Il paese fantasma di Rovaiolo Vecchio alle pendici del monte Lesima

Proviamo a immaginare un paese, dove tutto a un tratto, un pericolo, fa fuggire gli abitanti, un ordine di sgombero, un paese che diventa vuoto, un paese che diventa quasi un paese fantasma…

Ma poi non succede nulla, la montagna non frana e Rovaiolo, resta lì, con le sue case, le sue piccole strade e diventa…qualcosa di affascinante e quasi misterioso….

Rovaiolo, una frazione del comune di Brallo di Pregola a sud di Pavia, ha una storia del tutto unica.

E’ diviso in Rovaiolo Nuovo e Rovaiolo Vecchio, oggi un paese abbandonato, composto da quello che resta di una quindicina di case in pietra con i tipici tetti neri come venivano costruiti in passato.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, iniziarono a cadere sempre più spesso delle piccole frane dal sovrastante Monte Lesima, a causa sia della particolare friabilità della roccia con base in ardesia che dell’erosione prodotta dal torrente Avagnone, uno degli affluenti del Trebbia, e dagli altri rivi. Fenomeni che si pensava potessero far franare parte del Monte Lesima distruggendo così il villaggio di Ravaiolo.

Nel 1960 la Prefettura, dopo avere registrato ulteriori movimenti sospetti della montagna, diede l’ordine immediato di sgombero.

I contadini, un centinaio di persone circa, che in quel borgo risiedevano da diverse generazioni, nel giro di poche ore dovettero lasciare tutto. Case, cascine, stalle, mobili, letti, attrezzi da lavoro, vestiti, tutto li, com’è ancora adesso, come cristallizzato nel tempo.

Gli abitanti si trasferirono sull’altra sponda del fiume Avegnone, dove si stava già approntando il nuovo borgo. Ironia della sorte, una frana cadde proprio lì, mentre nel paese abbandonato non si verificò alcun cedimento. Fortunatamente la frana non fece danni, e siccome tutti gli sfollati avevano trovato una sistemazione, nessuno tornò poi nella parte vecchia di Rovaiolo.

Da allora nell’antico borgo il tempo si è fermato, ma Rovaiolo Vecchio non solo non è mai franato, ma conserva il fascino di un tempo, forse proprio perché è diventato un paese fantasma.

Sulla parete mezza diroccata di una baracca è appeso un cartello scritto a mano che dice “Benvenuti al paese fantasma”. Un cartello che comunque non spaventa perchè il borgo è frequentato da escursionisti che ne fanno una loro meta per le camminate, partendo anche dal passo del Brallo.

Di Rovaiolo Vecchio rimangono poche case alcune ancora ben conservate con le loro architravi in pietra arenaria e soffitti in legno a vista, alcune invece inghiottite ormai dalla vegetazione, con all’interno piatti e posate, mobili e lenzuola, e qualche recinto, una fontana con abbeveratoio e una vasca per lavare i panni, un fienile e un vecchio forno, il tutto com’è stato lasciato dagli abitanti.

Ci si può arrivare soltanto a piedi, in mountain bike, a cavallo, ma soltanto con la bella stagione.

In inverno con il fango o con la neve è praticamente impossibile arrivare alle case. Infatti, bisogna guadare il torrente e percorrere una strada impervia per raggiungere quel posto magico, ricco di particolari suggestioni e abitato soltanto da volpi, cinghiali e altri animali che con il freddo ne fanno un loro rifugio.

Eppure un tempo dal paese passavano tutti, dato che era un punto strategico per mercanti e pellegrini che percorrevano la Via del Sale, da Varzi a Genova, e che qui, a metà strada, trovavano un letto e un pasto caldo.

Il paese si trova all’interno della neonata Riserva Naturale del Monte Lesima. Un progetto regionale ancora in fase di sviluppo cercherà di creare un itinerario turistico che parta proprio da Rovaiolo Vecchio per una passeggiata fino alla vetta del Lesima, attraversando tutta la riserva pavese, particolarmente adatto ai turisti amanti del trekking e della natura incontaminata. Dove secondo il Dipartimento di Scienze della Terra e dell’Ambiente dell’Università di Pavia, volano oltre 150 specie di farfalle.

Naturalmente il villaggio dovrà essere al centro di una ristrutturazione conservativa, prima che la natura s’impossessi del tutto di questo museo rurale a cielo aperto.

