tridente, la loggia si apre su un cortile dove sorge la fonte Pliniana.

Il piano nobile è collegato a quello superiore con un’ampia scala elicoidale in arenaria rivestita in legno, coperta da una volta dipinta rappresentante un cielo stellato, mentre il piano superiore ospita camere da letto e servizi aggiunti in epoca recente.

Al di sotto del piano nobile c’è un primo piano inferiore, costituito da locali di servizio tra cui un’ampia cucina, la dispensa e ambienti destinati alla servitù.

Ancora più in basso, ormai al livello del lago, un secondo piano inferiore presenta un lungo corridoio illuminato da aperture quadrate senza chiusura, dal quale si accede a varie cantine a volta e al di sotto un’apertura consente il deflusso nel lago delle acque della fonte Pliniana.

Attualmente Villa Pliniana fa parte del circuito Sereno Hotels e ospita un albergo con spa.

Pubblicato su: www.labissa.com 

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