Macugnaga: cinquantun’anni con la Madonna delle Nevi

Macugnaga, perla del Verbano Cusio Ossola, ai piedi del massiccio del Monte Rosa, è un luogo dove la montagna regala uno dei suoi spettacoli più maestosi. E’ anche un posto carico di fascino storico che si perde nelle notte dei tempi. Da queste parti passarono e vissero i Celti, i Leponzi che per primi sfruttarono le miniere d’oro e dal 1200 in avanti i pastori Walser provenienti dalla valle del Goms nel Vallese svizzero, alla ricerca di nuovi pascoli. Poi, per il passo del Turlo sul versante opposto della valle, si spinsero sino ad Alagna Valsesia, colonizzando, di fatto, tutta l’area italiana del Monte Rosa.

In tempi più recenti, il passo di Monte Moro è stato luogo di transito per gli “spalloni”, forma di contrabbandieri che percorrevano questi sentieri, spesso di notte per sdoganare illegalmente tabacchi e altre merci dalla Svizzera all’Italia e viceversa. Macugnaga è sempre stata un luogo di transito della montagna, un vero e proprio spartiacque.

Al passo di Monte Moro, 51 anni fa è stata posta la Madonna delle Nevi, opera dello scultore Giuseppe Banda. 

Ma chi era Giuseppe Banda e com’è nata la Madonna delle Nevi?

Giuseppe Banda nacque a Samarate in provincia di Varese il 5 febbraio 1914 e nel 1939 si diplomò Maestro d’arte in scultura all’Istituto Superiore d’Arte di Monza – Villa Reale, dove condusse gli studi sotto la guida dei maestri Marino Marini, Pio Semeghini, Raffaele De Grada e dell’architetto Giuseppe Pagano.

Durante la seconda guerra mondiale, Banda venne fatto prigioniero dalle truppe francesi nel 1943 e deportato in Africa Equatoriale nel campo di Berberati, dove lavorò a un Cristo in terra termitiera per la cappella del campo.

Grazie al suo talento artistico, gli fu affidato l’incarico di dirigere una scuola di scultura in ebano e avorio e due anni dopo venne incaricato di affrescare l’abside e il presbiterio della Cattedrale di Sant’Anna a Berberati nell’attuale Repubblica Centrafricana.

Dopo il rimpatrio nel 1946, Banda ricominciò l’attività artistica in Italia con il monumento ai Caduti Partigiani nel cimitero di Samarate, continuando per mezzo secolo a dare vita a opere di diverso genere che riscuotono l’attenzione della critica italiana e internazionale.

Numerose opere sono conservate in collezioni private, mentre varie sculture monumentali si trovano nei cimiteri della provincia di Varese e nel cimitero Maggiore di Milano.

Banda lavorò nello studio di via Dante a Samarate fino alla morte, avvenuta il 2 gennaio 1994.

La “Madonna delle Nevi”, dall’aspetto di una giovane donna esile, si trova sulla roccia al passo del Monte Moro–Macugnaga, a quota 2950 m, a poca distanza dal confine svizzero. Un punto spettacolare che permette la vista a 360° di quattro vette tra le più alte d’Europa. Volgendo lo sguardo più in basso, si vede la valle che degrada verso Saas Fee con il lago di Mattmark.

La “Madonna delle Nevi” venne inaugurata il 5 agosto 1966, alla presenza delle maggiori autorità civili ed ecclesiastiche del territorio, con la benedizione dall’allora vescovo di Novara mons. Vittorio Piola e dall’allora parroco di Macugnaga don Sisto Bighiani.

La statua era stata commissionata dai dirigenti delle Funivie San Maurizio, un gruppo d’industriali di Gallarate e Busto Arsizio che, amanti della montagna, vollero incrementare il turismo e l’attività sciistica e alpinistica di Macugnaga con qualcosa che brillasse nel cielo e che fosse visibile anche in lontananza, sia dall’Italia sia dalla Svizzera, e che resistesse al forte vento.

Nacque cosi il progetto di una donna longilinea, alta quasi cinque metri, con sul capo una corona che ricorda la Sperada o Raggiera, un’acconciatura femminile in uso in Lombardia e nella Svizzera Italiana sin dal 1600, sulle cui braccia poggiano due drappi staccati dal corpo in modo tale che il vento la accarezzi dolcemente.

Nell’inverno del 1965 il progetto era finito e, nel suo studio di Samarate, Banda diede il via ai lavori.

Grazie a un ponteggio a più piani, nello studio venne costruita un’armatura, formata da fili di ferro intrecciati di dimensioni diverse, dove poco alla volta la massa informe di creta cominciò a prendere forma.

Finita la modellazione in creta, la “Madonna” fu ricoperta di gesso, tagliata a pezzi e inviata per essere fusa in bronzo alla Fonderia Artistica Perego in viale Jenner a Milano.

Le singole porzioni della statua arrivate a Macugnaga dovevano essere trasportate in cima alla montagna, ma non si sapeva come fare. E fu una vera impresa.

Scartato l’elicottero, i pezzi furono trasportati con la funivia dai 1327 di Macugnaga all’attuale rifugio “Lago Smeraldo” posto a quota 2868 e quindi sulle spalle di un piccolo gruppo di volontari fino alla vetta del Monte Moro a quasi tremila metri d’altezza.

Una volta in cima, operai specializzati saldarono le varie parti e la statua prese forma, mentre il basamento di 5 m di altezza fu realizzato con pietre spaccate in loco.

Alla fine degli anni Novanta la scultura aveva perso la sua brillantezza, per cui si decise di fare un nuovo intervento, grazie al sostegno dei dirigenti della rinnovata “Società Funivia Monte Rosa”, tra cui don Giovanni Zibetti, conoscitore e frequentatore di Macugnaga da anni.

Nel giugno del 1997 la statua fu incastellata e la Fonderia Cubro di Novate Milanese procedette alla doratura con foglioline d’oro, poi il 5 agosto 1997 il cardinale di Milano Carlo Maria Martini benedisse la statua dorata.

Ogni anno, la prima domenica di agosto, al Passo Moro si celebra una messa che ricorda la posa della statua della Madonna delle Nevi. Arrivano centinaia di persone, molti con gli abiti dei walser, altri, specialmente le donne con abiti tipici delle vallate dell’Ossola e di quelle circostanti. Alcuni salgono anche a piedi, in un percorso trekking di circa 4 ore, con partenza dalla frazione Staffa di Macugnaga.

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