A Milano rinascono le Officine Caproni e diventano Gucci Hub

Una delle grandi novità dell’ultima settimana della moda milanese, conclusasi nei giorni scorsi, è stata l’inaugurazione del nuovo “Gucci-hub”, ovvero la nuova sede milanese della storica azienda del lusso.

Un’area che concentra per la prima volta tutti gli uffici di Milano del marchio, dagli showroom, allo spazio destinato alle sfilate e alle attività grafiche, all’interno di una location che oggi ospita oltre 250 persone.

Lo spazio inaugurato in questi giorni, si trova in via Mecenate al civico 79, ed è stato ricavato da una vecchia area industriale all’interno della ex-fabbrica aeronautica Caproni, edificata su parte del terreno che dal 1910 fu anche il primo aerodromo milanese di Taliedo, delimitato all’incirca dalle vie Mecenate, Bonfadini e Salomone. Sostituito poi dagli anni ’30 da quello di Linate, costruito alcune centinaia di metri più avanti.

Ai bordi del campo, lungo la via Mecenate, nel 1915 la “Società per lo Sviluppo dell’Aviazione in Italia” costruì lo stabilimento per la produzione degli aerei progettati dall’ing. Gianni Caproni, che nel 1917 rilevò l’azienda, nominandola “Aeronautica Caproni”. Dal 1915 al 1918 a Taliedo si produsse un ingente numero di biplani e triplani destinati a uso bellico ma non solo. Dopo una battuta d’arresto al termine del primo conflitto mondiale, dalla fine degli anni 20, la produzione civile e militare riprese a tutto regime. La fabbrica venne ampliata sino a estendersi dall’altro lato di via Mecenate, con un sottopasso che congiungeva le due parti dello stabilimento. Tra la fine degli anni 30 e gli inizi degli anni 40′ lo stabilimento si dotò di una nuova schiera di capannoni in parte affacciati su via Fantoli. Durante la Seconda Guerra Mondiale la società Aeroplani Caproni raggiunse il suo apice con 50.000 dipendenti.

La produzione della Caproni in via Mecenate, proseguì fino al 1949, quando l’azienda venne chiusa per bancarotta. Dagli inizi degli anni Cinquanta, questa aerea risultava in gran parte dismessa, solo in una piccola porzione aveva ospitato nel corso del tempo attività artigianali, laboratori e magazzini.

Agli inizi degli anni Duemila, Gucci scelse quest’area praticamente abbandonata, per farne la sede dei propri uffici affidando nel 2012 allo studio di architetti milanesi Piuarch, l’incarico di recuperare il patrimonio preesistente.

Piuarch, studio milanese da sempre è legato al mondo della moda: dal 1996 lavora con Dolce & Gabbana, per cui ha disegnato diversi store nel mondo, ha firmato tra gli altri anche la sede del gruppo Kering di Shanghai e il flagship-store di Givenchy a Seul.

Per il restyling dell’area Caproni-Taliedo, si parla di una spesa stimata, ma non confermata ufficialmente, attorno ai 150 milioni di euro, per lavori che sono durati tre anni a ritmo continuo e incessante.

Si è puntato subito alla massima sostenibilità, già in opera di costruzione con il 90% dei rifiuti prodotti in cantiere che sono stati riciclati.

A lavori ultimati oltre ad un sistema fotovoltaico per l’energia rinnovabile, sono stati piantumati alberi che crescendo creeranno un bosco fitto, una piazza alberata, oltre giardini diffusi e pareti verdi.

Grazie a un meticoloso processo di restauro della struttura originaria, senza stravolgerla nelle forme e nell’estetica, l’intervento ha portato a una valorizzazione dei corpi della fabbrica preesistente. Sono rimasti i tipici muri esterni in mattoni rossi, le forme tardo liberty, gli spazi e le volumetrie. E’ rimasta la copertura a shed, tipica degli hangar, chiaramente attualizzata ma “originale” nella sua funzione di gonfiare di luce naturale tutti gli ambienti. Ripristinato anche l’hangar principale dell’ex Caproni, che diventerà un po’ l’anima pulsante di tutta la struttura con i suoi 3.850 metri quadri, di cui 2000 destinati dal 2017 allo spazio per le sfilate.

Esternamente sono stati recuperati i grandi spazi, creando una piazza coperta, che si armonizza con il vetro e il nero dei metalli che compongono la torre da sei piani, circa 3.000 metri quadri di superficie in pianta, che rappresenta l’unico intervento ex novo sul complesso. Gli spazi destinati una volta alla produzione, sono stati riconvertiti in un ampio parcheggio sotterraneo che può contenere 300 auto.

Il design interno invece riflette la visione e l’estetica di Alessandro Michele, da gennaio 2015 direttore creativo di Gucci, che ha provveduto personalmente a scelte e dettagli, con attenzioni specifiche e su misura. Spesso per gli arredamenti e le decorazioni si è ricorso a pezzi unici, che non possono essere replicati o trovati altrove. Poltrone da teatro, vecchi piani di lavoro da bar, fino a schermi vintage.

L’importanza di questo nuovo “hub” e dell’investimento fatto, è data dal fatto che per la sua inaugurazione si sia mosso in persona François-Henri Pinault, il presidente del gruppo Kering cui fa capo il marchio Gucci. Un gruppo che opera nel retail-lusso che ha chiuso il 2015 con un fatturato di 11,584 miliardi di euro (in rialzo del +15,4% rispetto al 2014) e un margine operativo da attività ricorrenti di 1,65 miliardi di euro.

Una zona quella di Via Mecenate che sta trovando nuova vita, grazie anche a investimenti massicci di privati. Al civico 76,5 della stessa via Mecenate troviamo le “Officine del Volo”, primo progetto di recupero, iniziato oltre dieci anni fa, per opera dell’architetto Nicola Gisonda.

Un restauro di una porzione delle vecchie officine aeronautiche per circa 1500 mq, divise su più livelli, per tre sale ognuna con caratteristiche architettoniche e decorative proprie (la sala Monoplano, la sala Biplano e la sala Eliche) dotate di attrezzature tecnologiche e moderne. Un’area dove negli anni si sono girati diversi film, eventi moda, riprese di programmi e spot pubblicitari di valenza mondiale.

Al civico 77 è aperta già da qualche anno la galleria d’arte, M77 Gallery di Giuseppe Lezzi. Poco più avanti al numero 84 gli East Ends Studios dove anche qua si è provveduto a un recupero industriale che ha mantenuto soffitto a shed, mattoni rossi all’esterno con ampie vetrate con travi di acciaio e tubi colorati. Superficie di 22.000 mq con 15000 interamente coperti, divisi in sale multifunzionali che possono essere usate per diversi tipi di eventi.

Le sorti di tutto quello che viene recuperato a nuova vita in Via Mecenate, che rimane ancora una zona periferica di cerniera tra le varie zone di Milano, sono sempre legate alle infrastrutture che in parte ancora latitano e fermano lo sviluppo completo dell’area: si sono migliorati i collegamenti con il vicinissimo aeroporto di Linate e con la tangenziale est, grazie anche all’apertura del tracciato della BreBeMi e della TEM. Innegabile però come pesi il ritardo nella realizzazione della linea 4 della metropolitana, che da tracciato avrà una fermata a poche centinaia di metri da qui. Si parla di un progetto che, da programmi della giunta Moratti, avrebbe dovuto essere consegnato almeno in forma parziale per Expo 2015: e che ora dovrebbe concludersi si spera nel 2022.

Pubblicato su: www.labissa.com 

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