Il comune di Brallo di Pregola si trova in quella zona dell’Appennino detta “delle quattro province”, punto d’incontro delle tradizioni liguri, lombarde, emiliane e piemontesi, ricco di memorie storiche, con scenari naturali d’incomparabile, selvatica bellezza.

Anticamente questa zona era abitata da popolazioni Celto-Liguri che diedero vita ai primi insediamenti. Una dimostrazione è data anche dal toponimo di Brallo, di origine celtica con il significato di “pascolo”, “alpeggio”, termine presente anche in diverse zone alpine o prealpine a indicare lo stesso spazio e uso.

Popolazioni che fornirono aiuti e guide ad Annibale, durante la seconda guerra Punica, tanto che un sentiero sui monti è proprio chiamato La strada di Annibale e la leggenda narra che gli eserciti cartaginesi fossero accampati a Pian dell’Armà, prima della battaglia del Trebbia.

In una cartina militare dell’esercito Romano relativa alla IX Regio e al tracciato della via Aemilia Scaura, viene segnalato l’abitato di Precele, l’attuale Pregola, che domina la Valle Staffora dall’alto dei sassi neri dai quali prende il nome; Prea Groa significa pietra corba, pietra nera.

Viene citato come Predalia, nel diploma di Ottone I del 972. Nello stesso periodo il territorio fa parte possedimenti dell’abbazia di San Colombano di Bobbio. Gli abati, ebbero il titolo di Conti già nell’ottocentoquarantaquattro dall’imperatore Lotario, esercitarono la giurisdizione feudale per secoli. Successivamente dopo il mille il feudo di Pregola passò, al vescovo di Bobbio.

Sulla rupe di Pregola sorse, durante il Medioevo, il castello dei Marchesi Malaspina, che governarono il territorio in nome degli Imperatori del Sacro Romano Impero, dalla caduta dei Longobardi fino alla Rivoluzione Francese.

Verso la fine del XVII secolo, l’antica fortezza venne distrutta a causa di un incendio, e al suo posto fu eretta l’attuale casaforte, che sorge nei prati ai limiti del borgo.

Il territorio era parte del marchesato dei Malaspina fin dalla concessione imperiale del 1164, nel cui diploma viene nominata Petra Groa, cioè l’attuale Pregola.

Nelle divisioni del marchesato arrivò al ramo dello Spino Secco, attestato in val Trebbia, e nelle ulteriori divisioni passò ai Marchesi di Pregola, il cui territorio, oltre all’attuale comune del Brallo, comprendeva tutto il versante sinistro della val Trebbia fino nell’attuale provincia di Genova.

Già dal XVII secolo il marchesato di Pregola fu oggetto di uno scontro violento tra l’Impero, che sosteneva che si trattasse di un feudo imperiale, e il Ducato di Milano, che lo considerava come gli altri feudi malaspiniani che i Visconti e gli Sforza avevano costretto alla sottomissione.

La disputa esplose quando l’Oltrepò passò ai Savoia, tanto che l’Impero inviò persino delle truppe di guarnigione per impedire che il marchesato fosse annesso al Piemonte, e i Savoia esercitarono ogni pressione sui marchesi.

La questione venne risolta con l’arrivo di Napoleone, quando tutti i feudi anche imperiali furono incamerati e il quartiere di Pregola divenne il Comune di Pregola.

Nel 1848, come parte della Provincia di Bobbio, passò dalla Liguria al Piemonte, nel 1859 entrò a far parte della provincia di Pavia e quindi della Lombardia, nel 1923 passò alla provincia di Piacenza e quindi all’Emilia Romagna e poi ritornò nel 1925 alla provincia di Pavia e alla Lombardia.

Successivamente si sviluppò il nuovo centro di Brallo, e il comune nel 1958 prese il nome di Brallo di Pregola che racchiude il nome dell’attuale e dell’antico capoluogo.

Per chi ama i silenzi magici della montagna, il verde dominante dei boschi e dei prati, il leggero fruscio delle foglie dei faggi secolari, l’odore della resina di pini e abeti, il fascino del castagneto, andare a funghi, oppure bere in una fonte limpida, ammirare il volo della poiana e il saltellare di uno scoiattolo, bagnarsi delle limpide acque di un fiume (Trebbia) prendere il sole sui suoi suggestivi anfratti, Brallo di Pergola e il posto giusto.

Il territorio è ricco di faggete e noccioli, pinete, castagneti, boschi di cerri, roveti, che si alternano a vaste zone prative di un verde intenso che in primavera ed estate si arricchiscono dei colori delle innumerevoli varietà di fiori.

