Ricordando Piero Chiara: ce lo racconta Bambi Lazzati

Milanese trapiantata a Varese, diplomata all’Accademia di Brera, Bambi Lazzati ha insegnato alle Scuole Medie Inferiori e Superiori disegno e storia dell’arte.

Poi ha aperto un ufficio di pubbliche relazioni e coordinamento mostre ed eventi culturali collaborando con diversi enti pubblici e privati e gallerie, come l’Accademia di Brera, la Fondazione Mazzotta e la Permanente, oltre ad essere stata Direttrice di Villa Panza per tre anni.

Da ventotto anni è l’affascinante e orgogliosa Responsabile del Premio Letterario dedicato allo scrittore luinese Piero Chiara a cui si è affiancato negli ultimi anni il Festival del Racconto, oltre ad essere Presidente degli Amici dei Musei di Varese.

In occasione dell’ormai prossimo trentennale della scomparsa di Piero Chiara, le abbiamo chiesto un suo ricordo.

Chi è Bambi Lazzati?

Pasionaria della cultura” così mi aveva definita Lina Sotis in un articolo uscito sul Corriere della Sera negli anni ’80 e questa definizione mi si addice.

Com’è arrivata a Varese?

Per amore

Come ha conosciuto gli scritti di Piero Chiara?

Un’amica mi aveva regalato La spartizione e da quel momento è incominciata la mia conoscenza.

Ha mai incontrato di persona Chiara? E se si che ricordo ne ha?

L’ho conosciuto a una cena a casa di mia cognata a Porto Valtravaglia. Avevo 17 anni. Ho un bel ricordo, uomo brillante, scrittore già affermato, durante la serata ha tenuto banco con grande capacità affabulatoria. Essendo io una giovin fanciulla non proprio da buttare, mi aveva voluta accanto a lui a tavola.

Qual è il suo racconto o romanzo preferito di Chiara?

Sono una patita per il brevissimo racconto Ti sento Giuditta: il lago, i profumi… da sempre fanno parte di me.

Qual è stata l’eredità di Chiara nella narrativa italiana di oggi?

Chiara ha insegnato come si può raccontare il fuoco che cova sotto la cenere della vita di provincia, senza rifugiarsi nella satira sprezzante o nella nostalgia dei cari vecchi tempi. Tanti autori di successo oggi hanno un debito importante con la sua narrativa.

Dopo il grande interesse degli anni 70/80 secondo lei Chiara è passato un po’ nel dimenticatoio?

No, anzi negli ultimi dieci anni c’è stato un ritorno di fiamma. Tutte le opere principali vengono regolarmente ristampate. Sono usciti due Meridiani Mondadori che l’hanno consacrato fra i grandi scrittori italiani del secondo Novecento. C’è il nostro Premio, c’è stato un grande convegno internazionale per il centenario della scomparsa, fioriscono gli studi critici, i corsi universitari… è un autore in gran forma!

C’è uno scorcio di paesaggio, un luogo che le ricorda particolarmente Chiara?

Certamente Luino, l’imbarcadero e il lago.

Cosa ne pensa delle trasposizioni cinematografiche che sono state fatte dei libri di Chiara?

Alcune sono fantastiche, sono la vera commedia all’italiana. Da sempre il film è un’altra cosa rispetto al libro, ma i suoi romanzi sono come diceva lui “come il maiale non si butta via niente”.

Si è da poco chiusa la XXVIII edizione del Premio Chiara, un bilancio e i suoi progetti futuri.

Bilancio buono, soddisfatta e si procede con spirito consapevole di fare cultura del territorio, aggiornandoci e con un occhio particolare rivolto ai giovani.

Varese, 16 dicembre 2016

Pubblicato su: www.labissa.com 

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