Dalle vette più alte e dai crinali a volte rocciosi, dove nelle giornate limpide il panorama spazia fino alle Alpi, si scende ai torrenti e agli innumerevoli corsi d’acqua incontaminati.

Il Monte Lesima, 1.724 m, si trova al confine tra le province di Piacenza e Pavia, tra le valli dei torrenti Avagnone e Boreca, entrambi affluenti del fiume Trebbia ed è una delle vette più alte dell’Appennino Ligure.

I suoi imponenti fianchi erbosi si estendono in direzione nord-est dominando la valle del fiume Trebbia e poco sotto la sommità si trova di una postazione radar per uso aeronautico.

Ai ripidi pendii orientali e settentrionali si oppone il morbido pendio occidentale unito alla cresta che collega il Monte Lesima con lo spartiacque Staffora-Trebbia.

Il Monte Lesima si raggiunge dai sentieri che partono dalle località di Zerba in val Boreca, in provincia di Piacenza, o Rovaiolo Vecchio, provincia di Pavia, percorrendo a piedi la strada privata del radar che si collega alla carrozzabile passo del Giovà – passo del Brallo.

Molto suggestivo è il sentiero 101 che segue tutti i crinali fino alla vetta dalla quale si ha uno splendido panorama sulla sottostante val Trebbia, sulle vicine vette del gruppo del Monte Antola e dell’Aveto.

Verso nord nelle giornate limpide sono visibili l’Oltrepò Pavese, la Pianura Padana e le Alpi dal Monte Rosa al Bernina.

La leggenda dice che il toponimo Lesima risalga ai tempi di Annibale, quando il generale cartaginese, accampato con i suoi uomini nella valle del Trebbia, salì la cima del monte riportando una ferita alla mano, da cui lesa manus – Lesima.

I Castagni del Comune del Brallo di Pregola, in località Ponti, che si trovano in un bosco collocato in una piccola frana, sono esemplari unici per dimensioni e forme. Il primo ha una circonferenza di 580 cm, altezza di 10 metri, età stimata di 600 anni, tanto che le deformità del tronco hanno disegnato un’area dalle sembianze umane, mentre il secondo poco distante dal precedente ha una circonferenza di 950 cm, altezza di 15 metri, età stimata di 800-900 anni, è l’albero con la circonferenza più ampia di tutta la provincia di Pavia e anche il più antico.

Altri esemplari di notevoli dimensioni sono a Bralello lungo il sentiero dei Briganti, con dimensioni variabili tra i 500 e 800 cm di circonferenza, altezza fra i 14 e 22 metri, età stimata fra i 400 e 800 anni.

Someglio si trova a 768 metri di quota e la sua Chiesa, parrocchia di Colleri, risale ai secoli XII e XIII e pare che sia stata la Chiesa che serviva al culto di tutta la zona dell’alto Appennino Pavese vicino al comune di Pregola, una vera e propria Pieve per i sudditi dei Marchesi Malaspina che dominarono a lungo le valli dello Staffora e dell’Avagnone fino alla fine del feudalismo.

L’edificio si trova in un punto strategico della strada attraverso la quale transitava il commercio del sale e delle spezie che da Genova, per la Val Trebbia, portava a Milano, ed ebbe fin dall’inizio il proprio cimitero, un tempo attiguo alla Chiesa e diviso da essa dal portichetto di sinistra.

I muretti di cinta sono stati restaurati nel 1979, mentre l’oratorio è stato risistemato nel 1985.

Dal punto di vista artistico si vede che la parte esterna dell’edificio ha conservato il suo aspetto originario e ora anche la facciata è stata riportata in pietra a vista come il campanile romanico, di rara bellezza, coperto di lastre di pietra locale, come anche tutto l’edificio che riporta al tipico stile Malaspiniano.

L’interno è a unica navata e la pavimentazione è a sassi locali, mentre l’altare maggiore è in pietra, vi sono conservati anche due dipinti a olio raffiguranti San Fermo, venerato il 9 agosto, e i Santi Gervasio e Protasio con San Ambrogio.

Per raggiungere Rovaiolo da Milano, bisogna puntare su Voghera, seguire la Strada Provinciale 461 in direzione Varzi, poi la strada che porta a Brallo e quindi alla frazione di Rovaiolo Nuovo.

Pubblicato su: www.labissa.com

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